Una finestra sulla Caritas: i nostri interventi su Radio Dolce Vita

I vari servizi di assistenza per le persone bisognose e l’accoglienza di donne e minori. Su Radio Dolce Vita (FM 94,6 – https://www.radiodolcevita.it/), nel programma “La finestra su Ferrara”, sono intervenuti tre operatori della nostra Caritas diocesana: Michele Luciani, Coordinatore dei servizi per l’assistenza, ha riflettuto su chi sono i bisognosi oggi, le nuove povertà, i servizi del nostro Centro di via Brasavola (mensa, ambulatorio, centro di ascolto, guardaroba sociale), i progetti per l’autonomia dei bisognosi e le reti sociali da costruire.

Maria Teresa Stampi, operatrice sociale, e Marika Belmonte, Assistente sociale, hanno invece spiegato come avviene l’accoglienza di donne e minori a Casa Betania e nei diversi appartamenti in città.

Questi gli orari di programmazione dello spot Caritas su Radio Dolce Vita: dal 01 al 31 maggio con 6 passaggi: 08:10, 12:10, 13:10, 15:10, 18:10, 19:10.
Le interviste andranno in onda: giovedì 4 maggio alle ore 08:10 e replica domenica 7 alle ore 12:10; venerdì 26 maggio alle ore 08:10 e replica lunedì 29 alle ore 13:10.

Qui sotto potete ascoltare gli audio.

 

 

(Articolo aggiornato il 2 maggio 2023)

La carità è camminare insieme: i nostri nuovi progetti

I bisognosi non come “utenti” ma persone con cui condividere spazi e tempi di prossimità. Una maggior collaborazione tra i volontari Caritas Ferrara, e tra la stessa e altre associazioni solidali. Un progetto per gli studenti di UniFe. Suggestioni e proposte dopo il Convegno nazionale delle Caritas diocesane

“Agli incroci delle strade. Abitare il territorio, abitare le relazioni” è il titolo del 43° Convegno nazionale delle Caritas diocesane che ha riunito dal 17 al 20 aprile a Salerno 660 delegati da 173 Diocesi. Quattro giorni di testimonianze e interventi che hanno messo in evidenza la necessità di “abitare il territorio con creatività”, mettendo al centro la comunità, rendendo i poveri protagonisti dei processi decisionali. Non a caso, il sottotitolo dell’evento recitava così: “Camminare insieme sulla via degli ultimi, per cercare i lontani e invitare gli esclusi”.

Per la nostra Caritas diocesana hanno partecipato il Direttore Paolo Falaguasta e l’operatore Michele Luciani. È proprio quest’ultimo a raccontarci che cosa si “porta a casa” di quest’intensa esperienza.

 

UNIVERSALE E LOCALE: IDEE CALATE NELLA REALTÀ

«Ritrovarsi assieme a Salerno fra delegati Caritas da tutta Italia, oltre che un piacevole momento di incontro, rappresenta uno stile, un metodo di lavoro, un modello organizzativo per costruire comunità intorno ai servizi per le persone bisognose», ci spiega Luciani.

Per questo, «se le Caritas parrocchiali trovano nella loro Caritas diocesana un luogo permanente di confronto e discernimento, allo stesso modo le Caritas diocesane trovano nella propria Caritas regionale un punto di riferimento per il confronto e la formazione permanente». Come Caritas Ferrara, a livello regionale siamo parte di diversi tavoli fra i tanti (Immigrazione, Servizio civile e proposte educative per i giovani, Centri di ascolto, Osservazione povertà, oltre a partecipare al Gruppo di lavoro dei Direttori diocesani). Da questi tavoli, ogni Regione esprime propri delegati regionali per analoghi tavoli nazionali di Caritas Italiana.

«Questo metodo di lavoro è importante in un duplice senso», prosegue Luciani: da una parte, universale (la carità come tema generale, la promozione e l’educazione della solidarietà), «che fa convergere in una lettura integrata»; dall’altra parte, nel senso di tradurre questi valori (carità, solidarietà, fratellanza) in esperienze particolari, locali, «mostrando come questi siano concetti non astratti ma calati nella realtà», nelle singole esperienze territoriali.

 

SPAZI E TEMPI CONDIVISI: IL PROTAGONISMO DEI POVERI

«La politica è la forma più alta di carità», diceva papa Pio XI, concetto poi ripreso dai successivi pontefici. E in questo solco sono state diverse le suggestioni dal Convegno salernitano, in particolare nell’intervento di Giovanni Laino, docente all’Università Federico II di Napoli.

