Giornata della Carità: «da noi, sempre più lavoratori bisognosi»

L’intervista al Direttore Paolo Falaguasta in occasione della Giornata di domenica 12 marzo

 

Direttore, tutti i dati ci dicono che in Italia non esiste solo la cosiddetta “povertà ereditaria” all’interno delle famiglie, ma che la platea dei poveri si allarga sempre di più. Quali sono le cause principali di tutto ciò?

«Innanzitutto, l’inasprimento dei prezzi al consumo, in particolare dei beni alimentari. Il costo della vita è nettamente in aumento. L’attuale Governo sembra intenzionato a voler alzare le pensioni, ma non credo sarà comunque un aumento corposo, sufficiente per contrastare l’aumento dei prezzi. Oltre a ciò, c’è l’incremento delle utenze che rende tutti un po’ più poveri: chi prima sopravviveva in autonomia, ora si trova in difficoltà anche a sopravvivere. Queste famiglie prima non risparmiavano, ora non hanno proprio più nulla da parte, e quindi si rivolgono ai servizi sociali, alla Caritas, o ad altri enti benefici».

 

Qual è la situazione nello specifico di Ferrara? È una tendenza che avete notato anche nella vostra attività quotidiana?

«Quel che vediamo ogni giorno dal nostro “osservatorio” qui in Caritas, è che a chiederci aiuto non sono più solo i poveri “tradizionali” o i disoccupati, ma anche quelli che lavorano: avere casa oggi, ad esempio, è più un debito che una risorsa, dover fare anche dei lavori in casa diventa un salasso per molte famiglie. Alla nostra Caritas, quindi, si rivolgono sempre più anche lavoratori saltuari, precari, stagionali. Come dicevo prima, sono coloro che prima, bene o male, sopravvivevano in autonomia, ma ora non più».

 

Può darci un po’ di dati riferiti a questi nuovi poveri che si rivolgono alla nostra Caritas diocesana?

«Nel 2022 nella sede Caritas di via Brasavola e nelle Caritas parrocchiali sono state 215 le persone assistite che fanno lavori stagionali, a chiamata, oppure stage o tirocini dopo aver perso il lavoro. Solo un anno prima erano 115, e nel 2020 erano 46. E gli occupati che si sono rivolti alle nostre Caritas, negli ultimi tre anni sono stati mediamente 150 all’anno. Interessante anche il numero delle persone da noi assistite in possesso di una laurea, raddoppiato dal 2021 al 2022.

 

E sono in aumento anche gli assistiti totali, considerando tutte le Caritas in Diocesi?

«Purtroppo sì: nel 2019 erano 1089; nel 2020, 1181; nel 2021, 1275; l’anno scorso sono stati ben 250 in più: 1523 persone che si sono rivolte a noi».

 

Il 12 marzo è la Giornata diocesana della Carità. Quale iniziativa avete pensato per quest’anno?

«Sì, il 12 marzo richiameremo l’intera collettività a riflettere sul tema della carità, ad avere consapevolezza che in ogni singola comunità sono tantissime le persone che hanno bisogno di aiuto.

Le donazioni andranno quindi a famiglie con basso reddito: la nostra Caritas diocesana con le offerte della Giornata finanzierà l’acquisto di card alimentari, che andranno a integrare la distribuzione di pacchi viveri, compiuta una volta al mese nel nostro Centro di via Brasavola e nelle varie Caritas parrocchiali».

 

Perché la distribuzione di pacchi viveri non è sufficiente?

«Perché non possiamo distribuire alimenti proteici, come carne e pesce, importanti soprattutto per i bambini. Le card alimentari saranno, quindi, specifiche, per l’acquisto di questi alimenti, attraverso l’accordo con una macelleria o con un supermercato che abbia una macelleria interna.

Mettiamo quindi le persone bisognose in condizione di poter avere una corretta differenziazione alimentare».

 

Materialmente come potrà avvenire la donazione?

«Attraverso un’offerta durante le S. Messe in ogni parrocchia domenica 12 marzo. Oppure, facendo un bonifico sul nostro conto corrente: IT 10R 05387 13004 000 000 006 664 – intestato a Caritas Diocesana di Ferrara-Comacchio – BPER».

 

Infine, in quali altri modi la Caritas diocesana sostiene le famiglie e le persone a basso reddito?

