Un’altra difesa è possibile: una firma per promuovere la pace

Una proposta di legge di iniziativa popolare invita a riflettere su forme di difesa civile, non armata e nonviolenta. Anche a Ferrara è possibile contribuire diffondendo l’iniziativa e partecipando alla raccolta firme.

Una proposta che nasce dalla società civile

La campagna “Un’altra difesa è possibile” sostiene una proposta di legge di iniziativa popolare per promuovere strumenti di difesa civile, non armata e nonviolenta, come previsto dall’articolo 52 della Costituzione.

L’iniziativa è promossa da Rete Italiana Pace e Disarmo, Sbilanciamoci! e dalla Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, reti a cui aderiscono numerose associazioni impegnate nella promozione della pace, della giustizia sociale e della partecipazione civica.

L’obiettivo è raccogliere 50.000 firme entro il 15 settembre, affinché la proposta possa essere discussa dal Parlamento.

I principali contenuti della proposta

La proposta di legge prevede, tra gli altri aspetti:

  • l’istituzione dei Corpi Civili di Pace, impegnati nella prevenzione dei conflitti, nella protezione delle popolazioni civili e nella costruzione della convivenza;
  • il rafforzamento del Servizio Civile Universale e della Protezione Civile;
  • la creazione di un Istituto di ricerca sulla pace e il disarmo;
  • l’introduzione della possibilità di destinare un 6×1000 per la pace, consentendo ai contribuenti di sostenere progetti di difesa civile non armata.

Firmare è semplice

La sottoscrizione può essere effettuata online attraverso il portale del Ministero della Giustizia utilizzando SPID oppure Carta d’Identità Elettronica (CIE).

È possibile firmare qui: firmereferendum.giustizia.it

Per approfondire i contenuti della proposta: www.difesacivilenonviolenta.org

Anche a Ferrara

Il Movimento Nonviolento di Ferrara, insieme a numerose realtà associative del territorio, sta promuovendo la campagna affinché sempre più persone possano conoscere questa proposta di legge.

Chi desidera contribuire può:

  • condividere l’iniziativa con familiari, amici e colleghi;
  • parlarne all’interno della propria associazione, gruppo o comunità;
  • diffonderla attraverso siti internet e canali social;
  • offrire la propria testimonianza aderendo alla campagna fotografica locale.

Chi desidera comparire tra i testimonial della campagna può inviare una propria fotografia all’indirizzo:

📧 movimentononviolento.fe@gmail.com

Le immagini contribuiranno alla realizzazione di una locandina collettiva che racconti il sostegno della comunità ferrarese all’iniziativa.

Costruire la pace è responsabilità condivisa

Come Caritas siamo quotidianamente accanto alle persone che vivono le conseguenze della povertà, delle disuguaglianze e dei conflitti. Promuovere una cultura della pace significa anche sostenere percorsi di dialogo, partecipazione e corresponsabilità.

Per questo condividiamo questa iniziativa come occasione di informazione e di partecipazione democratica, affinché ciascuno possa conoscere la proposta e scegliere liberamente se aderire.

Quando l’economia è per tutti

Capire l’economia per gestire meglio la propria vita

Quante volte ci siamo trovati ad ascoltare discorsi su risparmi, prestiti, investimenti o inflazione senza sentirci davvero preparati?

Spesso l’economia e la finanza vengono percepite come argomenti complessi, riservati agli esperti. Eppure, ogni giorno prendiamo decisioni che hanno un impatto diretto sul nostro benessere economico: gestire le spese familiari, utilizzare strumenti di pagamento, pianificare un acquisto importante, valutare un finanziamento o organizzare i propri risparmi.

Quando mancano le conoscenze di base, è facile affidarsi esclusivamente all’istinto o al passaparola. Tuttavia, in un contesto economico sempre più complesso, avere gli strumenti per comprendere e valutare le proprie scelte è fondamentale.