«Le strade della carità – riflette ancora Luciani – non sono fatte per viaggi solitari, ma sono luoghi di incontro e di relazione. La carità si fa quindi politica quando i servizi di carità per la comunità diventano servizi della comunità. Il nostro caro don Paolo Valenti a noi giovani obiettori di coscienza diceva che l’obiettivo ultimo della Caritas è quello di scomparire», perché diventata “inutile”. «È una provocazione attuale, non ancora adeguatamente recepita», prosegue Luciani. «Significa che la Caritas dovrebbe scomparire nella comunità, coinvolgendola a fondo e lasciandosi coinvolgere dalla stessa, non solo nella gestione dei servizi ma anche nella lettura dei bisogni, nel discernimento e nelle decisioni prese insieme, poveri inclusi». Poveri che, quanto i ricchi, sono a pieno titolo «soci della società».

Andare verso le periferie, per Luciani, significa dunque «decentrarsi, accettando le incognite del cammino: per far questo bisogna avere coraggio, bisogna sapersi prendere dei rischi». Senza questo coraggio non si potrà dar vita a una «carità che valorizzi il protagonismo dei poveri». Non si tratta però di creare nuove forme di delega: «ciò si attua soprattutto nelle relazioni di prossimità, non solo nelle lotte di emancipazione. Lo spirito della Caritas non è “rivoluzionario” ma autenticamente uno spirito di servizio che si esprime umilmente, per creare spazi e tempi quotidiani condivisi, promiscui», superando polarità tra chi comanda e chi è comandato. Nel Vangelo Gesù diceva ai discepoli: «vi ho chiamato amici» (Gv 15,12-17). «Ogni giorno – riprende Luciani – possiamo condividere questa amicizia, abitando assieme quegli incroci con coraggio, condividendo la gioia. La mia stessa esperienza ventennale in Caritas è ricchissima di questi incontri, di umanità, tanto che io stesso rischio di non accorgermene più, in una sorta di iperimmersione nel mio servizio, quindi di assuefazione che a volte non mi fa più vedere la bellezza, la speranza, la gioia, la salvezza che l’incontro con gli altri porta. A volte abbiamo bisogno di quel sacrosanto silenzio per dire e ridire dentro di noi: “Signore, quando passi non scordarti di fermarti a casa mia”».

I delegati dell'Emilia-Romagna presenti al recente Convegno di Salerno

I delegati dell’Emilia-Romagna presenti al recente Convegno di Salerno

 

TRE PROPOSTE DALLA NOSTRA CARITAS: GRUPPO DI VOLONTARI, COLLABORAZIONE CON VIALE K, PROGETTO PER I GIOVANI UNIVERSITARI

Gioia e coraggio come essenza di uno stile evangelico sempre da riscoprire. Gioia e non ansia: piccoli gesti da compiere, non obiettivi stratosferici. Un lavoro rinnovato che, è sempre importante sottolinearlo, non può non prescindere dall’ importanza di «comunicare meglio ciò che facciamo e i segni di speranza che ogni giorno raccogliamo nell’incontro con le persone del nostro servizio». Da qui anche l’uso maggiore del nostro sito web (https://www.caritasfe.it/), dei nostri social (https://www.facebook.com/caritasferrara/https://www.instagram.com/caritas_ferrara/) e la ricerca di linguaggi più semplici e immediati.

Per questo, ci spiega Luciani, la nostra Caritas diocesana propone tre progetti “arditi” di condivisione, con uno sguardo nuovo sui servizi di carità.

1. Il gruppo di coordinamento dei volontari Caritas. C’è bisogno di un maggiore coinvolgimento dei volontari di Caritas Ferrara anche nel monitoraggio delle attività, nella lettura dei bisogni e nella programmazione: per questo, come Caritas Ferrara «vogliamo costituire un gruppo di rappresentanza dei gruppi di volontari della nostra Caritas impegnati nei vari servizi (mensa, accoglienza ecc.)». Un gruppo formato da un rappresentante di ogni gruppo di volontari per i vari servizi, che si ritrovi almeno una volta al mese per mettere insieme le varie esperienze. «Anche questo significa decentrarsi, seguendo percorsi non pensati dal Direttore o dagli operatori ma in modo partecipato». In pieno stile sinodale, potremmo dire.

2. Collaborazione con Viale K per i senza fissa dimora. «Stiamo lavorando – prosegue Luciani – a un progetto pensato per le persone senza fissa dimora (guardaroba, lavanderia, servizio docce) assieme all’Associazione Viale K. «Un servizio che sarà presente negli ambienti dell’ex parrocchia di San Giacomo all’Arginone», coordinato da un gruppo di volontari che, solo dopo essersi formato, imposterà nel dettaglio il servizio, agendo così “dal basso”.

3. L’Anno di Volontariato Sociale per studenti di UniFe. Dopo la conclusione dell’esperienza del Sevizio Civile nella nostra Caritas diocesana, «abbiamo pensato di elaborare proposte nuove, meno artificiose, che incontrino di più la realtà. Facciamo, quindi, ai giovani universitari una proposta di impegno, che tenga anche conto della flessibilità di orari di cui hanno bisogno». È l’Anno di Volontariato Sociale: la possibilità di un’esperienza in Caritas in cambio di una borsa di studio. Un progetto portato avanti da Caritas Ferrara in collaborazione con l’Ufficio diocesano per la Pastorale Giovanile e con la Migrantes diocesana. Ne riparleremo meglio a breve.

