Unità di Strada Caritas: da invisibile a volontario, la storia di Erick

Da invisibile a volontario: la storia di Erick e’ la storia dell’Unita’ di Strada di Caritas Ferrara

Da assistito a volontario: il percorso di Erick, quarantottenne italiano, è la dimostrazione concreta di quanto possa essere importante venire coinvolti in un percorso di reinserimento sociale, come quello proposto dall’Unità di Strada di Caritas Ferrara.

Il progetto

Il progetto è nato a dicembre del 2024 quando un gruppo di amiche uscito per una pizza incentro ha incontrato alcuni senzatetto in via Porta Reno. “Di cosa avete bisogno?” è stata la semplice, ma fondamentale domanda. Da lì è iniziato un impegno costante, il gruppo è cresciuto, inaspettatamente molto in fretta, e ha coinvolto sempre più volontari e anche persone in difficoltà.

Una bella storia che abbiamo raccontato anche qui: https://www.caritasfe.it/unita-di-strada-gruppo-di-supporto-agli-invisibili/

Come è cominciato

E’ partito tutto da una pizza offerta, poi abbiamo iniziato a portare tisane e altro cibo caldo, coperte, vestiti – racconta la volontaria Silvia, che collabora da febbraio – grazie al passaparola e a un gruppo creato su WhatsApp ci siamo ritrovate con persone che ci portavano sacchi pieni di roba per i senzatetto. Una volontaria aveva a disposizione un piccolo deposito in Porta Po e lo abbiamo trasformato in un punto di raccolta e ritrovo per chi voleva donare e per chi aveva bisogno di qualcosa. Siamo cresciuti in fretta, ad oggi quella chat di gruppo conta circa 50 persone, sempre pronte a rispondere alle necessità che raccogliamo per strada: qualsiasi cosa chiediamo, arriva subito. Poi c’è un altro gruppo, più operativo, quello che materialmente percorre le strade, ha il rapporto diretto con le persone in difficoltà, al momento siamo una dozzina di volontari. In coppia a turno usciamo praticamente tutte le sere, tra le 20 e 20:30, d’inverno portiamo minestre, tisane, d’estate frutta, acqua. Abbiamo la fortuna che alcuni panifici, bar e pasticcerie ci regalano pane, brioche, dolci, all’inizio le ragazze preparavano dei pasti a casa e poi li portavano la sera, oggi questo non è più necessario, ci aiutano in tanti: le pizzerie Le Fate e Terra Mia ci donano spesso le pizze”.

Le uscite

A dicembre, quando l’Unità di Strada ha iniziato ad uscire, la sera andava solo in centro, poi un volontario Caritas, Domenico, ha segnalato una situazione analoga anche nella zona degli edifici abbandonati di via Scalambra e allora il giro è diventato doppio. “Non è stato semplice – ammette Silvia – quello è un altro ambiente, più isolato, buio, con diverse tipologie di persone. Ci siamo fatte accompagnare proprio da Domenico e da altri perché da sole all’inizio avevamo un po’ di paura, non conoscevamo la zona. Oggi anche chi dorme lì ha imparato a fidarsi di noi e noi di loro”.

Fino all’inizio dell’estate le persone a cui veniva fornita assistenza erano circa una quindicina in centro e una decina in via Scalambra, con luglio e agosto i numeri si sono abbassati a otto e cinque perché molti o sono solo di passaggio o si trasferiscono al mare per cercare qualche lavoretto estivo.

Il contatto umano

In centro è più facile trovare italiani e stranieri adulti con problemi di dipendenze, in Scalambra vivono più immigrati: dall’est Europa o dall’ Africa. Alcuni sono più abituati a vivere in strada e a chiedere l’elemosina, altri sono molto giovani, hanno problemi legali con i documenti, con i permessi di soggiorno. “C’è un ragazzo che viene dal Gambia, ha 25 anni – racconta con una punta di orgoglio Silvia – le prime volte che provavamo ad avvicinarci scappava ma poi piano piano, facendogli capire che volevamo solo aiutarlo e non denunciarlo, ha iniziato a fidarsi e oggi è diventato un assiduo frequentatore del Centro diurno di via Arginone, abbiamo completato insieme il suo Cv, perché possa fare domanda per un lavoro e controlliamo spesso gli annunci con lui”.

L’esperienza di Erick

Anche Erick è diventato un ospite e un volontario di via Arginone. Quando ha incontrato l’Unità di Strada dormiva in Fausto Beretta, aveva problemi di tossicodipendenza, ma voleva uscirne. Grazie a Domenico Bedin ce l’ha fatta, si è ripreso e adesso dorme nella Comunità di Pratolungo, a Cona, svolge piccoli lavori come giardiniere ed esce spesso la sera con gli altri del gruppo dell’Unità per aiutare chi si trova nelle stesse condizioni in cui si è trovato lui, e il venerdì pomeriggio fa il volontario dalle 15 alle 18 al Centro diurno, dove di recente gli hanno anche organizzato una festa di compleanno. La sua non è l’unica esperienza del genere per fortuna, altri come lui sono passati da assistiti ad assistenti e la loro presenza aiuta molto perché permette ai volontari di stabilire un contatto anche con chi è più diffidente.

Un primo bilancio

Parlando con Silvia si capisce subito che, dopo otto mesi, l’Unità di Strada è già diventata qualcosa di diverso rispetto all’inizio. Non si porta più soltanto qualcosa per coprirsi o da mangiare, molti adesso a pranzo vanno alla mensa di via Brasavola.

