Ago, filo e cuore: la sartoria sociale Caritas Ferrara

Di un maglione così come di una camicia non si butta via niente. Il detto non è proprio questo, ma il senso si adatta perfettamente allo scopo con cui è nata la sartoria sociale di Caritas Ferrara.

un laboratorio dove vengono riutilizzati gli abiti che non si riesce a distribuire al guardaroba e a cui viene data una seconda vita

Quando è nata l’idea

Caterina Carnuccio è la mente, o forse sarebbe meglio dire la mano che, con forbici, ago, filo e macchina da cucire, nel 2024 ha dato il via a questo progetto.
“L’anno scorso ho avuto la possibilità di dedicare del tempo alle fasce più deboli e mi sono rivolta alla Caritas, anch’io ho vissuto dei periodi al limite e ho capito che in quei momenti c’è bisogno di persone che hanno
un pensiero verso di te. Così mi sono messa a disposizione, sapendo quanto fosse importante per chi è in difficoltà”.

Il progetto creativo

Caterina era una sarta e quando lo ha detto all’operatore Michele Luciani lui le ha subito trovato un posto al guardaroba, per la distribuzione degli indumenti, “ho notato che mancavano sempre biancheria intima e berretti – racconta Caterina – e così ho proposto di usare le camicie e i maglioni che non riuscivamo a distribuire per fare un esperimento, li ho tagliati e li ho trasformati in boxer da uomo e in berretti per l’inverno”.
L’esperimento ha funzionato talmente bene e si è dimostrato talmente utile che Caterina ha eleborato dei cartamodelli facili da usare anche per altre volontarie e volontari e così è nata la sartoria sociale.

Riusare per aiutare

“Da una camicia a maniche lunghe recuperiamo più del 50% creando un boxer da uomo, copriamo tutte le taglie, dalla s alla xl. Una parte di questa biancheria va al guardaroba e una parte in carcere per i detenuti. Adesso stiamo lavorando sui berretti per l’inverno, da un maglione ne possiamo ricavare anche 3 o 4”.
La sartoria sociale è un laboratorio, dove vengono riutilizzati gli abiti che non si riesce a distribuire al guardaroba e a cui viene data una seconda vita. Ma è soprattutto un luogo di incontro per persone che hanno bisogno di stare insieme, è un modo per creare relazioni.

Cucire relazioni

“Qui si conoscono le persone molto meglio che non con un colloquio al Centro di ascolto – spiega Michele – tra i volontari ci sono anche alcuni detenuti e frequentatori del Centro diurno di via Arginone, sede della sartoria”.
Caterina, Maria che taglia, Maria che cuce, Beatrice, Patrizia, Siriana, Teresa, Silviu, Amedeo, Anna Paola (e la lista dei volontari è in continuo aggiornamento) si trovano tutti i martedì dalle 9 alle 12 proprio in via Arginone 161.

Porte aperte ai volontari

Per far parte della sartoria non è necessario saper già tagliare e cucire, certo se lo si sa fare si parte avvantaggiati e magari ci si può portare il lavoro a casa, ma Caterina ha già insegnato a molti e quindi si può considerare la sartoria anche come un corso di taglio e cucito. Se poi magari a casa si ha una macchina da cucire funzionante che però nessuno fa funzionare la si può donare alla Caritas. Al momento al Centro diurno ne hanno tre: una taglia e cuci acquistata e due macchine da cucire donate, ma siccome i volontari sono in aumento e anche l’attività cresce sarebbe meglio averne altre.

Per informazioni

Mentre raccogliamo questa intervista Caterina non si è mai fermata e ha tagliato e cucito due berretti, provenienti da un unico maglione e Maria e Beatrice hanno tagliato diverse camicie che a breve diventeranno boxer per i kit di sopravvivenza.
Ancora una volta la solidarietà passa attraverso strade diverse: c’è chi cucina, chi distribuisce pasti, chi offre assistenza a chi vive per strada e chi taglia e cuce boxer e berretti. Un modo per aiutare chi è in difficoltà lo si trova sempre. Anche con ago e filo.
Per maggiori informazioni il Centro diurno di via Arginone 161 è aperto il lunedì, mercoledì e
venerdì dalle 15 alle 18.

La mensa di Caritas Ferrara cerca nuovi volontari

La mensa di Caritas Ferrara ha bisogno di te!

Hai un po’ di tempo e voglia di dare una mano? Vieni a cucinare, servire e condividere qualche ora con noi!

Siamo alla ricerca di volontari per diverse mansioni nel nostro servizio pasti:

🍝 Cucina (9:00 – 14:00)
Per la preparazione dei pasti non servono competenze particolari, solo voglia di mettersi in gioco! 💪

Ti insegneremo le basi: come si fa un sugo per la pasta, delle verdure, un secondo semplice, a te chiediamo solo tanta collaborazione.