Sospeso e felice: storia di uno studente in Caritas

L’esperienza nel nostro Centro di via Brasavola in seguito alla sospensione da scuola

Sfruttare una “punizione” per fare un’esperienza nuova, importante, che cambia lo sguardo su una realtà fino ad allora poco conosciuta.
È ciò che sta vivendo Giovanni (nome di fantasia), studente dell’ITI “Copernico-Carpeggiani”, che ha accettato di trascorrere una settimana nel Centro Caritas di via Brasavola in seguito alla sospensione da scuola.
Da mercoledì 12 aprile a venerdì 21 il ragazzo presta servizio ogni mattina dalle 9 alle 14. «È stata una scelta mia», ci spiega. «L’alternativa sarebbe stata di trascorrere una settimana a casa. Non ho avuto dubbi nello scegliere, invece, di impegnare le mie mattinate facendo qualcosa. E riesco a essere più tranquillo se mi danno qualcosa da fare, piuttosto che stare solo seduto a un banco».
Principalmente, Giovanni prepara insieme agli altri volontari i pacchi per la spesa. Aiuta quindi Nabil a scaricare il furgoncino che arriva con i beni alimentari e poi prepara i cartoni da buttare. Per il resto, aiuta dove c’è più bisogno. «Il primo giorno sono stato anche in mensa, pulendo e igienizzando i vassoi usati e riportandoli in cucina. Ho pulito anche i pavimenti e il bagno».
Come accennato, la Caritas per lui è stata sostanzialmente una scoperta: «prima di iniziare qui, sapevo più o meno cosa fosse, a volte ero venuto con mia madre a portare dei vestiti usati. Ma solo prestando servizio, ho scoperto che la Caritas è molto più della raccolta dell’abbigliamento…».
Un’esperienza interessante, dunque, la sua, tanto da volerla ripetere: «quest’estate, prima di andare al mare, vorrei tornare qui almeno una settimana a fare il volontario».

Studenti bisognosi, Caritas Ferrara li sostiene

Fino al 30 aprile è possibile votare on line il progetto “La Caritas ti promuove” per aiutare universitari in difficoltà

Il progetto “La Caritas ti promuove” è stato selezionato da Cattolica Assicurazione tra i cento finalisti del bando “Una mano a chi sostiene”. Dal 1 al 30 aprile è possibile votare on line i  progetti selezionati. I 25 progetti più votati riceveranno un contributo di 20.000 euro.

Il progetto

Il progetto si rivolge a giovani di età compresa tra 18 e 25 anni, che hanno conseguito il diploma di scuola superiore e non possono intraprendere o proseguire gli studi universitari a causa della loro svantaggiata condizione socio-economica. L’obiettivo specifico è quello di offrire ai giovani meno abbienti la possibilità di accedere all’Università e giungere alla laurea, fornendo loro i mezzi per mantenersi e dedicarsi prioritariamente agli studi.

“La Caritas ti promuove” prevede l’alloggio gratuito presso un appartamento messo a disposizione dalla Caritas diocesana, l’assegnazione di una borsa di studio annuale per il pagamento delle tasse universitarie e l’acquisto dei libri; l’affiancamento di un tutor per la programmazione e il monitoraggio del percorso di studi.

Ai giovani si propone inoltre un’esperienza di impegno e partecipazione sociale attraverso il loro coinvolgimento nelle attività di volontariato promosse dalla Caritas per l’assistenza a persone e famiglie indigenti del territorio. L’integrazione tra misure di sostegno allo studio e proposta di impegno nel volontariato contrasta la tendenza all’isolamento cui sono esposti i giovani con minori possibilità economiche, e dunque anche minori opportunità di partecipazione alla vita sociale; valorizza il loro protagonismo, in una logica di collaborazione reciproca; offre ai giovani un’occasione di discernimento, affinché possano guardare con più chiarezza alle proprie aspirazioni e attribuire valore al proprio impegno, per sé e per gli altri.

Per votare:

1. Accedi al link  https://cattolica.unamanoachisostiene.it/progetto/amici-della-caritas-di-ferrara-comacchio/

2. Inserisci nome cognome e indirizzo e-mail, poi clicca il tasto vota.

3. Riceverai via mail una richiesta di conferma del voto: conferma il tuo voto tramite il link contenuto nella mail.

Famiglia ucraina a Ferrara, ospite di Caritas (dicembre 2022)

Sognare la speranza: Iryna, Yurii e i loro figli in fuga dall’Ucraina

Abbiamo incontrato i due coniugi scappati dal Paese in guerra e ospitati dalla Caritas di Ferrara. Il racconto di Yurii sui suoi mesi al fronte e il tentativo di ricostruire una normalità

Piovono i missili russi sulle vite di Iryna, Yurii e dei loro tre figli. Ancora rimbombano nei loro ricordi nonostante la lontananza. Il pianto e lo smarrimento riaffiorano. La loro terra è lontana e ancora intrisa di sangue.