Oggi, inoltre, una maggiore cultura finanziaria è uno dei mezzi più efficaci per difendersi dalle truffe economiche e informatiche, sempre più frequenti e sofisticate. Conoscere il funzionamento degli strumenti finanziari, riconoscere i segnali di un possibile raggiro e sapere come tutelare i propri dati e il proprio denaro rappresenta una forma concreta di prevenzione.

Per questo motivo proponiamo ai nostri lettori un percorso di educazione finanziaria semplice, accessibile e pensato per tutti, basato sul materiale realizzato dalla Banca d’Italia nell’ambito del programma “Tu e l’economia”.

L’educazione finanziaria non riguarda soltanto il denaro: significa acquisire maggiore autonomia nelle decisioni quotidiane, conoscere i propri diritti come cittadini e consumatori, partecipare in modo più consapevole alla vita economica e sociale del Paese e imparare a proteggersi dai rischi e dalle frodi.

La stessa Banca d’Italia sottolinea come una cultura finanziaria adeguata sia oggi indispensabile quanto saper leggere e scrivere. Le scelte economiche che affrontiamo durante la nostra vita richiedono infatti conoscenze sempre più ampie, e svilupparle permette di affrontare con maggiore serenità e consapevolezza le decisioni che riguardano il nostro futuro.

Il percorso “Tu e l’economia”

Il materiale che mettiamo a disposizione affronta, con un linguaggio chiaro e concreto, i principali temi dell’educazione finanziaria:

  • il reddito e le sue diverse forme;
  • la gestione del bilancio personale e familiare (scarica qui il calcolatore del budget realizzato dalla Banca d’Italia);
  • gli strumenti di pagamento;
  • il risparmio e la pianificazione finanziaria;
  • il credito e l’indebitamento responsabile;
  • la tutela del cliente bancario e finanziario.

Si tratta di un percorso strutturato in brevi lezioni, arricchito da esempi pratici, spiegazioni semplici e attività che aiutano a collegare i concetti alla vita quotidiana.

Un invito alla lettura

Vi invitiamo a dedicare qualche minuto alla lettura del materiale e ad approfondire i temi proposti. Non è necessario avere conoscenze economiche pregresse: il percorso è stato pensato proprio per accompagnare passo dopo passo chi desidera acquisire maggiore consapevolezza nella gestione del denaro, nelle proprie scelte finanziarie e nella prevenzione delle truffe.

Conoscere questi argomenti significa essere più preparati, più autonomi e più sicuri nel prendere decisioni che possono influenzare il nostro presente e il nostro futuro, proteggendo al tempo stesso i nostri risparmi e i nostri dati personali.

Materiale del percorso

San Bartolo conclude la sua missione di accoglienza, ma l’impegno continua

Si conclude l’accoglienza straordinaria degli sfollati del Grattacielo a San Bartolo. Un’esperienza che, in oltre quattro mesi, ha trasformato un’emergenza in un percorso di accoglienza, accompagnamento e comunità.

L’incendio che, a gennaio, ha portato all’evacuazione del Grattacielo di Ferrara ha lasciato centinaia di persone senza casa. Di fronte a questa emergenza, l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio e la Caritas Diocesana hanno attivato una risposta straordinaria, trasformando la struttura di San Bartolo in un luogo di accoglienza temporanea per chi non aveva alcuna alternativa.

Dal mese di febbraio fino al 30 giugno, San Bartolo ha accolto oltre 40 persone, tra famiglie e giovani lavoratori, offrendo non solo un posto letto e un pasto caldo, ma un percorso di accompagnamento verso una nuova sistemazione abitativa.

L’accoglienza si conclude oggi perché la struttura, di proprietà dell’Azienda USL di Ferrara, era stata concessa temporaneamente all’Arcidiocesi in comodato d’uso proprio per far fronte all’emergenza. Terminato questo periodo, l’immobile viene restituito alla proprietà per consentirne la destinazione prevista.

Un’accoglienza costruita insieme

In questi mesi San Bartolo è stato molto più di una sistemazione temporanea. Le persone accolte hanno dimostrato grande senso di responsabilità, rispetto delle regole e spirito di collaborazione nella gestione della vita quotidiana. Si tratta di persone regolarmente presenti sul territorio e con un lavoro stabile, che si sono trovate improvvisamente senza casa a causa di un evento del tutto indipendente dalla loro volontà.