🥖 Bancone (11:00 – 14:00/14:30)
Componi i vassoi con posate, pane, dolci, frutta e aiutaci a rendere il pranzo accogliente per tutti.
Alla fine del turno si fanno anche le pulizie, sempre insieme e con spirito di squadra.

☕ Colazioni (7:30 – 9:00)
Si preparano caffè, latte e tè con macchinette automatiche e si servono prodotti dolci e salati già pronti.

Se vuoi dare una mano ti inseriremo volentieri!

📅 Quando: principalmente dal lunedì al venerdì, ma anche chi è disponibile nel weekend è il benvenuto!
👉 Chi può partecipare: chiunque abbia voglia di donare un po’ di tempo e di cuore.

🔗 Se vuoi unirti a noi o saperne di più, contattaci qui: https://www.caritasfe.it/contatti/
Insieme possiamo fare la differenza, un piatto e un sorriso alla volta 🙏

La targa “Medico d’Italia” al Poliambulatorio di Caritas Ferrara

Un importante reconhecimento per il Poliambulatorio Caritas di Ferrara.

Il 4 ottobre al Teatro Nuovo di Ferrara il Presidente dell’Ordine dei Medici, dott. Bruno Di Lascio ha consegnato ai medici volontari del Poliambulatorio Caritas la targa “Medico d’Italia”, dedicata alla memoria di Carlo Urbani, il medico di Medici Senza Frontiere che per primo diagnosticò la SARS e ne pagò con la vita le conseguenze.

Un premio che riconosce l’impegno quotidiano del Poliambulatorio Caritas nel garantire cure e assistenza sanitaria ai più fragili, in particolare migranti e persone in difficoltà, grazie al lavoro generoso di tanti medici e operatori volontari.

Come ha ricordato il Direttore Sanitario dott. Giancarlo Rasconi: “Siamo fieri di aver costruito, con umiltà e collaborazione, un gruppo che risponde ai bisogni di salute di chi vive ai margini, spesso dimenticato dalla nostra società”.
Un ringraziamento speciale a tutti i volontari che ogni giorno rendono possibile questa missione di cura, accoglienza e speranza.
Vi ricordiamo che il poliambulatorio è aperto dal lunedì al venerdì dalle 11:00 alle 13:00.

Grazie a La Voce di Ferrara per lo spazio dedicato a questo momento.

 

 

Inaugurata la biblioteca per bambini di Caritas Ferrara

Grazie alla solidarietà di un gruppo di amici nasce il progetto Giocare con le parole

Quando un gruppo di amici resta tale per 40 anni è un traguardo che di questi tempi, basati sulla velocità, sull’immediato, sul consumare e vivere tutto in pochi minuti, va festeggiato. E quale modo migliore, per lasciare una traccia concreta di questa amicizia, di contribuire a creare una biblioteca per bambini?

Il progetto

È stato finanziato così il progetto Giocare con le parole di Caritas Ferrara, che venerdì 5 settembre ha portato all’inaugurazione di una biblioteca per i più piccoli in viale Po 8. Questi locali ospitano già un altro importante progetto, quello di Crescere Insieme [ve ne abbiamo parlato qui], un’iniziativa rivolta a mamme e bimbi richiedenti asilo che, per motivi burocratici, non riescono a entrare negli asili o nei centri per le famiglie e sono tagliati fuori dal sistema. Per loro vengono organizzate varie attività: dal massaggio infantile, alle consulenze pediatriche, dal pomeriggio di gioco, ai gruppi psicosociali e di orientamento al territorio, durante i quali si fanno anche attività pratiche, il tutto sempre finalizzato all’inclusione.

Cosa si farà

E sempre con questo obiettivo Maria Teresa Stampi, operatrice di Caritas, ha pensato al progetto Giocare con le parole: imparare una lingua e una cultura leggendo libri, attraverso favole, fumetti, disegni, ma anche racconti di storie vere: “Per adesso la biblioteca sarà aperta per i bimbi che fanno parte del progetto Crescere Insieme. Due pomeriggi a settimana potranno leggere con educatori e volontari e anche insieme alle mamme. Sono previsti infatti momenti in cui insegneremo a queste donne a leggere ai propri figli, per consolidare il loro rapporto, renderle più autonome e anche più in grado di padroneggiare la lingua. Tra i libri che abbiamo messo a disposizione ci sono poi anche quelli che riguardano proprio la cura del bambino”.

Per allestire la biblioteca è stato necessario comprare librerie, pouf su cui far sedere i piccoli e i grandi lettori, tappeti, e ovviamente libri, la maggior parte dei quali sono stati acquistati alla libreria specializzata “Testaperaria”.