Oltre un anno fa, a fine febbraio, Iryna è stata la prima tra i profughi arrivati a Ferrara ad essere accolta dalla nostra Caritas assieme ai tre figli Bohdan (14 anni), Diana (10) e Vitalii (8). Il marito Yurii, invece, ha scelto di rimanere nel loro Paese, per difenderlo. Solo lo scorso dicembre ha raggiunto moglie e figli nella nostra città.

La donna e i tre bambini hanno vissuto prima in un appartamento in zona Arianuova, poi, una volta partito il Progetto Emergenza Ucraina, all’Arginone negli ambienti dell’ex parrocchia. Ora tutti e quattro risiedono in un altro appartamento. Fino a giugno scorso, i tre figli seguivano on line le lezioni, collegandosi con compagni e insegnanti della loro scuola di Ivano-Frankivs’k, nell’ovest del Paese, dove la famiglia viveva serenamente fino all’inferno scatenato dal regime putiniano. Da aprile 2022, la Smiling International School di Ferrara ha proposto di accogliere gratuitamente i due più piccoli, per permettere loro di proseguire gli studi. La scorsa estate tutti e tre hanno frequentato il campo estivo della parrocchia di San Benedetto. Anche i loro genitori necessitano di studiare per imparare l’italiano: frequentano, infatti, sia i corsi al CPIA sia quelli della nostra Caritas a Casa Betania. Iryna ha svolto un tirocinio di 6 mesi nella Scuola d’infanzia paritaria “G.S. Barbieri“ in zona San Giorgio (era insegnante anche in Ucraina), mentre Yurii ora lavora come operaio nell’azienda Salvi, nonostante nel suo Paese fosse Direttore del Centro Servizi Amministrativo di un ente pubblico.

 

In fuga dalle bombe

I primi giorni dell’invasione russa, in quel terribile febbraio 2022, un missile cade a pochi km dalla loro casa. «Abitavamo vicino all’aeroporto – ci spiegano Iryna e Yurii -, e i russi già bombardavano obiettivi civili». All’inizio Iryna non vuole partire. Ma i pericoli sono troppi: il 26 febbraio lascia l’Ucraina assieme ai propri figli e a sua cognata. È Yurii ad accompagnarli al confine: un viaggio lungo ed estenuante verso il confine con l’Ungheria, per una famiglia che fino a poche ore prima viveva una normale esistenza nella propria città. Ora, invece, ha davanti a sé decine di km macchine in coda per scappare. «Per attraversare 800 metri di confine, abbiamo dovuto aspettare 8 ore, dalle 4 del mattino a mezzogiorno». A quel punto, alcuni amici della cognata che abitano a Ferrara vanno a prenderli al confine e li portano qui, al sicuro.

Yurii, invece, rimane e per difendere la propria patria si presenta a un centro di reclutamento come volontario, non aspettando nemmeno la chiamata dall’esercito. È l’8 marzo. Quattro giorni dopo, assieme ad altri viene portato a Borodjanka nell’oblast’ di Kiev. A quei tempi, il fronte più caldo della guerra.

Yuri e Irina nel Centro Caritas di Ferrara

Yuri e Irina nel Centro Caritas di Ferrara

 

Resistere a Borodjanka (e quella croce su Telegram)

Borodjanka, a circa 50 chilometri da Kiev, è una delle prime città a essere catturate dalle colonne russe in avanzata verso la capitale. Gli invasori la radono al suolo e compiono ogni orrore: vengono trovate anche fosse comuni con corpi di civili. I russi sparano a bruciapelo contro le auto di chi scappa, come testimoniano le carcasse abbandonate e poi schiacciate dai carri armati. Qui, in questo inferno, Yurii le prime tre settimane le passa in trincea o ospite nelle case, quel che offre la Provvidenza. In pochi giorni vede arrivare i mezzi militari russi, a quel tempo ancora molti di più rispetto a quelli di cui gli ucraini potevano disporre prima dell’invio di aiuti da altri Paesi. Da metà marzo a fine aprile 2022, per Yurii è «un periodo particolarmente duro e difficile». Ma all’inizio, tiene nascosto alla moglie e ai figli che sta combattendo, per non farli impensierire. “Ci fanno esercitare”, dice a Irina. E poco dopo: “non ci sarà connessione nei prossimi giorni…”. Ma un giorno un comandante lo riconosce, gli scatta una foto e la fa avere a Iryna. In quel momento lei capisce che è sul fronte. Dopo qualche giorno riescono a telefonarsi. Nel frattempo, loro due assieme ad altri uomini sul fronte e alle loro mogli si tengono in contatto in un gruppo su Telegram. Le donne, ogni giorno, attendono di vedere comparire il simbolo della croce: è il segno che non ci sono stati morti.