Con il passare delle settimane è nata una piccola comunità. Molti hanno scelto di condividere le camere con amici o colleghi, si sono sostenuti nella ricerca di un alloggio e hanno affrontato insieme le difficoltà quotidiane. Nonostante il trasferimento a San Bartolo abbia comportato spostamenti più lunghi per raggiungere il posto di lavoro – spesso con partenze all’alba e l’utilizzo di biciclette o monopattini – gli ospiti hanno continuato a lavorare e a costruire il proprio percorso di autonomia.

«Ne faccio un bilancio positivissimo, pur restando il grande dispiacere per la tragedia di tanti ragazzi», afferma il direttore della Caritas Diocesana, Paolo Falaguasta. «Tutti si sono comportati bene, in modo collaborativo e hanno sempre ringraziato volontari e operatori».

 

Una città che ha scelto di esserci

L’accoglienza di San Bartolo è stata possibile grazie a una straordinaria rete di solidarietà che ha coinvolto istituzioni, associazioni, volontari e cittadini.

Decine di volontari hanno partecipato all’allestimento della struttura e ai trasferimenti. Gli Scout hanno preparato migliaia di pasti insieme alla mensa Caritas, la Croce Rossa ha garantito la propria presenza durante i fine settimana e numerose realtà del territorio hanno collaborato nelle attività quotidiane. Tra queste, il Centro Servizi per il Volontariato Terre Estensi, la Cooperativa Serena, la Cooperativa Sociale Il Germoglio, insieme ai tanti cittadini che hanno donato generi alimentari, materiali, tempo e risorse economiche.

Particolarmente significativa è stata anche l’accoglienza del Comitato del Quartiere di Aguscello, che fin dai primi giorni ha dato il benvenuto agli ospiti con un messaggio di vicinanza e ha promosso occasioni di incontro e condivisione con la comunità locale.

«C’è stata una risposta straordinaria da parte della cittadinanza», sottolinea ancora Falaguasta. «Posso dire che c’è una Ferrara che ha aiutato con spirito di solidarietà e senza razzismo.»

 

L’Unità di Strada: una presenza dal primo giorno

Tra i servizi che hanno accompagnato l’intera emergenza, un ruolo fondamentale è stato svolto dall’Unità di Strada della Caritas.

Già nelle ore successive allo sgombero, i volontari hanno contribuito a individuare le persone che sarebbero rimaste senza alcuna sistemazione, attivando i primi interventi di sostegno e organizzando l’accoglienza.

Il loro lavoro è poi proseguito a San Bartolo: accompagnamento nella ricerca di una casa, mediazione con proprietari e agenzie immobiliari, supporto nelle pratiche burocratiche e costruzione di percorsi di autonomia.

Grazie a questo accompagnamento costante, la maggior parte degli ospiti ha trovato una nuova sistemazione. Per le poche situazioni ancora più fragili, la rete familiare e amicale, insieme al supporto della Caritas, ha permesso di individuare soluzioni temporanee in attesa di un’abitazione stabile.

L’impegno continua

La chiusura di San Bartolo segna la conclusione di una risposta emergenziale costruita in tempi rapidi grazie alla collaborazione tra istituzioni, volontari, associazioni e cittadini. Ma l’esperienza di questi mesi ha messo in evidenza anche una sfida che va ben oltre l’emergenza del Grattacielo: la crescente difficoltà di accedere a un’abitazione, anche per persone con un lavoro stabile e un reddito sufficiente.

Proprio a partire da questa esperienza, la Caritas Diocesana intende rafforzare il proprio impegno sul tema dell’abitare. Nel corso del 2026 è stato avviato il Progetto Abitare, un percorso che punta a promuovere il diritto alla casa attraverso nuove forme di collaborazione con il territorio e la messa a disposizione di immobili da destinare in locazione a lavoratori e persone che, pur avendo un’occupazione, incontrano sempre maggiori difficoltà nel trovare un alloggio.