Il dono di un gruppo di amici

Ed è a questo punto della storia, quasi una favola anche questa, che entra in gioco il gruppo dei Ragazzi del ‘65. Giovanni frequenta gli stessi 13 amici dai tempi delle elementari: “Nel 2000 ci siamo ritrovati a pensare per la prima volta all’idea di festeggiare questa lunga amicizia con un viaggio, che però quell’anno è rimasto solo virtuale, abbiamo viaggiato con la mente…poi dall’anno successivo invece non ci siamo più fermati, siamo stati a Barcellona, Dublino, Monaco, ma anche in tanti bellissimi posti in Italia, l’ultimo è stato Grado. Quest’anno abbiamo tutti compiuto 60 anni e abbiamo pensato che, invece di farci fare dei regali per questa cifra tonda, avremmo potuto noi regalare un viaggio “della mente e della fantasia” a qualcuno e così abbiamo chiesto a parenti e amici di contribuire con delle donazioni al progetto Giocare con le parole di Maria Teresa, per realizzare la biblioteca per i bambini”.

Un luogo accogliente

La fine, ma anche l’inizio, di questa bella storia è una stanza con gli stencil di volpi, giraffe, balene volanti e arcobaleni alle pareti, puof colorati con le orecchie, tappeti morbidi su cui sdraiarsi e tanti libri che raccontano storie: da quella dei dinosauri a quella degli abitanti del mare passando dai Barbapapà e arrivando anche alle graphic novel.

Si può contribuire

Alcuni di questi testi sono stati donati e altri sono sempre bene accetti: “Chiunque voglia contribuire ad arricchire la biblioteca può portarci libri per bambini da 0 a 13 anni – spiega Maria Teresa – vanno benissimo anche usati purché in buone condizioni. Anche perché ci piacerebbe in futuro poter aprire la biblioteca a tutti i bambini. Stiamo lavorando anche a questo”.
Chi invece fosse interessato a fare quello che hanno fatto i Ragazzi del ‘65, ovvero partecipare concretamente a un progetto Caritas, può contattare la sede di via Brasavola al 388 9706494 o mandare una mail a info@caritasfe.it e nel frattempo consultare alcuni dei progetti sul sito www.caritasfe.it.

Farmacie Comunali e Caritas Ferrara: il report del progetto

Nell’ottica della trasparenza e della gratitudine verso chi generosamente ha donato i propri punti della carta fedeltà FarmAmica a Caritas, grazie all’impgeno delle Farmacie Comunali di Ferrara, vi aggiornaimo sull’impiego dei fondi raccolti.

Clicca qui per conoscere il progetto.
Medicinali ai bisognosi con Farmacie Comunali e Caritas Ferrara
La Farm…Amica dei più bisognosi: un progetto di Caritas Ferrara e Farmacie Comunali

Nel 2024, attraverso la raccolta punti con FarmAmica, sono stati donati a Caritas 7.359 €.
Da maggio ad agosto 2025 sono stati utilizzati 445,72 € in farmaci essenziali: il 25% a favore di donne
e  il 75% a favore di uomini.

I fondi rimanenti verranno spesi entro la fine dell’anno e, se ne resteranno, anche nel 2026. All’inizio del 2026 sarà pubblicato un nuovo report di aggiornamento.

L’ ambulatorio medico di Caritas Ferrara è aperto dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 13

Il progetto con Farmacie Comunali nasce dalla solidarietà del territorio per garantire cure a chi altrimenti faticherebbe ad avere accesso ai farmaci: grazie a chi ha contribuito donando i punti FarmAmica.
La vostra solidarietà diventa salute. 

Unità di Strada Caritas: da invisibile a volontario, la storia di Erick

Da invisibile a volontario: la storia di Erick e’ la storia dell’Unita’ di Strada di Caritas Ferrara

Da assistito a volontario: il percorso di Erick, quarantottenne italiano, è la dimostrazione concreta di quanto possa essere importante venire coinvolti in un percorso di reinserimento sociale, come quello proposto dall’Unità di Strada di Caritas Ferrara.

Il progetto

Il progetto è nato a dicembre del 2024 quando un gruppo di amiche uscito per una pizza incentro ha incontrato alcuni senzatetto in via Porta Reno. “Di cosa avete bisogno?” è stata la semplice, ma fondamentale domanda. Da lì è iniziato un impegno costante, il gruppo è cresciuto, inaspettatamente molto in fretta, e ha coinvolto sempre più volontari e anche persone in difficoltà.

Una bella storia che abbiamo raccontato anche qui: https://www.caritasfe.it/unita-di-strada-gruppo-di-supporto-agli-invisibili/

Come è cominciato

E’ partito tutto da una pizza offerta, poi abbiamo iniziato a portare tisane e altro cibo caldo, coperte, vestiti – racconta la volontaria Silvia, che collabora da febbraio – grazie al passaparola e a un gruppo creato su WhatsApp ci siamo ritrovate con persone che ci portavano sacchi pieni di roba per i senzatetto. Una volontaria aveva a disposizione un piccolo deposito in Porta Po e lo abbiamo trasformato in un punto di raccolta e ritrovo per chi voleva donare e per chi aveva bisogno di qualcosa. Siamo cresciuti in fretta, ad oggi quella chat di gruppo conta circa 50 persone, sempre pronte a rispondere alle necessità che raccogliamo per strada: qualsiasi cosa chiediamo, arriva subito. Poi c’è un altro gruppo, più operativo, quello che materialmente percorre le strade, ha il rapporto diretto con le persone in difficoltà, al momento siamo una dozzina di volontari. In coppia a turno usciamo praticamente tutte le sere, tra le 20 e 20:30, d’inverno portiamo minestre, tisane, d’estate frutta, acqua. Abbiamo la fortuna che alcuni panifici, bar e pasticcerie ci regalano pane, brioche, dolci, all’inizio le ragazze preparavano dei pasti a casa e poi li portavano la sera, oggi questo non è più necessario, ci aiutano in tanti: le pizzerie Le Fate e Terra Mia ci donano spesso le pizze”.