«Attraverso i nostri servizi “tradizionali”: la mensa, la distribuzione dei pacchi viveri, il mercatino della frutta e verdura, e in casi particolari con l’aiuto nel pagamento di utenze o affitti».

 

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Sul nostro sito  (https://www.caritasfe.it/) è possibile trovare tutte le informazioni sulle nostre attività, le modalità per donare e le indicazioni su come diventare volontari. Inoltre, ogni settimana, è possibile trovare aggiornamenti sui servizi e i progetti Caritas.

Caritas Diocesana è anche sui social:

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L’intervista è stata pubblicata anche sul nostro Settimanale diocesano “La Voce di Ferrara-Comacchio” (https://lavocediferrara.it/), edizione n. 9 del 10 marzo 2023

 

Giornata della Carità: una card speciale per le famiglie a basso reddito

L’iniziativa della nostra Caritas diocesana in occasione della Giornata del 12 marzo. Il Direttore Paolo Falaguasta: «da noi, sempre più lavoratori bisognosi»

 

Domenica 12 marzo, III^ Domenica di Quaresima, è in programma la Giornata diocesana della Carità. Si tratta di un’importante occasione per porre il tema della carità al centro del cammino di preparazione alla Pasqua, condividendo i frutti del digiuno e pregando per le persone bisognose.

Come spiega Paolo Falaguasta, Direttore Caritas di Ferrara-Comacchio, «quel che vediamo ogni giorno dal nostro “osservatorio” qui in Caritas è che a chiederci aiuto non sono più solo i poveri “tradizionali” o i disoccupati, ma anche coloro che un lavoro ce l’hanno, seppur saltuario o precario. Si tratta di coloro che prima, bene o male, sopravvivevano in autonomia, ma ora non più, a causa dell’inasprimento dei prezzi al consumo e dell’aumento delle utenze».

Nel 2022 nella sede Caritas di via Brasavola e nelle Caritas parrocchiali sono state 215 le persone assistite che fanno lavori stagionali, a chiamata, oppure stage o tirocini dopo aver perso il lavoro. Solo un anno prima erano 115, e nel 2020 erano 46.

«Il 12 marzo – prosegue – richiameremo l’intera collettività a riflettere sul tema della carità, ad avere consapevolezza che in ogni singola comunità sono tantissime le persone che hanno bisogno di aiuto. Le donazioni raccolte nella Giornata andranno quindi a famiglie con basso reddito: la nostra Caritas diocesana con le offerte ricevute finanzierà l’acquisto di card alimentari, che andranno a integrare la distribuzione di pacchi viveri, compiuta una volta al mese nel nostro Centro di via Brasavola e nelle varie Caritas parrocchiali». Nello specifico, le card alimentari potranno essere utilizzate per l’acquisto di alimenti proteici, come carne e pesce, importanti soprattutto per i bambini, permettendo così alle persone bisognose di poter avere una corretta differenziazione alimentare.

Domenica 12 marzo sarà possibile fare un’offerta durante le S. Messe in ogni parrocchia dell’Arcidiocesi. Oppure, è possibile fare un bonifico sul conto corrente IT 10R 05387 13004 000 000 006 664 – intestato a Caritas Diocesana di Ferrara-Comacchio – BPER.

Sul sito della Caritas di Ferrara-Comacchio https://www.caritasfe.it/ è possibile trovare tutte le informazioni sulle attività, le modalità di donazione e le indicazioni su come diventare volontari. Inoltre, ogni settimana, è possibile trovare aggiornamenti sui servizi e i progetti Caritas.

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Cammini di rinascita: donne e minori verso l’autonomia

Marika Belmonte, Assistente sociale di Caritas Ferrara, ci racconta come avviene l’accompagnamento delle donne e dei minori immigrati accolti a Casa Betania o negli altri appartamenti Caritas

Dalla paura e dall’estrema fragilità alla soddisfazione di percepirsi come soggetti autonomi, in grado di ricostruirsi una vita serena.

È questo il lungo e difficile percorso che compiono le donne ospite del servizio di Accoglienza della nostra Caritas diocesana. E in questo cammino verso la piena consapevolezza di sé e del proprio valore, un ruolo importante lo gioca Marika Belmonte, Assistente sociale in servizio a Casa Betania dal 2021.