“Li aiutiamo con i percorsi medici, con quelli legali, li indirizziamo in Caritas per poter essere seguiti al meglio, li accompagniamo ai vari appuntamenti, il nostro obiettivo è quello di avere un approccio continuativo, restargli vicino non solo per assicurarci che abbiano un pasto caldo ma anche per dargli delle prospettive che prima non vedevano. Non siamo mai arrivati portando solo cibo e dando per scontato che fosse l’unica cosa di cui avevano bisogno, certo quello e il freddo erano l’emergenza, ma poi gli abbiamo sempre chiesto di cosa avessero bisogno, come potevamo aiutarli. Ognuno ha la sua storia: chi è arrivato dalla Nigeria per studiare poi però ha perso la famiglia ed è rimasto senza risorse con i documenti scaduti e si è ritrovato in mezzo alla strada, chi ha lievi disabilità cognitive o ha subito traumi fisici e psichici e ha difficoltà a trovare casa e lavoro. Noi cerchiamo per ognuno il percorso più adatto per riuscire a renderli autonomi e a non farli tornare in strada”.

Il futuro dell’Unità

Il prossimo passo è quello di trovare un nuovo punto di raccolta, distribuzione ma anche vendita per raccogliere fondi e autofinanziarsi, quello di Porta Po non è più disponibile, nel frattempo con tutto quello che è stato portato dai volontari in questi mesi l’Unità di Strada ha fatto vari mercatini e sono andati anche piuttosto bene.

“Vogliamo allargare il gruppo, darci un regolamento interno, strutturarci meglio – sottolinea Silvia – per poter essere sempre più efficaci ed efficienti”.

Per chi fosse interessato ad unirsi all’Unità di Strada i riferimenti sono sempre quelli di Caritas, esiste anche una pagina Facebook per conoscere più da vicino l’attività: Gruppo di sostegno per invisibili, che forse oggi possono essere un po’ meno invisibili!

La vacanza ferrarese dei giovani ucraini con Caritas

Poter fare il bagno in mare senza la paura delle mine: è una delle immagini più belle che resterà negli occhi dei 45 ragazzi ucraini che sono stati ospiti per due settimane, dal 27 luglio all’8 agosto, del camping Florenz di Lido degli Scacchi. Regalare a questi giovani la possibilità di vivere una vacanza vera, come tanti coetanei, fatta di amici, sole, mare e bagni spensierati era proprio l’obiettivo del progetto “È più bello insieme” che li ha portati in Italia, un progetto nazionale coordinato da Caritas Italiana con il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana, la collaborazione delle Acli e la partecipazione delle diocesi e delle Caritas locali, in questo caso di Caritas Emilia – Romagna e Caritas Ferrara.

Arrivati ai lidi ferraresi dalle città di Sumy e Odessa, insieme a cinque operatori, i ragazzi e le ragazze, tra i 12 e i 17 anni, hanno potuto svolgere diverse attività in spiaggia, come il beach volley, il calcetto o il gioco delle bocce, vera novità per loro, oppure in piscina. Hanno partecipato alle iniziative organizzate dal camping, in particolare ai balli di gruppo e nelle ore più calde si sono dedicati a laboratori di disegno, anche su maglietta, perline da stirare o semplicemente si sono seduti intorno a un tavolo per giocare a carte o jenga.

Gli operatori di Caritas Ferrara hanno organizzato anche una gita a Comacchio per far conoscere meglio il territorio e, grazie ad Acli e al Canoa Club, hanno anche vissuto una giornata “in barca” ospiti dell’Oasi di Vigarano Pieve e nel laghetto hanno fatto un giro sul “dragone” imparando il lavoro di squadra. Per chiudere in bellezza un giorno davvero indimenticabile: tour del centro di Ferrara per vedere il Castello e la Cattedrale.

Per tutti i ragazzi era la prima volta in Italia, per alcuni anche la prima volta all’estero: un’occasione unica di costruire legami e ricordi per affrontare anche i tempi più difficili, dove fare il bagno in mare può essere pericoloso e non si può giocare con gli amici in spiaggia.

La povertà in Italia: il Report di Caritas

Nel giugno scorso, presso la sede nazionale di Caritas in via Aurelia a Roma, è stato presentato il Report statistico nazionale 2025 sulla povertà in Italia.
Il dossier è un lavoro di raccolta e di analisi dei dati provenienti da 3.341 Centri di ascolto e servizi delle Caritas
diocesane, dislocati in 204 diocesi delle 16 regioni ecclesiastiche italiane, tra cui anche quella di Ferrara.

Un quadro drammatico

Ne emerge una fotografia drammatica, se si pensa che i numeri pubblicati appartengono solo ai servizi informatizzati che rappresentano circa la metà delle strutture promosse o gestite dalle Caritas diocesane e parrocchiali. In un contesto segnato da crisi geopolitiche, tensioni commerciali e inflazione persistente, la povertà costituisce ancora una ferita aperta per l’Europa e per l’Italia.

Povertà diffusa

Secondo gli ultimi dati Istat, nel nostro Paese quasi un residente su dieci vive in condizione di povertà assoluta: si tratta di 5 milioni e 694 mila persone, appartenenti a 2 milioni e 217 mila famiglie che non riescono a soddisfare i bisogni essenziali di una vita dignitosa.

I dati di Caritas

In questo scenario la rete Caritas continua a rappresentare un presidio fondamentale di solidarietà. L’aiuto
ha raggiunto un gran numero di famiglie e, nel complesso, circa il 12% delle famiglie in povertà assoluta.
Nel 2024, i Centri di Ascolto e servizi Caritas – la cifra si riferisce solo ai servizi in rete con la raccolta dati – hanno accolto 277.775 persone, corrispondenti ad altrettanti nuclei familiari. Un numero in crescita del 3% rispetto al 2023 e del 62,6% rispetto a dieci anni fa (2014). Cala l’incidenza dei “nuovi ascolti” (37,7%, contro il 41% del 2023), mentre crescono le situazioni di povertà intermittente o di lunga durata.
Allarmante è l’aumento dei casi di cronicità: oltre un assistito su quattro (26,7%) vive in una condizione di disagio stabile e prolungato. La povertà diventa anche più intensa: il numero medio di incontri annui per persona è quasi raddoppiato rispetto al 2012 (da 4 a 8).