Le uscite

A dicembre, quando l’Unità di Strada ha iniziato ad uscire, la sera andava solo in centro, poi un volontario Caritas, Domenico, ha segnalato una situazione analoga anche nella zona degli edifici abbandonati di via Scalambra e allora il giro è diventato doppio. “Non è stato semplice – ammette Silvia – quello è un altro ambiente, più isolato, buio, con diverse tipologie di persone. Ci siamo fatte accompagnare proprio da Domenico e da altri perché da sole all’inizio avevamo un po’ di paura, non conoscevamo la zona. Oggi anche chi dorme lì ha imparato a fidarsi di noi e noi di loro”.

Fino all’inizio dell’estate le persone a cui veniva fornita assistenza erano circa una quindicina in centro e una decina in via Scalambra, con luglio e agosto i numeri si sono abbassati a otto e cinque perché molti o sono solo di passaggio o si trasferiscono al mare per cercare qualche lavoretto estivo.

Il contatto umano

In centro è più facile trovare italiani e stranieri adulti con problemi di dipendenze, in Scalambra vivono più immigrati: dall’est Europa o dall’ Africa. Alcuni sono più abituati a vivere in strada e a chiedere l’elemosina, altri sono molto giovani, hanno problemi legali con i documenti, con i permessi di soggiorno. “C’è un ragazzo che viene dal Gambia, ha 25 anni – racconta con una punta di orgoglio Silvia – le prime volte che provavamo ad avvicinarci scappava ma poi piano piano, facendogli capire che volevamo solo aiutarlo e non denunciarlo, ha iniziato a fidarsi e oggi è diventato un assiduo frequentatore del Centro diurno di via Arginone, abbiamo completato insieme il suo Cv, perché possa fare domanda per un lavoro e controlliamo spesso gli annunci con lui”.

L’esperienza di Erick

Anche Erick è diventato un ospite e un volontario di via Arginone. Quando ha incontrato l’Unità di Strada dormiva in Fausto Beretta, aveva problemi di tossicodipendenza, ma voleva uscirne. Grazie a Domenico Bedin ce l’ha fatta, si è ripreso e adesso dorme nella Comunità di Pratolungo, a Cona, svolge piccoli lavori come giardiniere ed esce spesso la sera con gli altri del gruppo dell’Unità per aiutare chi si trova nelle stesse condizioni in cui si è trovato lui, e il venerdì pomeriggio fa il volontario dalle 15 alle 18 al Centro diurno, dove di recente gli hanno anche organizzato una festa di compleanno. La sua non è l’unica esperienza del genere per fortuna, altri come lui sono passati da assistiti ad assistenti e la loro presenza aiuta molto perché permette ai volontari di stabilire un contatto anche con chi è più diffidente.

Un primo bilancio

Parlando con Silvia si capisce subito che, dopo otto mesi, l’Unità di Strada è già diventata qualcosa di diverso rispetto all’inizio. Non si porta più soltanto qualcosa per coprirsi o da mangiare, molti adesso a pranzo vanno alla mensa di via Brasavola.

“Li aiutiamo con i percorsi medici, con quelli legali, li indirizziamo in Caritas per poter essere seguiti al meglio, li accompagniamo ai vari appuntamenti, il nostro obiettivo è quello di avere un approccio continuativo, restargli vicino non solo per assicurarci che abbiano un pasto caldo ma anche per dargli delle prospettive che prima non vedevano. Non siamo mai arrivati portando solo cibo e dando per scontato che fosse l’unica cosa di cui avevano bisogno, certo quello e il freddo erano l’emergenza, ma poi gli abbiamo sempre chiesto di cosa avessero bisogno, come potevamo aiutarli. Ognuno ha la sua storia: chi è arrivato dalla Nigeria per studiare poi però ha perso la famiglia ed è rimasto senza risorse con i documenti scaduti e si è ritrovato in mezzo alla strada, chi ha lievi disabilità cognitive o ha subito traumi fisici e psichici e ha difficoltà a trovare casa e lavoro. Noi cerchiamo per ognuno il percorso più adatto per riuscire a renderli autonomi e a non farli tornare in strada”.

Il futuro dell’Unità

Il prossimo passo è quello di trovare un nuovo punto di raccolta, distribuzione ma anche vendita per raccogliere fondi e autofinanziarsi, quello di Porta Po non è più disponibile, nel frattempo con tutto quello che è stato portato dai volontari in questi mesi l’Unità di Strada ha fatto vari mercatini e sono andati anche piuttosto bene.