«La mia prima esperienza in quest’ambito – ci racconta – risale a un mio tirocinio svolto durante il percorso universitario nella Caritas di Palermo, e poi con altre esperienze di Servizio civile, volontariato, prima di diventare operatrice», fino al trasferimento nella nostra città.

Il compito di Marika consiste nell’accompagnare e sostenere la costruzione di progetti di autonomia individuale, di animazione per i minori e di orientamento all’uso dei servizi territoriali del pubblico e del privato (qui la pagina dedicata all’Accoglienza residenziale).

«Le ragazze che accogliamo qui per la maggior parte arrivano dall’Africa via mare», prosegue. «Il loro arriva qui significa per loro un disorientamento totale». Per questo, è essenziale l’affiancamento nel suo lavoro delle mediatrici linguistico-culturali Sheikh Oyaye Rabbiia (somala), Elisa Ferraretto e Yasmine Belabess.

 

Le tappe della riscossa

Il primo incontro è molto importante e delicato: «serve a far comprendere loro dove si trovano, perché si trovano qui, cosa debbono fare per avere i documenti di identità, per il permesso di soggiorno. E spiego loro cos’è la Caritas». Tenendo in conto che la stragrande maggioranza di loro è analfabeta….

Riguardo alla domanda per chiedere la Protezione Internazionale, «le supporto nella compilazione del modulo per la richiesta e raccolgo la loro storia personale, che viene trascritta e poi allegata alla domanda di asilo». Inoltre, «le supporto nelle fasi che conducono al colloquio con la Commissione Territoriale che deciderà se riconoscere la Protezione Internazionale». Non bisogna dimenticare che si tratta di persone che hanno subito traumi importanti (molte di loro sono passate per i famigerati campi libici), quindi «piene di paura, estremamente fragili, che all’inizio quindi faticano ad aprirsi. Nei primi incontri dalle loro storie emergono molto spesso che sono state vittime di mutilazione dei genitali, di matrimoni forzati, di stupri».

Nel caso non riescano ad ottenere il Permesso di soggiorno, Marika le aiuta anche a preparare il ricorso per il Tribunale. Solitamente, però, questi iter durano anni. Nel frattempo, «cerchiamo di accompagnarle verso l’autonomia», che in molti casi non hanno perso ma mai conosciuto.

Si parte, innanzitutto, con la scolarizzazione base (come detto, per molte di loro significa partire dall’imparare a leggere e a scrivere) e l’insegnamento della lingua italiana. Nonostante i traumi che si portano dentro, «tante volte però – prosegue Marika – ho notato la loro grande forza di volontà, la voglia di vivere, di riscatto, per cui tante di loro dopo 1-3 anni riescono ad imparare l’italiano e a raggiungere una certa formazione».

La seconda fase è quella dell’integrazione lavorativa, «che avviene attraverso il supporto alla ricerca del lavoro, l’aiuto nella compilazione del curriculum vitae, gli incontri di orientamento al lavoro». I primi impieghi che riescono ad ottenere sono lavori stagionali perlopiù in ambito agricolo. Alcune di loro, poi, si iscrivono a corsi professionalizzanti, come quelli per Assistente familiare o OSS.

Vi è poi l’aspetto dell’assistenza sanitaria, in collaborazione col nostro poliambulatorio: «molte arrivano gravide, per cui le nostre ginecologhe le assistono e le preparano al parto». E sono attivi anche il Corso Salute Donna per la prevenzione delle malattie e la campagna di vaccinazione, corsi per la corretta alimentazione, e percorsi specifici per le madri.

Un altro ambito fondamentale per la loro autonomia è quello per l’orientamento al territorio, con incontri ad hoc tenuti da Marika per la gestione delle attività quotidiane riguardanti, ad esempio, il rinnovo della carta d’identità e la ricerca del medico di base.

Riguardo ai minori, il ruolo di Marika consiste nel mantenere i contatti con la scuola che frequentano, con gli insegnanti, con le attività del doposcuola, con le società sportive se scelgono di fare sport. E bisogna considerare che molti di loro sono seguiti anche dalla Neuropsichiatria, per i traumi subiti nelle prigioni libiche, dove spesso nascono e vivono i primi anni di vita.