L’analisi

Analizzando il profilo delle persone accolte e sostenute, l’età media è oggi di 47,8 anni. Cresce la presenza
degli anziani: se nel 2015 gli over 65 erano solo il 7,7%, oggi rappresentano il 14,3% (il 24,3% tra gli italiani).
Restano strutturali le difficoltà delle famiglie con figli, che costituiscono il 63,4% degli assistiti.
Prevale la fragilità occupazionale: il 47,9% è disoccupato, mentre il 23,5% ha un lavoro che non costituisce
un fattore protettivo rispetto all’indigenza. Tra i 35-54enni la percentuale dei working poor supera addirittura
il 30%. Non è solo la povertà economica che spinge a chiedere aiuto: il 56,4% delle persone seguite vive almeno due forme di fragilità, il 30% ne sperimenta tre o più.
All’interno del report sono presenti due focus tematici.

Disagio abitativo

Il primo riguarda il disagio abitativo, oggi una delle dimensioni più critiche della povertà. Nel 2024 – secondo
l’Istat – il 5,6% degli italiani vive in grave deprivazione abitativa e il 5,1% è in sovraccarico dei costi, non
riuscendo a gestire le spese ordinarie di affitto e mantenimento. Tra le persone seguite dal circuito Caritas la
situazione appare molto più grave: di fatto una su tre (il 33%) manifesta almeno una forma di disagio legata all’abitare. In particolare: il 22,7% vive una grave esclusione abitativa (persone senza casa, senza tetto, ospiti
nei dormitori, in condizioni abitative insicure o inadeguate), il 10,3% presenta difficoltà legate alla gestione
o al mantenimento di un alloggio (per lo più rispetto al pagamento di bollette o affitti). Il tasso di sovraccarico
dei costi tra le persone seguite è, dunque, più che doppio rispetto alla media nazionale.

Vulnerabilità sanitarie

Il secondo focus, dedicato alle vulnerabilità sanitarie, sottolinea in primo luogo il tema della rinuncia
sanitaria: in Italia – secondo l’Istat – circa 6 milioni di italiani (il 9,9% della popolazione) hanno rinunciato a
prestazioni sanitarie essenziali per costi o attese eccessive. Tra le persone accompagnate dalla Caritas la
situazione appare più complessa: almeno il 15,7% manifesta vulnerabilità sanitarie, spesso legate a
patologie gravi e alla mancanza di risposte da parte del sistema pubblico. Molti di loro fanno esplicita richiesta
di farmaci, visite mediche o sussidi per prestazioni sanitarie; altri invece non formulano richieste specifiche,
lasciando presumere che il fenomeno delle rinunce sia ampiamente sottostimato, soprattutto tra i più
marginalizzati che spesso sfuggono ai circuiti statistici e sanitari formali. La povertà sanitaria si intreccia quasi sempre con altre forme di bisogno (nel 58,5% se ne cumulano 3 o più) in un circolo vizioso: casa, reddito,
salute, istruzione e relazioni si condizionano a vicenda, rendendo difficile ogni percorso di uscita.

Persone oltre i numeri

Il profilo di chi ha bisogno si è dunque profondamente trasformato, riflettendo una povertà sempre più
trasversale, complessa e spesso non intercettata o adeguatamente supportata dal welfare.

“Il Report statistico”, sottolinea il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, “ci consegna le storie di persone che ogni giorno incrociamo nei nostri servizi. Non si tratta solo di numeri, ma di donne e uomini che appartengono alle nostre comunità. I dati ci aiutano a capire, ma non bastano
da soli. Ci chiedono di andare oltre una lettura superficiale, oltre l’analisi sociologica. In gioco c’è la vita di chi resta ai margini ed è spesso invisibile. Tra le pieghe di una realtà segnata da contraddizioni e fragilità, si fa spazio un appello alla comunità tutta, interpellata in profondità nella sua vocazione alla corresponsabilità. Scegliamo di stare sulle soglie, di abitarle, di prenderci cura, di favorire processi che non si fermino all’emergenza, ma aprano strade di cambiamento possibile. È questa la nostra responsabilità, ma anche la nostra speranza”.

Per approfondire

il Report Statistico 2025
la Sintesi del Report Statistico 2025 
schede con i dati

Caritas Ferrara porta al mare i bimbi ucraini

Due settimane per conoscere il mar Adriatico, un piccolo pezzettino d’Italia e la
spensieratezza delle vacanze.
Questo vivranno i ragazzi ucraini che Caritas Ferrara ospiterà dal 27 luglio al 9 agosto.
Alloggeranno al Camping Florenz, a Lido degli Scacchi, dove sono stati prenotati 50 posti: 45
per i ragazzi e 5 per gli educatori che li accompagneranno in questo viaggio.

I giovani ospiti

Hanno tra i 12 e i 16 anni, arrivano dalle città di Sumy e Odessa (in ucraino Odesa), dove vivono in orfanotrofi o in famiglie con gravi problemi economici e sono seguiti dalle Caritas di quelle città. Viaggeranno in treno fino a Bologna e poi in pullman fino al mare.

Il progetto

Il progetto, nato nel 2022, si chiama “È più bello insieme” ed è coordinato da Caritas Italiana
con il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana, la collaborazione delle ACLI e la
partecipazione attiva, da nord a sud, di dieci diocesi e Caritas locali. In questa estate 2025
grazie a questa iniziativa verranno circa 600 minori ucraini in Italia.