“Vogliamo allargare il gruppo, darci un regolamento interno, strutturarci meglio – sottolinea Silvia – per poter essere sempre più efficaci ed efficienti”.

Per chi fosse interessato ad unirsi all’Unità di Strada i riferimenti sono sempre quelli di Caritas, esiste anche una pagina Facebook per conoscere più da vicino l’attività: Gruppo di sostegno per invisibili, che forse oggi possono essere un po’ meno invisibili!

La vacanza ferrarese dei giovani ucraini con Caritas

Poter fare il bagno in mare senza la paura delle mine: è una delle immagini più belle che resterà negli occhi dei 45 ragazzi ucraini che sono stati ospiti per due settimane, dal 27 luglio all’8 agosto, del camping Florenz di Lido degli Scacchi. Regalare a questi giovani la possibilità di vivere una vacanza vera, come tanti coetanei, fatta di amici, sole, mare e bagni spensierati era proprio l’obiettivo del progetto “È più bello insieme” che li ha portati in Italia, un progetto nazionale coordinato da Caritas Italiana con il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana, la collaborazione delle Acli e la partecipazione delle diocesi e delle Caritas locali, in questo caso di Caritas Emilia – Romagna e Caritas Ferrara.

Arrivati ai lidi ferraresi dalle città di Sumy e Odessa, insieme a cinque operatori, i ragazzi e le ragazze, tra i 12 e i 17 anni, hanno potuto svolgere diverse attività in spiaggia, come il beach volley, il calcetto o il gioco delle bocce, vera novità per loro, oppure in piscina. Hanno partecipato alle iniziative organizzate dal camping, in particolare ai balli di gruppo e nelle ore più calde si sono dedicati a laboratori di disegno, anche su maglietta, perline da stirare o semplicemente si sono seduti intorno a un tavolo per giocare a carte o jenga.

Gli operatori di Caritas Ferrara hanno organizzato anche una gita a Comacchio per far conoscere meglio il territorio e, grazie ad Acli e al Canoa Club, hanno anche vissuto una giornata “in barca” ospiti dell’Oasi di Vigarano Pieve e nel laghetto hanno fatto un giro sul “dragone” imparando il lavoro di squadra. Per chiudere in bellezza un giorno davvero indimenticabile: tour del centro di Ferrara per vedere il Castello e la Cattedrale.

Per tutti i ragazzi era la prima volta in Italia, per alcuni anche la prima volta all’estero: un’occasione unica di costruire legami e ricordi per affrontare anche i tempi più difficili, dove fare il bagno in mare può essere pericoloso e non si può giocare con gli amici in spiaggia.

La povertà in Italia: il Report di Caritas

Nel giugno scorso, presso la sede nazionale di Caritas in via Aurelia a Roma, è stato presentato il Report statistico nazionale 2025 sulla povertà in Italia.
Il dossier è un lavoro di raccolta e di analisi dei dati provenienti da 3.341 Centri di ascolto e servizi delle Caritas
diocesane, dislocati in 204 diocesi delle 16 regioni ecclesiastiche italiane, tra cui anche quella di Ferrara.

Un quadro drammatico

Ne emerge una fotografia drammatica, se si pensa che i numeri pubblicati appartengono solo ai servizi informatizzati che rappresentano circa la metà delle strutture promosse o gestite dalle Caritas diocesane e parrocchiali. In un contesto segnato da crisi geopolitiche, tensioni commerciali e inflazione persistente, la povertà costituisce ancora una ferita aperta per l’Europa e per l’Italia.

Povertà diffusa

Secondo gli ultimi dati Istat, nel nostro Paese quasi un residente su dieci vive in condizione di povertà assoluta: si tratta di 5 milioni e 694 mila persone, appartenenti a 2 milioni e 217 mila famiglie che non riescono a soddisfare i bisogni essenziali di una vita dignitosa.

I dati di Caritas

In questo scenario la rete Caritas continua a rappresentare un presidio fondamentale di solidarietà. L’aiuto
ha raggiunto un gran numero di famiglie e, nel complesso, circa il 12% delle famiglie in povertà assoluta.
Nel 2024, i Centri di Ascolto e servizi Caritas – la cifra si riferisce solo ai servizi in rete con la raccolta dati – hanno accolto 277.775 persone, corrispondenti ad altrettanti nuclei familiari. Un numero in crescita del 3% rispetto al 2023 e del 62,6% rispetto a dieci anni fa (2014). Cala l’incidenza dei “nuovi ascolti” (37,7%, contro il 41% del 2023), mentre crescono le situazioni di povertà intermittente o di lunga durata.
Allarmante è l’aumento dei casi di cronicità: oltre un assistito su quattro (26,7%) vive in una condizione di disagio stabile e prolungato. La povertà diventa anche più intensa: il numero medio di incontri annui per persona è quasi raddoppiato rispetto al 2012 (da 4 a 8).