Perché, se l’emergenza può finire, il diritto a una casa e il cammino verso l’autonomia continuano ad aver bisogno dell’impegno di tutta la comunità.

 

Foto di Alessandra e amici al Centro Diurno

Incontrarsi davvero: la forza delle relazioni al Centro Diurno

La testimonianza di Alessandra, volontaria, che racconta come l’accoglienza diventa relazione, amicizia e crescita reciproca.

Mi chiamo Alessandra. Sono una volontaria del Centro Diurno Caritas dal giorno in cui ha aperto la sua porta a chiunque volesse entrare e fermarsi a condividere i pomeriggi con noi.

Ho preso questo impegno senza sapere, come tutti, come sarebbe andata.

Mi sono ritrovata seduta a un tavolo con tante persone, ciascuna proveniente da realtà diverse, da paesi diversi, da vissuti diversi.

Mi sono accorta che ognuno aveva bisogno non solo di bere un caffè, di mangiare un panino o di prendere vestiti. Avevano desiderio e necessità di stare insieme ad altri, di sentirsi considerati come singoli, come persone con un nome.

Si è, piano piano, instaurato un vero rapporto di amicizia tra alcuni di loro e con noi.

Io vivo questa esperienza molto intensamente: credo davvero di arricchirmi ogni volta che vado, perché queste persone hanno bisogno di tanto, di noi… ma io ho bisogno di loro.

Questo sentirsi sullo stesso piano credo sia la cosa più bella che potesse accadere.

Quando arrivo trovo veramente amici. Spero che anche loro lo percepiscano, ma credo di sì.

Ci si vede lì, ci si vede in mensa, ci si vede per strada, ci si vede in ospedale, in stazione. Ognuno ha un nome.

Questo è il senso del centro.

Non esiste più il volontario e l’ospite: esistono persone che hanno il piacere di stare insieme.

Questo, io credo, è ciò che mi dà entusiasmo, il piacere di andare avanti.

Un luogo per incontrare chi è in strada: inaugurazione dell’Ufficio dell’Unità di Strada

Venerdì 12 giugno, dalle 17 alle 21, sarà inaugurato l’Ufficio dell’Unità di Strada di Caritas Ferrara-Comacchio, in Viale Po 4.

Un luogo che nasce per incontrare chi è in strada e per sostenere concretamente le attività che, dal 2024, i volontari portano avanti accanto alle persone senza dimora e a quanti vivono situazioni di grave marginalità.

L’ufficio rappresenta anzitutto una base operativa per l’organizzazione delle uscite sul territorio, la raccolta e la gestione delle donazioni, la preparazione dei materiali e lo svolgimento di iniziative solidali a sostegno del servizio.

Ma vuole essere anche qualcosa di più: una porta aperta sulla città, un punto di riferimento per la comunità e per le persone che vivono situazioni di fragilità.

Presso l’ufficio sarà possibile ricevere informazioni sulle attività dell’Unità di Strada, segnalare la presenza di persone che vivono in strada, ricevere un primo orientamento ai servizi del territorio e trovare supporto nelle pratiche burocratiche per chi si trova in condizioni di bisogno.

L’apertura di questo spazio rappresenta un ulteriore passo nel cammino di prossimità che Caritas porta avanti attraverso l’Unità di Strada: incontrare, ascoltare e accompagnare le persone là dove si trovano, costruendo relazioni e percorsi di aiuto.

Durante l’inaugurazione sarà inoltre presente un mercatino solidale. Il ricavato contribuirà a sostenere le attività dell’Unità di Strada e i servizi rivolti alle persone più vulnerabili.

L’ufficio resterà aperto al pubblico ogni venerdì dalle 18 alle 20, oppure su appuntamento.

L’inaugurazione è aperta a tutti. Un’occasione per conoscere più da vicino il servizio, incontrare volontari e operatori e condividere insieme un nuovo segno di attenzione verso chi rischia di rimanere ai margini.