La partecipazione di Caritas Ferrara

“Noi partecipiamo per la prima volta – spiega Paolo Falaguasta, direttore di Caritas diocesana di Ferrara e Comacchio, che insieme appunto a Caritas Italiana e a Caritas Emilia Romagna finanziano il soggiorno – è
la nostra prima esperienza di questo tipo, sicuramente impegnativa, anche perchè insieme ai
5 operatori ucraini ci saranno anche due nostri operatori, una ragazza moldava e un ragazzo
ucraino che faranno da traduttori, mediatori e aiuteranno nelle varie attività”. Tante quelle
previste: a partire da una biciclettata a gruppi per conoscere i dintorni del campeggio e poter
visitare il Delta del Po, giochi in spiaggia ma anche nella piscina del camping, diversi tipi di
sport visto che ci saranno a disposizione campi da calcetto, tennis, beach volley, basket e
tavoli da ping-pong. Ci sarà anche la possibilità di svolgere, sotto un gigantesco gazebo, laboratori creativi, in
particolare di disegno. “In questo intenso programma abbiamo anche inserito serate cinema con la proiezione di film ucraini o sottotitolati e serate karaoke – aggiunge Falaguasta – e poi all’interno della struttura
c’è un parco giochi con tappeti elastici, scivoli e altalene”. Tutto per rendere questa prima volta in Italia unica e indimenticabile per questi ragazzi, anche l’alloggio sarà particolare: vivranno nelle “mobile home”, casette mobili che hanno fino a 5 posti letto.

Fare rete insieme

“È più bello insieme” non è un progetto di turismo solidale – sottolineano da Caritas Italiana – e
nemmeno di semplice assistenza. È la manifestazione concreta di una rete discreta e
capillare fatta di comunità che scelgono di “stare”, con semplicità, accanto alla fatica dell’altro.
“In queste settimane – dice don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana – l’esperienza
dell’accoglienza diventa un’occasione di fraternità autentica. È uno scambio di doni che
costruisce amicizie in grado di andare oltre ogni confine, per custodire la bellezza che sempre
caratterizza ogni incontro. È un seme di speranza piantato in un terreno reso fertile dalla solidarietà, in grado di annunciare che un mondo diverso è possibile, un mondo in cui ci sentiamo tutti chiamati ad essere costruttori di ponti di dialogo”.

Le parole del Papa

E di costruire ponti ha parlato anche Papa Leone XIV che poche settimane fa ha incontrato il
primo gruppo di minori arrivati in Italia con questo progetto: “E’ importante rispettarci, non
fermarsi alle differenze, ma costruire ponti, amicizie, cercare l’opportunità per aiutare l’altro.
Essere promotori di pace, tutti possiamo essere amici, fratelli, sorelle”.

Più di una vacanza

Per i 45 ragazzi ucraini accolti da Caritas Ferrara queste due settimane al Camping Florenz
saranno molto più di una semplice vacanza: saranno un’esperienza di libertà, di gioco e di
incontro, in cui ritrovare un po’ di serenità, conoscere nuove persone, sentirsi accolti e parte
di qualcosa di più grande, collezionare ricordi felici.
E forse, dopo un bagno in mare, una partita di calcetto, un karaoke e una pedalata nelle valli
di Comacchio porteranno con sé la certezza che anche lontano da casa c’è qualcuno pronto
a tendergli una mano. Perché…“è più bello insieme”.

Ferrara Terzo Mondo e Caritas Ferrara unite nella solidarietà

Insieme per l’Africa

La collaborazione tra Caritas Ferrara e Ferrara Terzo Mondo è nata da un incrocio di destini: Cinzia Rossi, moglie di Luca Andreoli, da sempre pilastro dell’associazione di solidarietà internazionale, ha saputo che c’era bisogno di volontari in via Brasavola per distribuire le colazioni la domenica mattina. Lei si è presentata e dopo qualche giorno ha spiegato al marito che il venerdì le colazioni non sarebbero più state distribuite perché mancavano i volontari: Luca non si è tirato indietro e anche lui si è reso disponibile.

Da cosa nasce cosa e Luca si è prestato, tre mattine a settimana, per andare a ritirare dai supermercati i prodotti per la mensa. Tutto questo risale a marzo 2024. Da allora Luca non ha mai perso occasione di testimoniare l’importanza del volontariato, in particolare del progetto di adozione di famiglie che Ferrara Terzo Mondo sta portando avanti da quasi 10 anni in Etiopia, ad Addis Abeba, grazie ai fondi raccolti con il Mercatino dell’Usato. Un progetto a cui anche Caritas Ferrara ha deciso di contribuire.

La storia

Questo progetto parte veramente da lontano: “Nel 2002 io ho adottato due bambine etiopi –  racconta Luca – e dopo tre anni è arrivata anche un’altra loro sorella, 15enne, che però voleva tornare dalla sua famiglia appena possibile e così l’ho accontentata e nel 2011 l’ho riportata dai suoi parenti…mi sono guardato intorno e ho deciso di iniziare a collaborare con l’Associazione che ci aveva aiutato ad adottare le nostre figlie: il Centro Aiuti per l’Etiopia. Abbiamo cominciato a mandare fondi raccolti dal Mercatino dell’Usato, nato dall’Associazione Mani Tese nel 1979. Ferrara Terzo Mondo invece è stata fondata nel 1985: già allora avevamo capito che la cosa fondamentale per noi non era domandare direttamente soldi alle persone, ma reperire fondi attraverso mercatini del riuso. E oggi questo denaro lo utilizziamo per adottare a distanza delle famiglie etiopi, con l’aiuto in loco di Zerihun Negash, un giovane insegnante che ho conosciuto 12 anni fa e grazie al quale ho potuto adottare la nostra quarta figlia”.

