San Bartolo conclude la sua missione di accoglienza, ma l’impegno continua
Si conclude l’accoglienza straordinaria degli sfollati del Grattacielo a San Bartolo. Un’esperienza che, in oltre quattro mesi, ha trasformato un’emergenza in un percorso di accoglienza, accompagnamento e comunità.
L’incendio che, a gennaio, ha portato all’evacuazione del Grattacielo di Ferrara ha lasciato centinaia di persone senza casa. Di fronte a questa emergenza, l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio e la Caritas Diocesana hanno attivato una risposta straordinaria, trasformando la struttura di San Bartolo in un luogo di accoglienza temporanea per chi non aveva alcuna alternativa.
Dal mese di febbraio fino al 30 giugno, San Bartolo ha accolto oltre 40 persone, tra famiglie e giovani lavoratori, offrendo non solo un posto letto e un pasto caldo, ma un percorso di accompagnamento verso una nuova sistemazione abitativa.
L’accoglienza si conclude oggi perché la struttura, di proprietà dell’Azienda USL di Ferrara, era stata concessa temporaneamente all’Arcidiocesi in comodato d’uso proprio per far fronte all’emergenza. Terminato questo periodo, l’immobile viene restituito alla proprietà per consentirne la destinazione prevista.
Un’accoglienza costruita insieme
In questi mesi San Bartolo è stato molto più di una sistemazione temporanea. Le persone accolte hanno dimostrato grande senso di responsabilità, rispetto delle regole e spirito di collaborazione nella gestione della vita quotidiana. Si tratta di persone regolarmente presenti sul territorio e con un lavoro stabile, che si sono trovate improvvisamente senza casa a causa di un evento del tutto indipendente dalla loro volontà.
Con il passare delle settimane è nata una piccola comunità. Molti hanno scelto di condividere le camere con amici o colleghi, si sono sostenuti nella ricerca di un alloggio e hanno affrontato insieme le difficoltà quotidiane. Nonostante il trasferimento a San Bartolo abbia comportato spostamenti più lunghi per raggiungere il posto di lavoro – spesso con partenze all’alba e l’utilizzo di biciclette o monopattini – gli ospiti hanno continuato a lavorare e a costruire il proprio percorso di autonomia.
«Ne faccio un bilancio positivissimo, pur restando il grande dispiacere per la tragedia di tanti ragazzi», afferma il direttore della Caritas Diocesana, Paolo Falaguasta. «Tutti si sono comportati bene, in modo collaborativo e hanno sempre ringraziato volontari e operatori».
Una città che ha scelto di esserci
L’accoglienza di San Bartolo è stata possibile grazie a una straordinaria rete di solidarietà che ha coinvolto istituzioni, associazioni, volontari e cittadini.
Decine di volontari hanno partecipato all’allestimento della struttura e ai trasferimenti. Gli Scout hanno preparato migliaia di pasti insieme alla mensa Caritas, la Croce Rossa ha garantito la propria presenza durante i fine settimana e numerose realtà del territorio hanno collaborato nelle attività quotidiane. Tra queste, il Centro Servizi per il Volontariato Terre Estensi, la Cooperativa Serena, la Cooperativa Sociale Il Germoglio, insieme ai tanti cittadini che hanno donato generi alimentari, materiali, tempo e risorse economiche.
Particolarmente significativa è stata anche l’accoglienza del Comitato del Quartiere di Aguscello, che fin dai primi giorni ha dato il benvenuto agli ospiti con un messaggio di vicinanza e ha promosso occasioni di incontro e condivisione con la comunità locale.
«C’è stata una risposta straordinaria da parte della cittadinanza», sottolinea ancora Falaguasta. «Posso dire che c’è una Ferrara che ha aiutato con spirito di solidarietà e senza razzismo.»
L’Unità di Strada: una presenza dal primo giorno
Tra i servizi che hanno accompagnato l’intera emergenza, un ruolo fondamentale è stato svolto dall’Unità di Strada della Caritas.
Già nelle ore successive allo sgombero, i volontari hanno contribuito a individuare le persone che sarebbero rimaste senza alcuna sistemazione, attivando i primi interventi di sostegno e organizzando l’accoglienza.
Il loro lavoro è poi proseguito a San Bartolo: accompagnamento nella ricerca di una casa, mediazione con proprietari e agenzie immobiliari, supporto nelle pratiche burocratiche e costruzione di percorsi di autonomia.
Grazie a questo accompagnamento costante, la maggior parte degli ospiti ha trovato una nuova sistemazione. Per le poche situazioni ancora più fragili, la rete familiare e amicale, insieme al supporto della Caritas, ha permesso di individuare soluzioni temporanee in attesa di un’abitazione stabile.
L’impegno continua
La chiusura di San Bartolo segna la conclusione di una risposta emergenziale costruita in tempi rapidi grazie alla collaborazione tra istituzioni, volontari, associazioni e cittadini. Ma l’esperienza di questi mesi ha messo in evidenza anche una sfida che va ben oltre l’emergenza del Grattacielo: la crescente difficoltà di accedere a un’abitazione, anche per persone con un lavoro stabile e un reddito sufficiente.
Proprio a partire da questa esperienza, la Caritas Diocesana intende rafforzare il proprio impegno sul tema dell’abitare. Nel corso del 2026 è stato avviato il Progetto Abitare, un percorso che punta a promuovere il diritto alla casa attraverso nuove forme di collaborazione con il territorio e la messa a disposizione di immobili da destinare in locazione a lavoratori e persone che, pur avendo un’occupazione, incontrano sempre maggiori difficoltà nel trovare un alloggio.
Perché, se l’emergenza può finire, il diritto a una casa e il cammino verso l’autonomia continuano ad aver bisogno dell’impegno di tutta la comunità.

Ducato Estense