 

Nel Donbass: il missile, il ricovero

A maggio, Yurii viene spostato assieme ad altri nel Donbass: prima a Severo-Donetsk, poi a Bakhmut e Lisichansk. Un giorno, un missile esplode a 4 metri da lui: non viene sobbalzato perché disteso, ma l’esplosione gli provoca comunque un grave stato confusionale. «Soprattutto in quel periodo, il lancio di missili russi era imponente, continuo. Bombardavano anche per un giorno di fila», ci racconta. A giugno Yurii viene congedato per le conseguenze dell’esplosione, e ricoverato per due settimane nel vicino ospedale di Družkivka. Poi torna al fronte, ma dopo altre tre settimane viene congedato: ha problemi di cuore e le conseguenze psicologiche di quei mesi al fronte si fanno sentire. Da giugno a dicembre è spostato in un settore amministrativo-burocratico dell’esercito. «Non posso, però, dire in che zona, per motivi di sicurezza».

 

Sognare che l’orrore abbia fine

Poi a dicembre Yurii viene congedato e decide di raggiungere la famiglia a Ferrara. Il 1° ottobre, infatti, era entrata in vigore la legge che permetteva il licenziamento dei soldati con tre o più figli minorenni. Iryna non ha detto ai tre bambini che il padre gli avrebbe raggiunti, anche per paura che ci potesse essere qualche problema ai confini. Yurii arriva nella nostra città in una fredda mattina di dicembre: sono le 5, i figli, ancora assonnati – ci racconta Iryna -, «nel vederlo all’improvviso erano talmente sconvolti che per alcuni istanti non riuscirono nemmeno a gridare di gioia: pensavano fosse un sogno».

«Ora siamo più sereni», ci dicono i due. Il pensiero di tornare nella propria terra è ancora lontano, il frastuono delle bombe non cessa. «Chi vivrà, vedrà», dice, con realismo, Yurii. Con realismo e una nota di speranza, meno rumorosa dei missili ma molto più tenace.

Caritas alla ricerca di una/o psicologa/o

L’APS “Amici della Caritas di Ferrara-Comacchio” è alla ricerca di una/o psicologa/o da impiegare a tempo pieno all’interno dei CAS-Centri di Accoglienza Straordinaria che ospitano donne e minori nelle sedi di Ferrara. La risorsa si occuperà della conduzione di colloqui con le singole beneficiarie o con il nucleo familiare in base alle esigenze.

Requisito fondamentale: comprovata conoscenza della lingua francese.

Inviare candidature attraverso il portale “INDEED”: https://it.indeed.com/viewjob?from=appshareios&jk=8b08a07b0865e9cc o direttamente all’indirizzo email caritasfe@libero.it

«Qui è una grande famiglia»: Carlo, “padre” di Casa Betania

Abbiamo incontrato Carlo Serico, giovane operatore dell’accoglienza nella nostra Caritas di Ferrara. Un punto di riferimento per i tanti bambini di Casa Betania

Fristelle, ivoriana, 25 anni, fin da subito ha dimostrato grandi capacità di apprendimento della nostra lingua. Col suo sguardo innamorato non perde mai di vista Timo, diminutivo di Timael, il suo piccolo di appena 7 mesi. Sono l’immagine plastica della voglia di riscatto delle donne accolte dalla nostra Caritas. Un passato difficile, di cui si fatica anche a parlare, e un presente fatto anche di sorrisi, di riconoscenza, di amicizie che nascono – magari con donne ucraine – nel contesto di Casa Betania

Timo e Fristelle ci accolgono mentre incontriamo un altro operatore dell’accoglienza della nostra Caritas, Carlo Serico.

 

INSTANCABILE TUTTOFARE

Venticinque anni, originario di Copparo, diplomato al Dosso Dossi indirizzo Architettura (è anche un bravo disegnatore), Carlo nel 2019 decide di svolgere il Servizio Civile in Caritas. «Consegnai la domanda l’ultimo giorno, perché non ne ero convinto, avendo anche alcuni pregiudizi, Pur desiderando di fare esperienza in un ente che aiutasse le persone in difficoltà. Col tempo, il mio punto di vista è cambiato radicalmente». Un cambiamento così importante che nel 2020, anno in cui è stato assunto, lo ha convinto anche di accettare la proposta di risiedere a Casa Betania, in un appartamento autonomo, svolgendo così anche il servizio di guardiania.