Una porta aperta, per non lasciare nessuno solo.

Una porta aperta e accogliente: l’esperienza di Giovanni

A 24 anni, Giovanni racconta come l’incontro con Caritas – dalla mensa al Centro Diurno – lo ha aiutato ad affrontare un periodo difficile, trovando ascolto, relazioni e nuove possibilità per ripartire.

Giovanni ha 24 anni, vive a Ferrara ed è nato in Ungheria. La sua storia con Caritas inizia in un momento complicato della sua vita, quando si è trovato ad affrontare difficoltà importanti e ha deciso di chiedere aiuto.

Il primo contatto è avvenuto alla mensa, un luogo essenziale dove poter trovare un pasto caldo, ma anche un primo punto di riferimento. Da lì, passo dopo passo, Giovanni ha iniziato a conoscere meglio i servizi e le persone: volontari, operatori, altri ospiti. Relazioni che, nel tempo, sono diventate fondamentali. «All’inizio venivo qui per mangiare, per i vestiti, per un caffè», racconta. «Poi ho iniziato a fermarmi, a capire come funziona, a vedere come aiutano le persone in difficoltà».

Oltre al supporto materiale – cibo, vestiti, docce – Giovanni ha trovato qualcosa di altrettanto importante: ascolto e rispetto.

«Qui ci sono persone che cercano davvero di capire la tua situazione e trovare una soluzione. Sono persone con cui puoi parlare, anche di altro, non solo dei tuoi problemi».

Con il tempo ha iniziato a frequentare sempre più spesso il Centro Diurno, diventando una presenza costante e partecipando alla vita quotidiana degli spazi. Un percorso che nasce dal sentirsi accolti e dalla possibilità di costruire relazioni autentiche.

Giovanni ha visto crescere nel tempo anche il Centro Diurno: «All’inizio c’era meno, era tutto più semplice. Poi, grazie all’impegno di tanti, è diventato un posto più bello, più curato. Ognuno ha dato una mano».

Il suo messaggio per chi sta vivendo una situazione difficile è diretto e profondo:

«Sta nelle persone a capire se vogliono essere aiutate oppure no, perché alla fine, per quanto uno può dire c’è un problema, però se non sei tu stesso a riconoscerlo il primo, non puoi neanche chiedere aiuto alla Caritas come non puoi chiedere aiuto al comune, come non puoi chiedere aiuto a nessuno, però se riconosci effettivamente di avere un problema, di sicuro la Caritas è a porta aperta».

La storia di Giovanni è fatta di passaggi graduali, di incontri e di scelte. Ricorda quanto sia importante avere luoghi dove le persone possano sentirsi accolte, senza giudizio, e dove sia possibile ricominciare, un passo alla volta.

 

San Bartolo

Storie che si incontrano: il pranzo condiviso di San Bartolo

Domenica 19 aprile, il chiostro interno di San Bartolo si è trasformato in uno spazio vivo di incontro, accoglienza e condivisione. È qui che ha preso forma il pranzo di quartiere insieme agli abitanti di Aguscello, nato dal desiderio – semplice e prezioso – di conoscersi, stare insieme e costruire relazioni autentiche.

L’iniziativa è partita proprio dagli abitanti del quartiere, che hanno espresso la volontà di incontrare gli ospiti della struttura gestita da Caritas nell’ambito dell’emergenza Grattacielo. Da questo slancio è nato un invito reciproco, che ha portato all’organizzazione di un pranzo condiviso, reso possibile anche grazie alla collaborazione con Cora Talmelli.

Tavoli e panche sono stati raccolti e sistemati nel chiostro, mentre ciascuno ha contribuito portando qualcosa da mangiare. Ma più di tutto, ognuno ha portato con sé curiosità, apertura e voglia di vivere un’esperienza diversa dal solito. A rendere ancora più speciale l’atmosfera è stato il contributo di Arti Teatro, che ha accompagnato il pomeriggio con momenti coinvolgenti e partecipati.