 

In Etiopia

L’Etiopia conta 130 milioni di abitanti, l’80% vive in povertà, di questi un 20% è in miseria, talmente in difficoltà da non sapere nemmeno se e come ci si sveglierà il giorno dopo.

Adottare una famiglia che vive in queste condizioni significa darle un mensile per mangiare e pagare un affitto e soccorrerla in caso di bisogno, se per esempio ci sono problemi di salute, in Etiopia non esiste infatti sanità pubblica, tutto si deve pagare. Ai bambini si garantisce una retta per una scuola privata che comprende divise, libri e quaderni. Lo scopo è quello di “creare un minimo di tranquillità in queste famiglie – spiega Luca – spesso si tratta di madri sole con i figli”.

 

La solidarietà

A inizio di quest’anno Luca ha chiesto se qualcuno di Caritas volesse accompagnarlo in uno dei suoi viaggi in Etiopia e l’operatore Michele Luciani ha accettato ed è andato a trovare le famiglie “adottate”, in particolare Michele è rimasto colpito da un progetto nel progetto: quello di assistenza ai bambini di strada (street children). Si tratta di un gruppo di ragazzini che non avevano un posto dove dormire, stavano fuori, al freddo e sotto la pioggia. Ferrara Terzo Mondo ha messo a disposizione tre case in affitto con giovani donne che hanno già bambini e che fanno da madri anche ai bambini di strada, che hanno così trovato una nuova famiglia e un tetto.

Al momento Caritas contribuisce al progetto inviando volontari (e spesso anche abiti o oggetti donati) per tenere aperto il Mercatino dell’Usato, tra questi c’è Klemened Poci, viene dall’Albania, è in affidamento in prova e il lunedì e giovedì pomeriggio fa il volontario al Mercatino (oltre ad essere in Caritas il resto dei giorni della settimana). “Mi trovo molto bene – racconta – magari non faccio la parte più commerciale, ma mi occupo di tutto il resto, spostare la merce, pulire, tenere in ordine”.

 

I dati

Un po’ di numeri di questo Mercatino: nel 2024 sono stati raccolti 28.345 euro (+4,95% sul 2023). Tolte le spese di affitto e gestione dei locali, sono stati inviati in Etiopia 15.060 euro così distribuiti: aiuto mensile per 28 famiglie (pari a 100 persone) 11.374 euro, aiuto per il progetto “street children” (con affitto di 3 case) 3.186 euro, più il compenso di Zerihun Negash.

 

Obiettivi futuri

Questi i prossimi passi della collaborazione tra Caritas e Ferrara Terzo Mondo.

Far rientrare il progetto di adozione delle famiglie etiopi tra quelli finanziabili con le donazioni Caritas e in questo modo chi dona potrebbe scaricarlo in sede di dichiarazione dei redditi, cosa al momento non possibile con Ferrara Terzo Mondo.

E provare ad organizzare esperienze dirette sul campo, come quella fatta da Michele, per gruppi di volontari o operatori, “sono viaggi che ti fanno toccare con mano la realtà – sottolinea Luca – viaggi che possono cambiare la vita o fartela vedere da un’altra prospettiva”.

Il Mercatino

Il Mercatino dell’Usato di Ferrara Terzo Mondo e Caritas si trova in via Guidetti 28, è aperto tutti i giorni feriali dalle 16 alle 19 e oltre ad acquistare è possibile anche portare abiti o oggetti che non si usano più (sempre che siano in ottime condizioni), anche abiti da donna o bambino che invece in Caritas non vengono raccolti. Per maggiori informazioni potete contattare il Mercatino allo 0532 205472.

Unità di Strada: Gruppo di Supporto agli Invisibili

Questa storia comincia nei giorni di Natale 2024, con due ragazze che una sera notano un senzatetto e gli offrono una pizza.
La sera seguente tornano con una tisana calda…
Grazie ad un post pubblicato sui social vengono radunate molte persone che donano qualcosa ai bisognosi.
L’avventura continua, il gruppo si allarga.
Arrivano i primi successi, cresce la forza di volontà.
Nasce la necessità di strutturarsi con altre realtà di volontariato per aumentare l’efficacia dell’intervento.

TARGET:
Senzatetto del centro cittadino e delle zone periferiche della città.
Persone che vivono in condizioni di emarginazione e necessitano di assistenza sociale, sanitaria, e spesso legale.
Alcuni presentano patologie psichiatriche, o sono affetti da dipendenza da alcol e droga. Sono di tutte le età, prevalentemente uomini e italiani. Sono in strada chi da poche settimane, chi da diversi anni.
Hanno perso fiducia in sé stessi, nel prossimo e nelle istituzioni.
Si sono rassegnati alla loro condizione, e al momento non riescono a esercitare una concreta e costruttiva progettualità del futuro.

MODUS OPERANDI:
Avvicinare una ad una le persone bisognose che vivono in strada, creare un rapporto personale, di fiducia e stima reciproche, convincerle che meritano una vita migliore
Ipotizzare soluzioni personalizzate che seguano lo loro aspirazioni.
Aiutarli nell’accesso ai servizi preposti alla loro assistenza.
Spendere TANTO tempo nel dialogo e imparare a sorridere insieme.

INIZIATIVE ATTUATE:
– Distribuzione di pasti caldi.
– Distribuzione di coperte e indumenti.
– Facilitare l’accesso ai servizi socio-sanitari a coloro che ne manifestano la necessità.
– Organizzazione di raccolte in occasione di festività (Natale, Pasqua…)
– Comunicazione delle iniziative e delle attività tramite social media e stampa locale.