Iscritto al primo anno di Scienze Motorie, corso che frequenta on line, Carlo è davvero un tuttofare: «durante il Servizio Civile facevo gli accompagnamenti in ospedale, per il rinnovo della tessera sanitaria, e le lezioni di italiano a domicilio negli appartamenti delle ragazze. Da quando sono stato assunto, invece, ogni mattina, da lunedì a venerdì, assieme a Kateryna (leggi qui, ndr) facciamo il giro degli appartamenti» Caritas in città dove vivono donne e minori accolti: qui fanno il controllo pulizia, eventuali manutenzioni, si accertano che non ci siano problemi di convivenza. «Anche qui a Casa Betania, quando c’è un problema qualsiasi me ne occupo io, oltre ad occuparmi della documentazione degli appartamenti dedicati all’accoglienza e alle giacenze di Casa Betania».

 

IL PADRE DI TUTTI

Tutti i minori accolti dalla Caritas, il padre o non l’hanno più o non l’hanno mai conosciuto oppure vive lontano. Manca loro, ciò, la figura maschile fondamentale per la loro crescita. Non un aspetto secondario, quindi.

Di fatto, l’unica figura maschile sempre presente lì è Carlo. «Anche per questo si legano molto a me. Mi sento un po’ il padre di tutti». E si vede. Parlare con Carlo significa essere interrotti all’incirca ogni 5 minuti…: due bimbe nigeriane gli saltano in braccio, portandoli un “juice” (un succo di frutta), Andriy, bimbo ucraino, dice con un sorriso furbo: “Serico è bravo…”.

«È un’esperienza che mi ha arricchito e continua ad arricchirmi tanto», ci spiega ancora Carlo. «Ci tengo tanto a questi bambini: Casa Betania la vivo come fosse davvero una comunità, una grande famiglia. È chiaro che si tratta del mio lavoro, ma il lato umano non viene mai meno». Ma c’è anche un lato doloroso: «intuisci cosa possono aver sofferto: ad esempio, mi colpisce come i bimbi ivoriani all’inizio abbiano paura anche del termometro. E poi so che i bambini prima o poi se ne andranno da qui». Ma ci si abitua, e comunque le emozioni positive sono quelle dominanti».

 

UNA VITA “NORMALE”

Carlo cerca di inventarsi qualsiasi cosa per ricostruire una qualche normalità per queste donne e questi bambini carichi di sofferenza, di traumi.

Due settimane fa, ad esempio, aiutato da alcuni ragazzini ucraini, ha realizzato l’angolo giochi nell’ampio corridoio al piano terra. Piccole ma importanti trasformazioni sono avvenute qui: un nuovo tavolo per la scuola, alcuni banchetti dove i bambini possono disegnare, una libreria dedicata a loro.

Negli ultimi mesi, i bimbi ucraini (attualmente sono 8, fra cui due femmine, quasi tutti di 10-13 anni d’età) li ha coinvolti in alcuni piccoli lavoretti, per tenerli occupati, per insegnarli a impratichirsi e per coinvolgerli in qualcosa di creativo: oltre all’angolo giochi, insieme hanno realizzato due portachiavi, uno dei due con la bandiera ucraina, e hanno riallestito il gazebo al centro del chiostro, prima utilizzato per le persone in attesa del vaccino anti Covid, facendolo diventare la loro “casetta”. «E a volte la sera gioca a carte con loro o con le loro madri, o con la bella stagione giochiamo a pallone o a nascondino nel chiostro».

Quando c’è l’occasione, non mancano nemmeno piccole uscite a Parco Pareschi, sulle Mura, o ad eventi particolari, come l’anno scorso al Mercato Europeo. Ma lo sguardo non è rivolto solo al presente ma anche al futuro, con alcune idee rivolte ai bambini, alla loro cura e integrazione, e alle scuole.

Insomma, si tratta di un’esperienza difficile, complessa ma molto bella di convivenza interculturale. Un’esperienza che non può non segnarti nel profondo. Soprattutto se, come Carlo, sei sempre in prima linea.

L’angolo giochi

La “casetta” dei bimbi ucraini

La libreria per i bambini

I due portachiavi realizzati da Carlo assieme ai bambini

I due portachiavi realizzati da Carlo assieme ai bambini

Cercasi uova di Pasqua per i bimbi: chi vuole donarle?

Iniziativa solidale per i bimbi accolti nelle nostre strutture

Si avvicina la Pasqua, che per i bambini di ogni latitudine significa, anche, gustose uova di cioccolato…

Per questo, come Caritas Ferrara vi chiediamo di donarci uova (di ogni gusto e dimensione!)  da regalare ai 50 bambini che ospitiamo a Casa Betania e nelle altre strutture di accoglienza in città.

Un piccolo gesto, ma che può regalare un sorriso (e una bella scorpacciata…) ai nostri piccoli.