 

Rinascere a nuova vita

Tutti obiettivi, questi, ci spiega ancora, «che vanno condivisi con la persona interessata, tenendo conto delle differenze culturali spesso rilevanti», ad esempio nell’essere, queste donne, abituate a dipendere totalmente da una figura maschile (il padre, un famigliare, il marito). Il percorso di autonomia, quindi, va costruito pian piano, «facendo acquisire loro sempre maggiore consapevolezza di sé e la conseguente capacità decisionale. E quando riescono ad abbattere questi muri dettati dalle loro consuetudini e dall’educazione ricevuta, e la conseguente paura, è davvero una grande soddisfazione. Ci si affeziona a loro, a volte il distacco non è facile, ma molte di loro tornano a trovarci».

Hamburger solidali grazie a McDonald’s

Ogni giorno fino a Pasqua hamburger e altro destinati a tre Caritas

Una nuova importante donazione per la nostra Caritas diocesana: McDonald’s e Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald donano 350 pasti caldi a settimana ad alcune strutture caritative del territorio che accolgono persone e famiglie in difficoltà, convenzionate con Banco Alimentare dell’Emilia-Romagna. Si tratta della terza edizione di “Sempre aperti a donare” , ora giunta anche nel nostro territorio.

Nella nostra provincia sono coinvolte Caritas di Ferrara, Gruppo Caritas Parrocchiale S. Maria In Aula Regia di Comacchio e Caritas di Penzale, grazie ai ristoranti McDonald’s di Ferrara in via Modena, di Cento in via Matteo Loves e di Comacchio lungo la SS Romea.

Per quanto riguarda la nostra Caritas di Ferrara ogni giorno, dal lunedì al venerdì, il McDonald’s di via Modena dona 40 hamburger (appena fatti), 40 bottiglie di acqua da mezzo litro e 40 confezioni di mele tagliate a fette.  Il tutto viene raccolto dal volontario Claudio in tarda mattinata e distribuito in mensa durante il pranzo. L’iniziativa si concluderà a Pasqua.

Alla Caritas Aula Regia di Comacchio, invece, la raccolta avviene ogni mercoledì mattina al ristorante lungo la Romea, con la donazione di 50 hamburger (appena fatti), 50 bottiglie di acqua da mezzo litro e 50 confezioni di mele tagliate a fette. Martedì, giovedì e sabato queste donazioni vengono distribuite insieme agli altri pacchi viveri dal gruppo Caritas parrocchiale coordinato da fra Juan Maria Tesorero e composto da diversi volontari diretti da Giovanni Farinelli.

Ogni storia è a sé, e va ascoltata: l’Accoglienza delle donne e dei minori

Abbiamo incontrato le operatrici Maria Teresa Stampi ed Elena Brina per farci raccontare la bella e difficile complessità del loro servizio, al di là di ogni estremizzazione e paternalismo

Qui non esistono estremizzazioni, ma solo la bella e drammatica complessità delle piccole cose. Qui le persone, le situazioni, i problemi vanno affrontati «goccia a goccia», con tenacia e pazienza, senza eccessive sovrastrutture, ma lasciando – maieuticamente – venir fuori i bisogni della persona assistita.

È questo il grande insegnamento che ci lasciano Maria Teresa Stampi ed Elena Brina, due delle operatrici della nostra Caritas di Ferrara impegnate nell’Accoglienza di donne e minori.

Accoglienza che ha, dal 2014, ha Casa Betania in via Borgovado come centro, luogo dove vivono donne con minori e donne sole richiedenti asilo, che abbiano un progetto di raggiungimento dell’autonomia e dell’indipendenza. Oltre a questa, Caritas dispone di 9 appartamenti in comodato ad uso gratuito dove in gruppi appartamento (da 4 persone negli appartamenti più piccoli a 12 in quelli più spaziosi) vivono le donne arrivate da più tempo in Italia e con una conoscenza della lingua tale da rendere loro maggiormente indipendenti. In totale, Caritas Ferrara ha 123 posti in accoglienza, attualmente tutti occupati, 50 dei quali sono bambini (e 40 nuclei familiari).

Le informazioni generali sull’Accoglienza in Caritas le potete trovare qui.