Tra i momenti più intensi della giornata, le parole di Noureddine, uno degli ospiti, hanno toccato profondamente tutti i presenti. Con un discorso scritto di suo pugno, ha voluto ringraziare per l’accoglienza ricevuta, raccontando quanto questa esperienza e le persone incontrate abbiano significato per lui. Un gesto semplice e sincero, che ha generato un momento di grande emozione e raccoglimento.

Erano presenti più di cento persone. Vedere gli ospiti e gli abitanti del quartiere seduti allo stesso tavolo, intenti a chiacchierare, ridere e condividere il pranzo, ha restituito il senso più autentico dell’iniziativa. Non solo solidarietà, ma empatia, relazioni vere e il desiderio di trascorrere tempo di qualità insieme.

Questa giornata rappresenta un passo importante in un percorso che continua a generare legami e a offrire occasioni di crescita reciproca. L’auspicio è quello di poter ripetere esperienze come questa, coinvolgendo sempre più persone in un cammino fatto di incontro e umanità.

Un grazie di cuore alla comunità di Aguscello, all’Unità di Strada di Caritas e al gruppo Arti Teatro, che con la loro presenza e il loro impegno hanno reso possibile questa giornata, insieme a tutte le persone che hanno partecipato e condiviso questo momento di bellezza e incontro.

 

Ferrara, gli sfollati non trovano casa: «Nessuno vuole affittargliele»

L’appello di Caritas per aiutare gli abitanti del Grattacielo

Ferrara I monaci cistercensi che entravano nell’abbazia di San Bartolo ad Aguscello dovevano rinunciare a possedere ogni cosa. Lo stesso destino è toccato, molti secoli dopo, agli sfollati del Grattacielo, ma la loro non è stata una scelta. Costretti a lasciare le proprie abitazioni a seguito dell’ordinanza comunale, in molti hanno avuto a malapena il tempo di radunare i beni principali, abbandonando gli altri negli appartamenti ora non più accessibili. Una cinquantina di loro, tutti stranieri senza nessuno che potesse ospitarli, sono rimasti senza un tetto e nell’impossibilità di trovare case, appartamenti o stanze da poter affittare. A loro è andata in soccorso la Caritas diocesana di Ferrara e Comacchio che, grazie ad un accordo con l’Ausl territoriale, ha avuto in concessione la struttura che in origine fu un monastero, poi un centro di salute mentale.

«La convenzione risale alla metà di febbraio – ricostruisce Paolo Falaguasta, direttore di Caritas – e fin dall’inizio abbiamo scelto di non ospitare qui persone con fragilità, di cui per legge si deve far carico il Comune, ma nuclei famigliari o persone singole, prevalentemente uomini, residenti al Grattacielo, ma al di fuori della possibilità di ricevere aiuto, perché non hanno criticità. Sono persone che lavorano, studiano, sono integrate, ma nonostante la disponibilità a sacrificarsi per pagare un ulteriore affitto oltre a quello dell’appartamento inagibile in una delle torri, non trovano nessuno che glielo conceda.

Per questo vogliamo lanciare un appello a chi ha case sfitte, residenze libere, ambienti vuoti: queste persone non chiedono di entrare gratis, possono garantire un canone, aiutiamoli a continuare ad essere autonomi e indipendenti, per non gravare sulla comunità, come loro per primi vorrebbero. Tra pochi mesi saranno di nuovo per strada, chiediamo alle persone di questa città di andare loro incontro, non discriminateli».

La concessione della struttura da parte di Ausl scade infatti il 30 giugno, e, salvo ulteriori proroghe, gli accolti dovranno andarsene tutti.