Le uova verranno loro consegnate durante la festa prevista in prossimità di Pasqua.

Per questo, se interessati, vi chiediamo di portarcele nel nostro Centro di via Brasavola, 19 entro giovedì 6 aprile. Le consegne si possono fare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 17.

 

Contatti

Telefono:  388-9706494

Mail: info@caritasfe.it

 

 

Comunità accoglienti danno risposte efficaci

Caritas Italiana al Forum Umanitario Europeo e alla 52ma sessione del Consiglio Diritti Umani ONU

Caritas Italiana ha partecipato insieme ad altre Caritas europee al secondo Forum Umanitario Europeo che si è svolto a Bruxelles il 20 e 21 marzo 2023, organizzato dalla Direzione Generale per gli aiuti umanitari e la protezione civile dell’Unione Europea e dalla presidenza del Consiglio Europeo. L’evento è stato un’occasione preziosa per confrontarsi sui temi complessi a cui si è chiamati a rispondere in maniera congiunta alla luce del moltiplicarsi delle crisi umanitarie in tutto il mondo e dell’aumento del divario tra il crescere dei bisogni e dei finanziamenti disponibili. Le sfide legate alla capacità di accedere alle popolazioni e comunità più colpite da disastri naturali e conflitti sono state al centro del dibattito, così come le necessarie riflessioni suscitate dall’aumentare – in quantità e durata – delle crisi che si protraggono nel tempo e di quelle dovute ai cambiamenti climatici, per le quali va sviluppata una maggiore capacità di prevenzione, adattamento, e reazione.

Al centro del dibattito le sfide portate dalle crisi umanitarie e climatiche

Particolarmente significativa è stata la partecipazione di Caritas Venezuela, chiamata a testimoniare la propria esperienza di comunità viva, parte di un territorio che dal 2015 vive in situazione di emergenza, dove i bisogni umanitari coinvolgono più di una persona su due e dove solo nel 2019 la comunità internazionale si è attivata in maniera sostanziale. Prima di questo intervento sono state le comunità e le associazioni locali, come Caritas, che si sono fatte carico di rispondere al meglio, attivando reti di solidarietà vicine e lontane, potendo fare affidamento sulle proprie energie, competenze, conoscenza del territorio e della cultura locale, facendo il possibile ma anche l’impossibile, se si considera che gli stessi soccorritori sono, in questo caso, vittime essi stessi.

I “corridoi umanitari” una risposta sicura e legale al fenomeno delle migrazioni

La centralità delle comunità, in questo caso delle comunità che accolgono, è stato un tema chiave anche dell’intervento di Caritas Italiana a Ginevra il 22 marzo, nell’ambito della 52ma sessione del Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite, dove abbiamo potuto raccontare l’esperienza dei corridoi umanitari, dei corridori universitari, e del neonato progetto per l’inserimento lavorativo dei rifugiati, di cui Caritas e le comunità di accoglienza lavoreranno insieme per il processo di integrazione. L’esempio dei “corridoi”, per quanto ancora molto limitato nei numeri, è considerato come un esempio virtuoso per potenziare in maniera significativa le vie legali e sicure di accesso in Europa di migranti e richiedenti asilo, fino ad ora uno dei più concreti per combattere traffici illeciti e criminali.

“I corridoi umanitari – lo si ribadisce anche nel comunicato finale della sessione 20-22-marzo del Consiglio Episcopale Permanente – rappresentano al contempo un meccanismo di solidarietà internazionale e un potente strumento di politica migratoria”. I Vescovi italiani ribadiscono che “il diritto alla vita va sempre tutelato e che il salvataggio in mare costituisce un obbligo per ogni Stato”, e ricordano “quanto sia strategica per il bene comune un’accoglienza dignitosa che abbia nella protezione, nell’integrazione e nella promozione i suoi cardini”.
“Accogliere, proteggere, promuovere ed integrare” sono le parole chiave di papa Francesco, che ribadisce quanto il fenomeno della migrazione sia una ferita aperta, a cui rispondere in maniera strutturale, piuttosto che emergenziale.

Sia che si tratti di emergenza, di emergenza prolungata o di fenomeno strutturale, qualsiasi risposta non può prescindere dal coinvolgimento delle comunità e dei territori, a cui devono essere forniti i mezzi per potersi rendere reali protagonisti di riscatto e portatori di pace e dignità.

Silvia Sinibaldi

(da https://www.caritas.it/)

Corridoi umanitari: l’impegno della Chiesa in Italia

Una forma di intervento che è molto più di un modo sicuro e dignitoso per fuggire da situazioni di pericolo

La Chiesa in Italia, che da anni si è impegnata direttamente attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, ha visto da subito nei corridoi umanitari uno strumento efficace di animazione delle comunità e un modo intelligente di far collaborare tra loro entità diverse per ruolo e responsabilità, dalle Istituzioni governative alle Chiese sorelle (la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia con la Tavola valdese), fino ad organizzazioni come la Comunità di Sant’Egidio.