L’analisi

Analizzando il profilo delle persone accolte e sostenute, l’età media è oggi di 47,8 anni. Cresce la presenza
degli anziani: se nel 2015 gli over 65 erano solo il 7,7%, oggi rappresentano il 14,3% (il 24,3% tra gli italiani).
Restano strutturali le difficoltà delle famiglie con figli, che costituiscono il 63,4% degli assistiti.
Prevale la fragilità occupazionale: il 47,9% è disoccupato, mentre il 23,5% ha un lavoro che non costituisce
un fattore protettivo rispetto all’indigenza. Tra i 35-54enni la percentuale dei working poor supera addirittura
il 30%. Non è solo la povertà economica che spinge a chiedere aiuto: il 56,4% delle persone seguite vive almeno due forme di fragilità, il 30% ne sperimenta tre o più.
All’interno del report sono presenti due focus tematici.

Disagio abitativo

Il primo riguarda il disagio abitativo, oggi una delle dimensioni più critiche della povertà. Nel 2024 – secondo
l’Istat – il 5,6% degli italiani vive in grave deprivazione abitativa e il 5,1% è in sovraccarico dei costi, non
riuscendo a gestire le spese ordinarie di affitto e mantenimento. Tra le persone seguite dal circuito Caritas la
situazione appare molto più grave: di fatto una su tre (il 33%) manifesta almeno una forma di disagio legata all’abitare. In particolare: il 22,7% vive una grave esclusione abitativa (persone senza casa, senza tetto, ospiti
nei dormitori, in condizioni abitative insicure o inadeguate), il 10,3% presenta difficoltà legate alla gestione
o al mantenimento di un alloggio (per lo più rispetto al pagamento di bollette o affitti). Il tasso di sovraccarico
dei costi tra le persone seguite è, dunque, più che doppio rispetto alla media nazionale.

Vulnerabilità sanitarie

Il secondo focus, dedicato alle vulnerabilità sanitarie, sottolinea in primo luogo il tema della rinuncia
sanitaria: in Italia – secondo l’Istat – circa 6 milioni di italiani (il 9,9% della popolazione) hanno rinunciato a
prestazioni sanitarie essenziali per costi o attese eccessive. Tra le persone accompagnate dalla Caritas la
situazione appare più complessa: almeno il 15,7% manifesta vulnerabilità sanitarie, spesso legate a
patologie gravi e alla mancanza di risposte da parte del sistema pubblico. Molti di loro fanno esplicita richiesta
di farmaci, visite mediche o sussidi per prestazioni sanitarie; altri invece non formulano richieste specifiche,
lasciando presumere che il fenomeno delle rinunce sia ampiamente sottostimato, soprattutto tra i più
marginalizzati che spesso sfuggono ai circuiti statistici e sanitari formali. La povertà sanitaria si intreccia quasi sempre con altre forme di bisogno (nel 58,5% se ne cumulano 3 o più) in un circolo vizioso: casa, reddito,
salute, istruzione e relazioni si condizionano a vicenda, rendendo difficile ogni percorso di uscita.

Persone oltre i numeri

Il profilo di chi ha bisogno si è dunque profondamente trasformato, riflettendo una povertà sempre più
trasversale, complessa e spesso non intercettata o adeguatamente supportata dal welfare.

“Il Report statistico”, sottolinea il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, “ci consegna le storie di persone che ogni giorno incrociamo nei nostri servizi. Non si tratta solo di numeri, ma di donne e uomini che appartengono alle nostre comunità. I dati ci aiutano a capire, ma non bastano
da soli. Ci chiedono di andare oltre una lettura superficiale, oltre l’analisi sociologica. In gioco c’è la vita di chi resta ai margini ed è spesso invisibile. Tra le pieghe di una realtà segnata da contraddizioni e fragilità, si fa spazio un appello alla comunità tutta, interpellata in profondità nella sua vocazione alla corresponsabilità. Scegliamo di stare sulle soglie, di abitarle, di prenderci cura, di favorire processi che non si fermino all’emergenza, ma aprano strade di cambiamento possibile. È questa la nostra responsabilità, ma anche la nostra speranza”.

Per approfondire

il Report Statistico 2025
la Sintesi del Report Statistico 2025 
schede con i dati

Caritas Ferrara porta al mare i bimbi ucraini

Due settimane per conoscere il mar Adriatico, un piccolo pezzettino d’Italia e la
spensieratezza delle vacanze.
Questo vivranno i ragazzi ucraini che Caritas Ferrara ospiterà dal 27 luglio al 9 agosto.
Alloggeranno al Camping Florenz, a Lido degli Scacchi, dove sono stati prenotati 50 posti: 45
per i ragazzi e 5 per gli educatori che li accompagneranno in questo viaggio.