A San Bartolo ci sono saloni e corridoi molto ampi, funzionali come ambienti comuni, ma costosi da riscaldare, e piccole stanze con il mobilio che era stato dell’ospedale, integrato da Caritas. Ci sono poi bagni comuni e stanze adibite a lavanderia. Ognuno contribuisce a mantenere puliti e in ordine gli spazi condivisi e cerca di ricreare un ambiente domestico nelle camere assegnate. L’organizzazione si sostiene grazie a sei operatori di Caritas e a un centinaio di volontari. «Questa è comunque una soluzione provvisoria, non ci sono spazi per cucinare, quindi forniamo la colazione e ogni sera prepariamo la cena alla Caritas, poi la portiamo qui, con l’aiuto di scout, cooperativa Il Germoglio, e volontari coordinati dal Csv, che ci teniamo a ringraziare per aver messo a disposizione il proprio tempo, assieme a chi ha donato denaro e materiali. Si può continuare a farlo, attraverso il sito caritasfe.it». Prossimamente anche la cooperativa Serena contribuirà alla preparazione della mensa serale, e Coop Alleanza 3.0 si è resa disponile a dare sostegno. Una grande mobilitazione che ha mostrato il senso civico di decine di ferraresi, capaci di garantire cibo caldo sette giorni su sette, circa 1.400 pasti al mese.

«Con le scorte di viveri che abbiamo, riusciamo ad andare avanti al massimo ancora dieci giorni, abbiamo quindi sempre bisogno di rimpinguare le riserve. Ma quello che ci tengo a ribadire – ha sottolineato Falaguasta – è che ci rendiamo disponibili a fare da mediatori e garanti con i privati per trovare case da affittare, a pagamento, per le persone che sono qui. Cerchiamo con urgenza alloggio per famiglie e ragazzi che hanno contratti di lavoro, non cercano l’elemosina. Non li stiamo servendo, come alcuni sostengono in modo denigratorio, ma stiamo gestendo un’emergenza, rispettando il loro diritto fondamentale alla casa».

 

Stefania Andreotti
Fonte: La Nuova Ferrara

Team Centro diurno

Un anno di Centro Diurno: storie, relazioni e nuove possibilità

A un anno dall’apertura, il Centro Diurno Caritas Ferrara si conferma un luogo vivo, di incontri inclusione e comunità.

A un anno dalla sua inaugurazione, il Centro Diurno di Caritas Ferrara rappresenta molto più di uno spazio di accoglienza: è diventato un punto di riferimento per tante persone che vivono situazioni di fragilità, offrendo tempo, relazioni e opportunità concrete di ripartenza.

Nato nel 2025 e dedicato a Papa Francesco, il Centro Diurno  è frutto dell’esperienza maturata dalla Caritas diocesana nel contatto diretto con chi vive ai margini della città. Da questa esperienza è emersa con forza la necessità di un luogo aperto durante il giorno, capace non solo di rispondere a bisogni immediati, ma di creare comunità. Uno spazio in cui le persone possano incontrarsi, condividere il tempo e sentirsi parte di un gruppo, senza essere definite dalla propria condizione di povertà. 

In questo primo anno, il Centro Diurno ha accolto 233 frequentatori, diventando un luogo familiare dove ritrovarsi, parlare, leggere, giocare o semplicemente stare insieme. Accanto alla dimensione relazionale, si sono attivati percorsi concreti di inclusione:

  • 14 persone hanno intrapreso cammini di inserimento sociale,
  • 5 detenuti sono stati accolti in misura alternativa,
  • 3 tirocinanti hanno partecipato a progetti di inclusione,
  • 10 persone hanno trovato ospitalità temporanea.

Sono numeri importanti, ma raccontano solo in parte ciò che accade ogni giorno: dietro ogni dato ci sono volti, storie, relazioni che crescono.

Uno degli elementi più significativi del Centro Diurno è la partecipazione attiva delle persone che lo frequentano. Qui non esiste una distinzione tra chi aiuta e chi riceve aiuto: ciascuno porta con sé capacità, idee e desideri che animano l’attività quotidiana.

Fondamentale è il contributo dei volontari e delle volontarie: 18 persone che, con continuità e dedizione, rendono possibile l’apertura del Centro Diurno. La loro presenza non è solo organizzativa, ma relazionale: costruiscono legami, ascoltano, accompagnano e condividono il tempo, contribuendo a creare quel clima di fiducia e accoglienza che rende il Centro Diurno  uno spazio vivo e autentico.