 

Biografie parallele

Il racconto della propria storia Elena la fa partire dall’esperienza in parrocchia a Pontelagoscuro con ACR, Gi.mi e con la Caritas parrocchiale. Dopo la laurea in Lingue e Letterature straniere a Unife, e quella Magistrale a Bologna, nel 2013 in Caritas svolge il Servizio Civile: per un anno si occupa del servizio docce, della mensa e della distribuzione dei vestiti, prima di approdare a Casa Betania.

Maria Teresa, invece, dopo la laurea in Psicologia a Padova, nel 2017-2018 ha svolto qui il Servizio civile, ma un’esperienza in Caritas l’aveva già avuta con lo stage svolto negli anni al Liceo Ariosto. Nel 2018 viene assunta come operatrice.

 

Goccia per goccia

«Per un servizio come il nostro ci vuole elasticità mentale, la capacità di confrontarsi sempre con mille imprevisti», ci spiega Maria Teresa. «E a volte ti rendi conto che non sei capace». Una frustrazione che, però, invece che far demordere, diventa sprone per il continuo miglioramento di sé.

«In questo – interviene Elena – siamo aiutati dal fatto che facciamo tanto lavoro di équipe, che ci confrontiamo molto tra noi operatrici e operatori. Dal Direttore ai volontari, quando ci si parla non esistono gerarchie».

Di sicuro, questo è il regno della complessità dell’esistenza: «vediamo davvero tante sfaccettature della nostra società», prosegue. «In un certo senso, il nostro è un punto di vista “privilegiato”, vediamo cioè ciò che c’è nel mezzo. La narrazione dominante fuori di qui, invece, è spesso molto estremizzata, categorizza molto: i poveri o devono essere tutti buoni o tutti cattivi…».

«La vita – si collega Maria Teresa – è fatta di tante piccole cose, è quindi complessa, com’è poi quella di ognuno di noi, non solo dei poveri. E tutte queste piccole cose nel nostro lavoro le dobbiamo considerare, goccia per goccia».

 

Partire dai loro bisogni

Per affrontare questa complessità nel rapporto con la persona bisognosa, prosegue Elena, bisogna superare «l’idea che questa sia “patetica”, che non abbia opinioni, ma solo bisogni». Una sorta di paternalismo, il ridurre il povero solo ai suoi bisogni materiali.

«Qui anche noi non siamo mai esenti dal rischio di partire dal presupposto di capire di cosa il povero necessita», incalza Maria Teresa, «mentre è solo lui che sa di cos’ha davvero bisogno, lui è il miglior conoscitore di sé stesso. Come operatrici possiamo sempre migliorare – continua -, non dimenticando mai di ascoltarli, di chiedere innanzitutto a loro quali sono i loro bisogni. Emotivamente il nostro è un lavoro impegnativo, ed è emozionante quando vediamo i cambiamenti insieme a loro». Com’è bello veder anche nascere amicizie tra le stesse donne accolte, l’aiuto reciproco che si danno.

E la più grande soddisfazione è vederle uscire dal progetto e diventare autonome, donne finalmente libere, che lavorano, divenute – o tornate – capaci di far fronte ai loro bisogni.

Ucraina, sono 47 i profughi accolti nelle nostre strutture

Sono 47 gli ucraini attualmente accolti dalla nostra Caritas diocesana, di cui 23 adulti e 24 minori. A un anno dall’inizio dell’invasione russa prosegue, quindi, il nostro impegno per ospitare donne e minori fuggiti dall’orrore della guerra. I primi profughi ucraini erano arrivati a Ferrara proprio a fine febbraio 2022.

Queste 47 persone sono accolte a Casa Betania (via Borgovado 7) e in altri 6 appartamenti, 2 della Diocesi e altri 4 dati da privati per l’emergenza Ucraina.

I due appartamenti della nostra Diocesi sono l ‘ex parrocchia di San Giacomo Apostolo in via Arginone e un piccolo appartamento in corso Porta Reno 60.

Ricordiamo che l’accoglienza di comunità (Casa Betania) e l’housing sociale (gruppo appartamento) sono le due modalità scelte dalla nostra Caritas per l’accoglienza di donne e minori. Presso Casa Betania sono ospitate madri e bambini che, per la loro condizione di fragilità, richiedono interventi di supporto e affiancamento individuale. L’housing sociale prevede invece la costituzione di nuclei di convivenza rispetto ai quali l’azione di affiancamento è rivolta al gruppo più che alle singole persone, coinvolgendo donne con maggiori capacità di autogestione.