OBIETTIVI FUTURI:
– Allargare il gruppo.
– Trovare altri utenti da avvicinare.
– Far conoscere le nostre iniziative.
– Sensibilizzare la cittadinanza.
– Raccogliere fondi e donazioni.
– Creare un coordinamento condiviso con altre associazioni.

 

➮ Per chiedere informazioni sulle attività del gruppo, per segnalare persone senza fissa dimora o per diventare volontario  scrivi all’indirizzo caritasfe@caritasfe.it indicando nell’oggetto “Unità di strada”.

➮ Per chi desidera contribuire alle attività dell’Unità di Strada è possibile utilizzare il modulo “DONA ORA” presente sul sito e selezionare come causale “Unità di strada” oppure, in alternativa, effettuare un bonifico all’IBAN indicato utilizzando la stessa causale.

 

Il Vescovo in visita al Centro Diurno di Caritas Ferrara

«Lo intitoleremo a Papa Francesco, che ha dedicato la sua ultima visita proprio ai detenuti», è l’annuncio del Vescovo della Diocesi di Ferrara e Comacchio, Monsignor Gian Carlo Perego, in visita oggi 19 maggio 2025 al Centro Diurno di Caritas Ferrara, recentemente aperto in via Arginone 159.

«E’ un Centro importante per la città – ha affermato il Vescovo – perché si occupa soprattutto delle persone che sono ai margini, come i detenuti in permesso, categorie di persone per cui non ci sono molti servizi a Ferrara. Certamente questi sono solo i primi passi per la ristrutturazione di tutto lo stabile, che vedrà in futuro anche un cohousing e una serie di altre attività importanti legate al mondo del disagio. Si spera che ci sarà chi donerà del tempo, perché i volontari sono sempre figure preziose, e chi potrà donare risorse per completare tutta questa opera molto impegnativa. Caritas Italiana con la Diocesi ha già fatto un primo passo con oltre 300 mila euro, adesso però c’è ancora una serie  di altre azioni da fare che richiede una condivisione», è l’appello di Monsignor Perego.

Attualmente il Centro è aperto nelle giornate di lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 15 alle 19, mettendo a disposizione uno spazio comune, con divani e tavoli per conversare, leggere, scrivere, intrattenersi con giochi da tavolo, guardare la televisione e consumare una merenda. C’è anche una sala lettura con una piccola biblioteca e un biliardo. Attorno al Centro c’è un giardino alberato che si cercherà di attrezzare per poterlo frequentare durante il periodo esitvo. Al momento il servizio è garantito da volontari, quindi le giornate potrebbero aumentare se ci fossero nuove persone disponibili a turnarsi durante la settimana. Sono anche previste aperture speciali il venerdì dalle 9 alle 13 con la presenza di un avvocato per consigli legali e dalle 15 alle 17 con il personale del Centro d’ascolto.

Come anticipato dal Vescovo, al piano superiore della struttura c’è il progetto di realizzare tre camere da letto, ognuna per quattro persone, ciascuna con un proprio bagno e la cucina, che verranno messe a disposizione a prezzi calmierati per persone in dfifficoltà economica.

Durante la visita il Vescovo è stato accompagnato dal direttore di Caritas Paolo Falaguatsa e da Marianna Pellegrini segretaria generale della Fondazione Estense, che ha contribuito alla ristrutturazione con l’Associazione tra fondazioni di origine bancaria dell’Emilia – Romagna. Questo pomeriggio speciale è stato anche l’occasione per fare una foto ricordo con i volontari in servizio.

A Casa Betania sfila la moda etnica

Lo scorso sabato 10 maggio, in occasione dell’apertura straordinaria per Interno Verde del Chiostro della Casa Betania, il centro  di accolglienza di Caritas Ferrara per donne e bambini, abbiamo offerto ai visitatori un evento speciale: una sfilata di abiti etnici, eccezionalmente indossati da ospiti e operatrici. C’è stata tanta affluenza e partecopazione, emozione, sorrisi e tanti colori. Questo è il racconto di un pomeriggio in grande stile!

A cura di Maria Teresa Stampi

Luogo di incontri e di crescita, il Chiostro di Casa Betania di Caritas Ferrara è da sempre uno spazio dove persone e storie provenienti da tutto il mondo si fondono con la tradizione, affondando profonde radici nella terra di questo luogo ed impregnando i muri di nomi, parole e racconti, che rendono vivi i mattoni scaldati dal sole.

Sebbene l’origine del chiostro risalga al 1477, la collaborazione con l’iniziativa Interno Verde è iniziata nel 2019 e Casa Betania ha aperto le porte sia per dare modo di far visita al chiostro di solito chiuso al pubblico, sia per cogliere l’occasione di mostrare i servizi Caritas e il Progetto Accoglienze da un nuovo punto di vista.

La dottoressa Pittini, medico volontario negli ambulatori Caritas, si è presa cura con costanza delle quattro aiuole che compongono il nostro giardino, cercando di ricostruire l’architettura paesaggistica originaria, curando la disposizione simbolica di ogni pianta e fiore.

Negli anni l’esperienza è stata arricchita con mostre sull’immaginario futuro, lettura di poesie, “Libri parlanti” con le ricette provenienti da tutto il mondo, storie per bambini dal nostro libro “Storie dal Mondo” e splendide opere d’arte del nostro operatore Carlo Serico.

Anche quest’anno abbiamo in serbo per voi una sorpresa speciale…

Ora che la luce del sole illumina il nostro chiostro e lo fa brillare come mille arcobaleni, i fiori, gli alberi e l’umanità ivi racchiusa, si apre per voi come un’ostrica con la sua perla a mostrare le sue meraviglie. Sfileranno le persone che vivono il chiostro tutti i giorni. I loro passi ricalcano e si moltiplicano con i mille venuti prima e tutti quelli che verranno in seguito, indossando quei colori che illuminano le nostre vite, protesi nella speranza di un domani ancora più luminoso.