I giovani ospiti

Hanno tra i 12 e i 16 anni, arrivano dalle città di Sumy e Odessa (in ucraino Odesa), dove vivono in orfanotrofi o in famiglie con gravi problemi economici e sono seguiti dalle Caritas di quelle città. Viaggeranno in treno fino a Bologna e poi in pullman fino al mare.

Il progetto

Il progetto, nato nel 2022, si chiama “È più bello insieme” ed è coordinato da Caritas Italiana
con il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana, la collaborazione delle ACLI e la
partecipazione attiva, da nord a sud, di dieci diocesi e Caritas locali. In questa estate 2025
grazie a questa iniziativa verranno circa 600 minori ucraini in Italia.

La partecipazione di Caritas Ferrara

“Noi partecipiamo per la prima volta – spiega Paolo Falaguasta, direttore di Caritas diocesana di Ferrara e Comacchio, che insieme appunto a Caritas Italiana e a Caritas Emilia Romagna finanziano il soggiorno – è
la nostra prima esperienza di questo tipo, sicuramente impegnativa, anche perchè insieme ai
5 operatori ucraini ci saranno anche due nostri operatori, una ragazza moldava e un ragazzo
ucraino che faranno da traduttori, mediatori e aiuteranno nelle varie attività”. Tante quelle
previste: a partire da una biciclettata a gruppi per conoscere i dintorni del campeggio e poter
visitare il Delta del Po, giochi in spiaggia ma anche nella piscina del camping, diversi tipi di
sport visto che ci saranno a disposizione campi da calcetto, tennis, beach volley, basket e
tavoli da ping-pong. Ci sarà anche la possibilità di svolgere, sotto un gigantesco gazebo, laboratori creativi, in
particolare di disegno. “In questo intenso programma abbiamo anche inserito serate cinema con la proiezione di film ucraini o sottotitolati e serate karaoke – aggiunge Falaguasta – e poi all’interno della struttura
c’è un parco giochi con tappeti elastici, scivoli e altalene”. Tutto per rendere questa prima volta in Italia unica e indimenticabile per questi ragazzi, anche l’alloggio sarà particolare: vivranno nelle “mobile home”, casette mobili che hanno fino a 5 posti letto.

Fare rete insieme

“È più bello insieme” non è un progetto di turismo solidale – sottolineano da Caritas Italiana – e
nemmeno di semplice assistenza. È la manifestazione concreta di una rete discreta e
capillare fatta di comunità che scelgono di “stare”, con semplicità, accanto alla fatica dell’altro.
“In queste settimane – dice don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana – l’esperienza
dell’accoglienza diventa un’occasione di fraternità autentica. È uno scambio di doni che
costruisce amicizie in grado di andare oltre ogni confine, per custodire la bellezza che sempre
caratterizza ogni incontro. È un seme di speranza piantato in un terreno reso fertile dalla solidarietà, in grado di annunciare che un mondo diverso è possibile, un mondo in cui ci sentiamo tutti chiamati ad essere costruttori di ponti di dialogo”.

Le parole del Papa

E di costruire ponti ha parlato anche Papa Leone XIV che poche settimane fa ha incontrato il
primo gruppo di minori arrivati in Italia con questo progetto: “E’ importante rispettarci, non
fermarsi alle differenze, ma costruire ponti, amicizie, cercare l’opportunità per aiutare l’altro.
Essere promotori di pace, tutti possiamo essere amici, fratelli, sorelle”.

Più di una vacanza

Per i 45 ragazzi ucraini accolti da Caritas Ferrara queste due settimane al Camping Florenz
saranno molto più di una semplice vacanza: saranno un’esperienza di libertà, di gioco e di
incontro, in cui ritrovare un po’ di serenità, conoscere nuove persone, sentirsi accolti e parte
di qualcosa di più grande, collezionare ricordi felici.
E forse, dopo un bagno in mare, una partita di calcetto, un karaoke e una pedalata nelle valli
di Comacchio porteranno con sé la certezza che anche lontano da casa c’è qualcuno pronto
a tendergli una mano. Perché…“è più bello insieme”.

Ferrara Terzo Mondo e Caritas Ferrara unite nella solidarietà

Insieme per l’Africa

La collaborazione tra Caritas Ferrara e Ferrara Terzo Mondo è nata da un incrocio di destini: Cinzia Rossi, moglie di Luca Andreoli, da sempre pilastro dell’associazione di solidarietà internazionale, ha saputo che c’era bisogno di volontari in via Brasavola per distribuire le colazioni la domenica mattina. Lei si è presentata e dopo qualche giorno ha spiegato al marito che il venerdì le colazioni non sarebbero più state distribuite perché mancavano i volontari: Luca non si è tirato indietro e anche lui si è reso disponibile.

Da cosa nasce cosa e Luca si è prestato, tre mattine a settimana, per andare a ritirare dai supermercati i prodotti per la mensa. Tutto questo risale a marzo 2024. Da allora Luca non ha mai perso occasione di testimoniare l’importanza del volontariato, in particolare del progetto di adozione di famiglie che Ferrara Terzo Mondo sta portando avanti da quasi 10 anni in Etiopia, ad Addis Abeba, grazie ai fondi raccolti con il Mercatino dell’Usato. Un progetto a cui anche Caritas Ferrara ha deciso di contribuire.