Michele per le colazioni: un ex dirigente d’azienda nella cucina Caritas

Da un mese Michele Balboni (ex dirigente di ACFT, AMI, AFM – Farmacie Comunali)  ogni martedì è volontario nella mensa in via Brasavola

 

È un volto noto in città Michele Balboni. Una vita, la sua, spesa come dirigente d’azienda, alla guida, fra l’altro, nel mondo del trasporto pubblico, prima di ACFT poi di AMI, e per due anni di AFM – Farmacie Comunali Ferrara. Tanguero, scrittore – è autore di alcuni romanzi -, dal 1° gennaio 2023 sta sperimentando la sua nuova vita da pensionato. Ma, a differenza di altri, ha deciso di non continuare il proprio impegno lavorativo attraverso collaborazioni, ma di provare se stesso in un’esperienza radicalmente nuova.

Anche per questo, da circa un mese, ogni martedì mattina dalle 7.15 alle 9.15 lo si può trovare impegnato a preparare le colazioni per la nostra mensa di via Brasavola. Innanzitutto, ci spiega, «nel mio ambito aziendale e gestionale ho pensato fosse giusto lasciare spazio ad altri». E poi – il motivo principale – «è che da un po’ sentivo il desiderio di impegnarmi nel volontariato, di aiutare le persone in modo concreto, nella maniera più umile possibile». Tagliando il pane, preparando il latte e i caffè, stando in cucina, dietro le quinte.

Ma come si passa da dirigente a volontario nella mensa Caritas? «Per me che vengo dal mondo delle aziende, è importante il riconoscimento del bisogno del cliente o utente. Nel mondo del volontariato, invece, com’è naturale, si parla di “beneficiari”: l’attività deve dare un beneficio, un vantaggio a chi lo riceve». Un vantaggio per la persona bisognosa, si badi bene, «non solo materiale ma di riconoscimento, di affiancamento, perché si possa sentire parte di una collettività più ampia». Non va, quindi, dato loro solo la colazione ma vanno «riconosciute nella propria dignità». Lo stesso vale nel rapporto con gli operatori e gli altri volontari: «rispetto al mio passato, è normale ci siano meno gerarchie e siano richieste una delicatezza e un’attenzione diverse».

Inoltre, Michele partecipa al corso di formazione che si svolge presso il CSV, dove i diversi Centri di ascolto condividono le proprie esperienze. Un passaggio importante, questo, per rafforzare maggiormente l’impegno concreto in termini di consapevolezza. Un’ulteriore dimostrazione dell’umiltà necessaria per calarsi in questo suo nuovo servizio.

Fuori di qua, chi le considererebbe queste persone? Il Centro di Ascolto e i pacchi viveri

La testimonianza dell’operatrice Stefania Malisardi

Il contatto diretto con le persone in cerca di un aiuto, la possibilità di conoscere il loro vissuto, la loro situazione di difficoltà. Qualcosa di impagabile, l’aspetto più bello dell’essere operatrice Caritas. È questo il cuore della testimonianza di Stefania Malisardi, responsabile del Centro di ascolto e della distribuzione dei pacchi viveri nella nostra sede di via Brasavola.

«Sono qui in Caritas dal 2015 quando, dopo essermi laureata all’Accademia di belle arti, ho iniziato il Servizio Civile regionale», ci racconta. Ed è stata lei stessa a scegliere Caritas per questa sua prima esperienza. «Già allora ero impegnata nella preparazione dei pacchi, oltre che nella mensa». Poi, nel 2018 sempre qui «ho svolto il Servizio Civile nazionale nell’ambito dell’accoglienza delle donne e in seguito sono stata assunta».

 

Il primo aiuto: il colloquio

Partiamo dal Centro di ascolto, che non è uno sportello di servizio pubblico ma una rete di operatori e volontari ai quali si può chiedere un colloquio prendendo appuntamento al centralino (chiamando il 388-9706494). Dopo il colloquio, se idonei, si riceve la tessera personale identificativa. «Il colloquio – ci spiega Stefania – è importante per capire il vissuto delle persone e se sono “continuativi” oppure potranno in tempi relativamente brevi uscire dalla loro situazione di disagio e povertà».