I vestiti, creati su misura per le nostre modelle,  sono stati cuciti dal nostro sarto e stilista esperto Kone Bakary, utilizzando tessuti Wax a stampa africana.

Il primo vestito porta il nome di “Calendula”, dal latino Calendae che indicava il primo giorno del mese, è indossato dalla nostra modella Pauline.

Portato da Sara, il vestito “Crisantemo”, dal greco antico fiore d’orato, attira con la sua bellezza creature altrettanto belle per la sua impollinazione: farfalle diurne e notturne.

Il terzo vestito indossato per noi da Patricia ha nome “Papavero”, la cromatura del polline varia nelle sfumature dei diversi generi  fino al blu scuro del papavero orientale.

Cristina veste per noi “Non ti scordar di me”, un fiore tanto bello quanto diffuso in maniera cosmopolita nel mondo e proprio per questo fa parte delle leggende di tutti i popoli della terra.

Aicha indossa per noi il vestito “Girasole”, questo piccolo sole in miniatura che si muove rivolgendosi sempre verso la luce ha però radici profondissime che possono arrivare anche a 2 metri sotto terra.

Il vestito “Peonia” , indossato da Elena, è raro come la fioritura del fiore di cui porta il nome che si fa attendere una volta l’anno, ma incanta tutti con la sua bellezza, nascondendo anche virtù officinali.

Fatim sfila per noi con il vestito “Fiòr d’òro”, chiamato anche Botton d’oro, tipico delle alture di montagna, simboleggia rinnovamento e trasformazione, grazie alla sua resilienza alle avversità.

Kateryna indossa per noi il completo “Glicine” che con il suo profumo inebriante si avvolge verso altezze inaudite riempiendo di romanticismo i prati ombreggiati dai suoi splendidi fiori.

La coppia Carlo e Feline, nella sfilata come nella vita, portano per noi “I Tulipani”, simbolo delle relazioni perfette ed equilibrate.

Juliana veste per noi “Bucaneve”, chiamato anche Stella del mattino, è uno dei primi fiori ad apparire nel nuovo anno e seppur piccolo e delicato è da tempi immemori sacro e simbolico.

L’ultimo vestito è indossato per noi da Tessy e porta il nome di “Lilium”, in onore della dottoressa Pittini che con le sue mani ha cura di piante e persone dando la possibilità alle nuove vite di sbocciare.

A chiudere la nostra sfilata, accompagnato dalla nostra modella più giovane Nima, il nostro artista e artigiano Kone Bakary, che ringraziamo infinitamente per il grande regalo che ci ha fatto oggi insieme alle nostre modelle e ai nostri modelli.

A partire dal centro del nostro giardino, da quel pozzo fonte di vita, lo sguardo si affaccia su paesi, culture e lingue diverse che pur nella differenza e a volte con qualche difficoltà imparano a convivere, a comunicare. L’acqua è vita per tutti e da lì tutto parte quali che siano gli archetipi che danno forma e struttura al nostro mondo, siamo noi a significarli ogni giorno. La bellezza che guardiamo nei giardini possiamo osservarla nell’umanità che nasce, cresce, appassisce e rinasce ancora con fiori sempre nuovi, con storie sempre diverse, ciascuna racchiude il seme delle proprie scelte e tra un pasto caldo ed un vestito donato ci sono le vite che incontri….e Interno Verde è stato un ulteriore terreno di incroci!

Grazie a tutti!

Caritas Ferrara apre a Interno Verde

Per l’edizione 2025 di Interno Verde, che sarà anche l’ultima dentro le mura di Ferrara, la nostra Caritas riapre le porte del chiostro di Casa Betania, con una sorpresa: una sfilata di abiti etnici!

 

L’incontro tra Caritas Ferrara e Interno Verde

Dopo aver riempito, nel 2024, il chiostro di Casa Betania di profumi e sapori con ricette provenienti da ogni parte del mondo, anche per questa decima edizione, il 10 e 11 maggio, siamo pronti ad accogliervi, con un evento speciale.

La sfilata

Sabato 10 maggio, alle ore 15:30, le donne di Casa Betania, ospiti, volontarie e operatrici di Caritas Ferrara, sfileranno nel chiostro di via Borgovado 7 indossando abiti realizzati con meravigliosi tessuti Wax africani, cuciti su misura da Bakary Kone, sarto diventato operatore a sua volta.
Sarà una sfilata che racconterà storie di resilienza, incontro e rinascita.
L’evento permetterà di scoprire, in un modo del tutto nuovo e originale, uno dei giardini più suggestivi e nascosti di Ferrara: il chiostro medievale di Casa Betania, normalmente chiuso al pubblico, oggi luogo vivo di accoglienza, cultura e integrazione.

Il chiostro

Costruito nel 1477 per volere di Ercole I d’Este questo spazio ha attraversato i secoli trasformandosi in orfanotrofio, asilo, casa per studenti stranieri e oggi centro Caritas per donne e bambini in difficoltà.
Conserva l’antica struttura dell’Hortus Conclusus: quattro aiuole simboliche attraversate da una croce, al centro un pozzo, fonte di vita e spiritualità. Un luogo dove ogni pianta ha un significato, ogni angolo racconta una storia di fede, cura e ripartenza.

La visita

Un’occasione speciale per conoscere da vicino e in “veste” diversa chi lavora con Caritas, visitare un chiostro normalmente non accessibile e lasciarsi emozionare da una sfilata che è molto più di un evento di moda: è un inno alla speranza.

Ti aspettiamo sabato 10 maggio alle 15:30 in via Borgovado 7.