Ne sono esempio i laboratori nati in questo anno: 5 attività pratiche che hanno coinvolto i partecipanti non solo come beneficiari, ma come protagonisti. Dalla sartoria sociale, ai laboratori di pasticceria, fino alla cura dell’orto e degli spazi comuni, alla selezione e allo smistamento dei vestiti, alle lezioni di italiano per stranieri, ogni attività diventa occasione di apprendimento, collaborazione e condivisione.

Il Centro Diurno  si configura così come un luogo dove le relazioni diventano risorsa. Le merende condivise, i momenti informali, il supporto reciproco e persino alcuni servizi nascono dall’iniziativa delle persone presenti. È proprio questa dimensione partecipativa a rendere il Centro Diurno  uno spazio autentico, dove ciascuno può sentirsi riconosciuto e utile. Dopo un anno, ciò che emerge con chiarezza è che il valore più grande di questo luogo non sono gli spazi o le attività, ma le relazioni che lo abitano. Il Centro Diurno continua così il suo cammino: come luogo aperto, in evoluzione, capace di accogliere e di lasciarsi trasformare da chi lo vive ogni giorno.

 

 

📍 Via Arginone 159 – Ferrara
Giorni e orari di apertura: lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15:00 alle 19:00.

 

Dall’aiuto ricevuto all’aiuto donato: la storia di Andreina

Dal sostegno dei servizi Caritas al tirocinio al Centro Diurno: responsabilità, protagonismo e nuove opportunità.

Andreina è arrivata a Ferrara quasi vent’anni fa, attraversando un periodo difficile della sua vita. Nei primi anni, tra dormitori, mense e servizi di accoglienza, ha sperimentato la fragilità ma anche il sostegno dei diversi servizi Caritas.

I primi approcci li ho avuti qui alla Caritas: aiuto per fare la doccia, la mensa… nella mia vita avevo vissuto un po’ di difficoltà, ma arrivando qui ho trovato un po’ di sostegno.”

Con il tempo, Andreina ha affrontato diversi momenti di difficoltà personale, sostenuta anche dall’aiuto dei servizi sociali. Un anno e mezzo fa è arrivata al Centro Diurno inizialmente per ricevere vestiti e, poco dopo, ha iniziato a prestare volontariato aiutando a sistemare il guardaroba sociale.

Da quattro mesi è inserita in un tirocinio di 15 ore settimanali, affiancata da un operatore Caritas. Durante questo percorso, si occupa di attività quotidiane: pulizia e sistemazione dello spazio, organizzazione del guardaroba, selezione e smistamento dei vestiti. “Mi piace quando ci sono tanti lavori o lavoretti, passi da una parte all’altra e poi alla fine arrivi a una cosa completa. Non è monotono, racconta Andreina.

Il tirocinio le ha permesso di vivere un vero cambiamento nella vita. Ricorda il momento in cui ha ricevuto le chiavi dello spazio:

All’inizio quando mi hanno dato le chiavi ero un po’ spaventata, vuol dire secondo me avere responsabilità… probabilmente avranno visto i miei cambiamenti in questi anni”.

Un elemento fondamentale di questo percorso è il costante feedback e confronto con l’operatore Caritas: “Quando torno a lui raccontando ciò che ho fatto il giorno prima, di cosa è successo, di cosa non è successo, gli spostamenti delle cose, dove ho collocato tutto… mi rendo conto che non sono poche cose”, dice Andreina. Questo scambio quotidiano le ha permesso di assumersi responsabilità, sentirsi riconosciuta e sviluppare autonomia.

Oggi, Andreina non solo riceve supporto, ma serve a sua volta la comunità, portando entusiasmo e dinamismo in tutte le attività che svolge. Questa esperienza dimostra come il percorso nei servizi Caritas possa trasformarsi in un’opportunità concreta di crescita, responsabilità e reinserimento, in cui anche chi ha vissuto momenti di fragilità può oggi mettersi al servizio degli altri e contribuire attivamente alla vita della comunità.