Il Centro di Ascolto è aperto (previo appuntamento al numero sopraindicato) il mercoledì e il giovedì dalle ore 9 alle 11.

Per maggiori informazioni clicca qui.

 

Preparazione e distribuzione dei pacchi viveri

«Amo molto preparare i pacchi viveri per i nostri beneficiari – ci spiega ancora Stefania – perché posso vedere nell’immediato l’aiuto concreto». È un servizio, questo, che permette appunto un rapporto concreto con le persone: «ormai conosco quasi tutti quelli che si rivolgono a noi. Spesso mi raccontano i loro problemi, si confidano, a volte mi chiedono anche consigli pratici. Insomma, si fidano di me e questo mi dà soddisfazione. Anche perché solitamente sono persone non considerate da nessuno fuori di qua. Certo, a volte ci vuole pazienza, ma spesso basta un minimo di dolcezza per “gestire” le loro richieste». Ma che tipo di persone si rivolgono a questo servizio? È normale domandarselo. Secondo Stefania, «bisogna innanzitutto superare il pregiudizio secondo cui si rivolgono alla Caritas solo “persone strane”. In realtà è molto ampia la varietà di chi ci chiede aiuto».

I volontari impegnati nella distribuzione dei pacchi (foto) sono suddivisi in questo modo: due al martedì (Mauro e Alessandra), altrettanti al giovedì (Oriano e Christeil). Al venerdì, invece, si alternano tra loro quelli del gruppo parrocchiale di Pontegradella. E poi c’è Lucia, “l’addetta” alle tessere. L’orario per il ritiro dei pacchi viveri (sempre previo appuntamento al numero sopraindicato) è mercoledì, giovedì e venerdì dalle ore 9 alle 11.

Per maggiori informazioni clicca qui.

 

Le altre fasi

Il compito di Stefania consiste anche nella gestione del magazzino degli alimenti, controllando e rifornendo le scorte. Quando c’è l’opportunità, nel pomeriggio ritira merci donate ad esempio da aziende contadine, o l’invenduto dalle industrie. E poi c’è l’aiuto a Emily per scaricare la mattina, insieme a Nabil (detenuto in affidamento, in Caritas dall’estate scorsa) i beni alimentari raccolti nei vari supermercati.

Qualcosa, appunto, che – al di là delle “fasi” – rende davvero impagabile essere operatrice Caritas.

 

Asia, Barbara e Salvatore: tre studenti in Caritas

Abbiamo incontrato i tre ragazzi che per 10 giorni hanno svolto in Caritas lo stage per l’alternanza scuola-lavoro

Grati e positivamente stupiti per quella che per due settimane è stata, in un senso profondo, la loro casa. Sono i sentimenti che ci trasmettono tre studenti dell’ultimo anno dell’Istituto L. Einaudi di Ferrara (indirizzo “Servizi per la sanità e l’assistenza sociale”), che dal 30 gennaio fino a oggi, 10 febbraio, hanno svolto lo stage nella nostra Caritas per l’alternanza scuola-lavoro. È il secondo anno consecutivo che Caritas Ferrara accoglie studenti dell’Einaudi per lo stage.

Asia Brunelli, Barbara Palmisano e Salvatore Luca per cinque giorni alla settimana, 4 ore ogni mattina si sono messi al servizio del Centro Caritas e dei suoi assistiti.

«È una realtà che non conoscevamo molto», ci raccontano i ragazzi. «Come tanti, pensavamo avesse solo la mensa per i poveri, e invece abbiamo visto quanti servizi invece ha. Della Caritas, in generale, si parla poco, troppo poco. Meriterebbe molto più spazio sulla stampa locale».

Già con alle spalle alcune esperienze di stage (in strutture per anziani, per persone disabili, per ragazzi con autismo), i tre studenti hanno avuto innanzitutto l’opportunità di imparare sul campo come si progettano interventi in ambito sociale. Asia e Barbara, oltre alle ore in ufficio hanno fatto anche lezioni di italiano alle donne straniere ospiti di Casa Betania.

Le due ragazze ci tengono molto a soffermarsi su questa esperienza: «per me – ci spiega Asia – è stato molto importante il contatto con queste donne accolte. E mi ha commosso vedere la loro gioia grande, incontenibile, per alcuni traguardi raggiunti. Gioia che ho condiviso: ero felicissima anch’io. Vorrei tornare qui come volontaria».