Il primo protocollo risale al 2017. Da allora ne sono stati firmati quattro: due sono conclusi; il terzo è in fase di esecuzione e il quarto in avvio. L’ultimo gruppo in ordine di tempo è arrivato a Roma, il 23 febbraio scorso: 97 afgani rifugiati in Pakistan, 45 dei quali sono stati accolti, attraverso il progetto proposto dalla Caritas, in sette diocesi italiane.


Dall’inizio del programma dei Corridoi umanitari ad oggi sono state accolte dalla Chiesa in Italia 1.146 persone (di cui 400 minori) provenienti prevalentemente da Eritrea, Somalia, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Sudan, Siria, Iraq, Afghanistan, Yemen.


Si tratta di donne, uomini e bambini in situazioni di pericolo, spesso in fuga da molti anni, rifugiatisi nei campi profughi dei Paesi limitrofi, in Etiopia, Giordania, Niger, Turchia e Pakistan. Sono persone nella stessa condizione di quelle che, nella disperazione, non vedendo altre alternative, si mettono nelle mani dei trafficanti e tentano la traversata del Mediterraneo o altre rotte altrettanto pericolose.

Per un decimo sono donne con bambini; quasi un terzo ha subito tortura; altrettanti sono vittime di persecuzione; uno su dieci è un malato grave o disabile. Poco meno della metà presenta, a causa di storie drammatiche, fragilità psicologiche. Sono queste le sorelle e i fratelli a cui hanno aperto le porte, in questi anni, 62 diocesi italiane.

“Ero straniero e mi avete accolto”: su questo si misura la verità del messaggio annunciato. Non si tratta solamente di dare una casa e un futuro ai rifugiati, ma di mettere alla prova la propria capacità di accoglienza. Ogni comunità che ha accolto e accoglie una persona o una famiglia è stata preparata dalla sua Diocesi e da Caritas Italiana. Si è favorita la conoscenza, si sono promosse, già prima dell’arrivo dei migranti, le relazioni fra le comunità accoglienti e gli accolti. Sono nate esperienze che hanno lasciato un segno nei singoli e aiutato le comunità a crescere e a essere lievito sui territori.

Molto di tutto ciò avviene, deve avvenire, con discrezione. A volte nel silenzio. E tuttavia alcuni numeri non possono essere taciuti. Il 99% delle persone accolte ottiene lo status di rifugiato. L’80% ha già concluso positivamente il suo percorso di integrazione, anche grazie alle centomila ore di lingua italiana impartite, all’impegno di 120 operatori Caritas e al supporto di 400 famiglie “tutor”.

Numeri più piccoli, ma molto significativi per i loro effetti, anche quelli dei Corridoi universitari, che hanno come scopo di garantire a giovani studenti rifugiati (provenienti da Paesi come Etiopia, Eritrea, Somalia, Sud Sudan, Nigeria, Niger, Camerun, Zimbabwe, Mozambico, Sudafrica, Malawi e Zambia) un percorso di ingresso regolare e sicuro per proseguire gli studi accademici in Italia e inserirsi nella vita accademica e nel tessuto sociale locale. Gli studenti rifugiati arrivati in Italia nel corso delle quattro edizioni, dal 2019, sono 140, supportati o accolti in 32 Diocesi. Partner nazionali di Caritas Italiana per questa iniziativa sono il Ministero degli Esteri, l’UNHCR, numerose Università italiane, la Diaconia Valdese, Gandhi Charity e Centro Astalli.


Differenziare i canali di ingresso permette di offrire possibilità diversificate in considerazione delle persone che si incontrano in Paesi terzi, valorizzando al meglio le potenzialità di ciascuno e sostenendone le vulnerabilità.


Avere come unica possibilità di accesso il canale umanitario significa talvolta costringere le persone a “dimostrarsi vulnerabili” per potervi accedere, mentre offrire varie possibilità può permettere di dare valore a tutte le qualità della persona, senza tralasciare in ogni caso una presa in carico delle fragilità e il bisogno di protezione.

Ugualmente importante sarebbe pertanto cominciare ad avviare anche Corridoi per motivi di lavoro, individuando i beneficiari con bisogno di protezione internazionale in Paesi di primo asilo e permettendo loro di accedere legalmente per lavorare in Italia.

In queste esperienze di accoglienza e di alternativa legale e sicura ai viaggi della morte, gli elementi al centro dell’attenzione sono dunque sia la persona che arriva che la comunità, in senso ampio, che la accoglie. La positiva interazione fra di essi contagia, sviluppa un circolo virtuoso nel quale tutte le parti coinvolte sperimentano il beneficio del loro impegno, l’esito generativo della loro esperienza.

(Fonte: https://www.caritas.it/)