La storia

Questo progetto parte veramente da lontano: “Nel 2002 io ho adottato due bambine etiopi –  racconta Luca – e dopo tre anni è arrivata anche un’altra loro sorella, 15enne, che però voleva tornare dalla sua famiglia appena possibile e così l’ho accontentata e nel 2011 l’ho riportata dai suoi parenti…mi sono guardato intorno e ho deciso di iniziare a collaborare con l’Associazione che ci aveva aiutato ad adottare le nostre figlie: il Centro Aiuti per l’Etiopia. Abbiamo cominciato a mandare fondi raccolti dal Mercatino dell’Usato, nato dall’Associazione Mani Tese nel 1979. Ferrara Terzo Mondo invece è stata fondata nel 1985: già allora avevamo capito che la cosa fondamentale per noi non era domandare direttamente soldi alle persone, ma reperire fondi attraverso mercatini del riuso. E oggi questo denaro lo utilizziamo per adottare a distanza delle famiglie etiopi, con l’aiuto in loco di Zerihun Negash, un giovane insegnante che ho conosciuto 12 anni fa e grazie al quale ho potuto adottare la nostra quarta figlia”.

 

In Etiopia

L’Etiopia conta 130 milioni di abitanti, l’80% vive in povertà, di questi un 20% è in miseria, talmente in difficoltà da non sapere nemmeno se e come ci si sveglierà il giorno dopo.

Adottare una famiglia che vive in queste condizioni significa darle un mensile per mangiare e pagare un affitto e soccorrerla in caso di bisogno, se per esempio ci sono problemi di salute, in Etiopia non esiste infatti sanità pubblica, tutto si deve pagare. Ai bambini si garantisce una retta per una scuola privata che comprende divise, libri e quaderni. Lo scopo è quello di “creare un minimo di tranquillità in queste famiglie – spiega Luca – spesso si tratta di madri sole con i figli”.

 

La solidarietà

A inizio di quest’anno Luca ha chiesto se qualcuno di Caritas volesse accompagnarlo in uno dei suoi viaggi in Etiopia e l’operatore Michele Luciani ha accettato ed è andato a trovare le famiglie “adottate”, in particolare Michele è rimasto colpito da un progetto nel progetto: quello di assistenza ai bambini di strada (street children). Si tratta di un gruppo di ragazzini che non avevano un posto dove dormire, stavano fuori, al freddo e sotto la pioggia. Ferrara Terzo Mondo ha messo a disposizione tre case in affitto con giovani donne che hanno già bambini e che fanno da madri anche ai bambini di strada, che hanno così trovato una nuova famiglia e un tetto.

Al momento Caritas contribuisce al progetto inviando volontari (e spesso anche abiti o oggetti donati) per tenere aperto il Mercatino dell’Usato, tra questi c’è Klemened Poci, viene dall’Albania, è in affidamento in prova e il lunedì e giovedì pomeriggio fa il volontario al Mercatino (oltre ad essere in Caritas il resto dei giorni della settimana). “Mi trovo molto bene – racconta – magari non faccio la parte più commerciale, ma mi occupo di tutto il resto, spostare la merce, pulire, tenere in ordine”.

 

I dati

Un po’ di numeri di questo Mercatino: nel 2024 sono stati raccolti 28.345 euro (+4,95% sul 2023). Tolte le spese di affitto e gestione dei locali, sono stati inviati in Etiopia 15.060 euro così distribuiti: aiuto mensile per 28 famiglie (pari a 100 persone) 11.374 euro, aiuto per il progetto “street children” (con affitto di 3 case) 3.186 euro, più il compenso di Zerihun Negash.

 

Obiettivi futuri

Questi i prossimi passi della collaborazione tra Caritas e Ferrara Terzo Mondo.

Far rientrare il progetto di adozione delle famiglie etiopi tra quelli finanziabili con le donazioni Caritas e in questo modo chi dona potrebbe scaricarlo in sede di dichiarazione dei redditi, cosa al momento non possibile con Ferrara Terzo Mondo.

E provare ad organizzare esperienze dirette sul campo, come quella fatta da Michele, per gruppi di volontari o operatori, “sono viaggi che ti fanno toccare con mano la realtà – sottolinea Luca – viaggi che possono cambiare la vita o fartela vedere da un’altra prospettiva”.

Il Mercatino

Il Mercatino dell’Usato di Ferrara Terzo Mondo e Caritas si trova in via Guidetti 28, è aperto tutti i giorni feriali dalle 16 alle 19 e oltre ad acquistare è possibile anche portare abiti o oggetti che non si usano più (sempre che siano in ottime condizioni), anche abiti da donna o bambino che invece in Caritas non vengono raccolti. Per maggiori informazioni potete contattare il Mercatino allo 0532 205472.