«Ricorderò anch’io – ci racconta Barbara – in particolare le lezioni con le donne accolte, ad esempio nigeriane o ucraine: nonostante provengano da culture tra loro così diverse, era bello vedere come sapevano stare insieme, condividere quei momenti, come si aiutavano reciprocamente. E il fatto che vedano le operatrici e i volontari come un punto di riferimento».

«Io ho anche accompagnato Emily col furgone per il ritiro delle merci, aiutato per la distribuzione dei pacchi vivere e dei piatti in mensa», ci spiega Salvatore. «Ciò che più mi ha colpito? La possibilità di interagire con le persone, provando a metterle a loro agio, facendo in modo che potessero avere fiducia in me, che non avessero disagio nel chiedere aiuto», prosegue. «Il tatto umano è decisivo e sufficiente, non servono particolari “stratagemmi”. Basta cercare di mettersi nei loro panni». Un‘empatia che – ci dicono i ragazzi – manca tra i giovani della loro generazione, spesso egoisti, irresponsabili, infantili.

In questo, la Caritas rappresenta un modello alternativo, come stile nelle relazioni, anche tra gli stessi operatori e volontari. «Il clima qui in Caritas – ci dicono i tre studenti – è ottimo: c’è molto rispetto tra le persone, non si nota nemmeno la differenza tra operatori e volontari. È un clima accogliente, necessario per poter aiutare chi si rivolge qui. Noi stessi ci siamo sentiti fin da subito accolti».

E dell’essersi sentiti accolti, fanno parte anche parole che possono passare inosservate, ma che invece hanno un peso specifico importante. «Un giorno – ci racconta Salvatore – chiesi a un operatore: “se alla mensa viene a mangiare uno che in realtà non ha bisogno, come devo comportarmi?”. E lui mi ha risposto: “è meglio essere presi in giro, che rischiare di non aiutare uno che ha bisogno”. Mi ha colpito molto, mi ha fatto comprendere cos’è lo spirito Caritas».

Tirocini in Caritas per studenti di Medicina: tutte le informazioni

Si può fare richiesta entro il 9 febbraio tramite il SISM

L’area dei Diritti Umani del SISM – Segretariato Italiano Studenti in Medicina di Ferrara comunica che anche quest’anno sarà possibile frequentare l’ambulatorio della Caritas Ferrara, affiancando i medici volontari dal lunedì al venerdì. Ogni anno circa una 30ina di studenti svolgono il proprio tirocinio nel poliambulatorio della nostra Caritas diocesana, ognuno per una settimana.

Per accedere ai tirocini è necessario partecipare ad almeno 2 dei 3 incontri propedeutici, essere studenti dal IV anno in poi del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia ed essere tesserati presso il SISM Ferrara.

Negli incontri si parlerà di salute globale e determinati di salute, d’assistenza sanitaria come Diritto Universale; s’analizzerà la complessità del fenomeno migratorio italiano inquadrando il problema dal punto di vista sociale, legislativo, umanitario ed infine clinico.

L’obiettivo del tirocinio è permettere ai partecipanti di conoscere e vivere la realtà di un ambulatorio per migranti, affrontando contestualmente aspetti professionalizzanti quali il rapporto medico-paziente e l’approccio alle altre culture.

  • Il primo incontro si terrà venerdì 10 febbraio dalle 17:00 alle 19:00 in aula Acquario del Mammut.

Si parlerà di Salute Globale, analizzando i determinanti di salute.

Ci sarà poi ospite una specializzanda di pediatria che porterà una restituzione della sua esperienza di volontariato con il CUAMM Medici con l’Africa Cuamm a Tosamaganga, Tanzania.

  • Il secondo incontro sarà il 17 febbraio dalle 16:00 alle 18:00 in aula E3 del Mammut.

Sarà un momento di formazione e confronto in merito al tema delle gravi emarginazioni sociali. Durante l’incontro verranno affrontate le tecniche di comunicazione efficace con persone che vivono in situazioni d’emarginazione e senza dimora.

Per iscriversi, è necessario compilare il Google moduli per comunicare la vostra presenza agli incontri entro giovedì 9 febbraio.  

https://forms.gle/ow4v6MjJ3YvkbHYQ6