Tutte le informazioni per prenotarsi le trovi qui: https://internoverde.it

Caritas Ferrara saluta il nuovo Papa Leone XIV

Caritas Ferrara si unisce a Caritas Italiana nel salutare il nuovo Papa Leone XIV, in latino Leo PP. XIV, in inglese Leo XIV, in spagnolo León XIV, nato Robert Francis Prevost a Chicago il 14 settembre 1955, che, dall’8 maggio 2025, è il 267º papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, 9º sovrano dello Stato della Città del Vaticano.Di doppia cittadinanza, statunitense e peruviana, essendo stato a lungo missionario in latinoamerica, è il secondo papa originario del continente americano (dopo il suo predecessore Francesco), il primo nella storia proveniente dagli Stati Uniti d’America, nonché il primo appartenente all’Ordine di Sant’Agostino.

“Una pace disarmata e una pace disarmante”, sono le prime parole di Papa Leone XIV.

La pace sia con tutti voi!

Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, a tutte le persone, ovunque siano, a tutti i popoli, a tutta la terra. La pace sia con voi!

Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente. Ancora conserviamo nei nostri orecchi quella voce debole ma sempre coraggiosa di papa Francesco che benediceva Roma!

Il Papa che benediceva Roma dava la sua benedizione al mondo, al mondo intero, quella mattina del giorno di Pasqua. Consentitemi di dar seguito a quella stessa benedizione: Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti. Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di Lui come il ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace. Grazie a Papa Francesco!

Voglio ringraziare anche tutti i confratelli cardinali che hanno scelto me per essere Successore di Pietro e camminare insieme a voi, come Chiesa unita cercando sempre la pace, la giustizia, cercando sempre di lavorare come uomini e donne fedeli a Gesù Cristo, senza paura, per proclamare il Vangelo, per essere missionari.

Sono un figlio di Sant’Agostino, agostiniano, che ha detto: “con voi sono cristiano e per voi vescovo”. In questo senso possiamo tutti camminare insieme verso quella patria che Dio ci ha preparato.

Alla Chiesa di Roma un saluto speciale! Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce i ponti, il dialogo, sempre aperta a ricevere come questa piazza con le braccia aperte. Tutti, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, la nostra presenza, il dialogo e l’amore.

Y si me permiten también, una palabra, un saludo a todos aquellos y en modo particular a mi querida diócesis de Chiclayo, en el Perú, donde un pueblo fiel ha acompañado a su obispo, ha compartido su fe y ha dado tanto, tanto para seguir siendo Iglesia fiel de Jesucristo.

[E se mi permettete una parola, un saluto a tutti e in modo particolare alla mia cara diocesi di Chiclayo, in Perù, dove un popolo fedele ha accompagnato il suo vescovo, ha condiviso la sua fede e ha dato tanto, tanto per continuare ad essere Chiesa fedele di Gesù Cristo.]

A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, di Italia, di tutto il mondo vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono.

Il messaggio dei vescovi italianiIn questo tempo, così tumultuoso per i conflitti che affliggono vaste aree del pianeta e i vari cambiamenti sociali e culturali in atto, continuiamo a lavorare «per la pace nel mondo». Le assicuriamo il nostro impegno per costruire ponti di dialogo, per soccorrere l’umanità sofferente, per essere sempre a servizio degli ultimi e dei più bisognosi.

Santità, può contare su di noi, sulle Chiese in Italia: vogliamo essere strumenti vivi per realizzare il sogno evangelico di diventare un’unica famiglia umana, «un solo popolo sempre in pace».
Leggi il messaggio integrale.

Il messaggio di Caritas Italiana

“La pace sia con tutti voi”. È stata la prima espressione dal Santo Padre Leone XIV che risuona oggi come una chiamata e un impegno per tutti noi.

Ringraziamo il Signore per questo dono e ci stringiamo attorno al nuovo Pontefice riconoscendo in Lui un messaggero di speranza er un mondo assetato di fraternità e di senso.

Troppe regioni del mondo sono ancora sconvolte dalle guerre; vaste popolazioni soffrono per disuguaglianze e povertà; milioni di persone sono costrette a migrazioni drammatiche lontano dalla propria terra. A queste crisi umanitarie si aggiunge l’urgenza della crisi ambientale, che minaccia la nostra casa comune e colpisce in particolare i più fragili.

Il Papa ci ha invitato a «costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace».

Facciamo nostro questo appello: continueremo a tessere ponti di fraternità e solidarietà, favorendo l’incontro e il dialogo ovunque operiamo. Ci impegniamo ad essere artigiani di pace nei territori e nelle periferie del mondo, perché la Chiesa sia sempre più segno di unità nella diversità e ogni persona possa sentirsi parte di un’unica famiglia umana.

Santità, può contare su di noi!

La Presidenza di Caritas Italiana – a nome della rete delle Caritas in Italia – Le assicura la preghiera, l’affetto e rinnova la volontà di camminare con Lei per servire i più poveri, per testimoniare la speranza e per essere, insieme, “Chiesa missionaria, una Chiesa sempre aperta a ricevere tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità”.

Le parole della Caritas peruviana

Durante la sua missione in Perù, papa Leone XIV ha lasciato più che solo parole: ha lasciato azioni.

In tempi difficili come la pandemia Covid e il ciclone Yaku, ha promosso opere sociali, ha visitato i più vulnerabili, ha raggiunto i luoghi dove c’era più bisogno.

Il suo lavoro di vescovo si è trasformato in cibo, riparo, istruzione e speranza. Una presenza che non solo ha toccato i cuori, ma ha anche cambiato le vite.

Leggi su ItaliaCaritas.it: “L’impegno Caritas di papa Leone”.