Migramed 2026, a Cipro per leggere le nuove sfide della mobilità umana
Oltre 35 diocesi italiane riunite a Nicosia, insieme alle istituzioni e alle principali organizzazioni internazionali, per riflettere sulle trasformazioni delle migrazioni nel Mediterraneo e sulle conseguenze del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
Oltre 35 diocesi italiane, impegnate quotidianamente nell’accoglienza, nella tutela e nell’integrazione di migranti e rifugiati, si sono trovate a Nicosia per Migramed 2026, l’incontro che ogni anno riunisce le Caritas del Mediterraneo per confrontarsi sulle trasformazioni della mobilità umana.
Una presenza ampia e diversificata, che testimonia come il tema delle migrazioni non riguardi soltanto le aree direttamente interessate dagli arrivi, ma coinvolga ormai l’intera rete ecclesiale e territoriale italiana. Un’occasione per mettere in comune esperienze, difficoltà e buone pratiche, ma anche per interrogarsi sulle nuove sfide che attendono l’Europa.
La scelta di Cipro non è casuale. La sua posizione nel Mediterraneo orientale la rende un osservatorio privilegiato per comprendere le trasformazioni della mobilità verso l’Europa. L’isola è infatti, allo stesso tempo, una frontiera dell’Unione europea, un Paese di arrivo e di transito e un territorio profondamente segnato da una divisione politica e territoriale che, da oltre cinquant’anni, continua a influenzarne la vita sociale.
Le persone che raggiungono Cipro seguono oggi diverse direttrici di ingresso. Accanto agli arrivi via mare, ha assunto un peso significativo il percorso che passa dalla Turchia e dalla parte settentrionale dell’isola: alcune persone raggiungono il nord di Cipro anche per via aerea e successivamente attraversano la Green Line per entrare nelle aree controllate dalla Repubblica di Cipro. Una dinamica che mostra con particolare evidenza quanto le rotte migratorie siano intrecciate con la geografia politica dell’area e con le politiche europee di gestione delle frontiere e della mobilità.
Il peso di questi movimenti è particolarmente rilevante se rapportato alle dimensioni della popolazione cipriota, tanto da collocare Cipro tra i Paesi dell’Unione maggiormente esposti alla pressione migratoria in termini pro capite. Ma fermarsi alla dimensione degli arrivi sarebbe riduttivo. La crescita economica dell’isola e la domanda di lavoratori in settori come l’edilizia, il turismo e i servizi mostrano infatti come la presenza straniera sia ormai una componente strutturale della società cipriota. Cipro offre così una prospettiva utile per guardare alla migrazione non soltanto come emergenza e questione di frontiera, ma anche come fenomeno legato alle trasformazioni demografiche, economiche e sociali dell’Europa.
Ledra Palace, dove la pace è un lavoro quotidiano
In questo contesto, particolarmente significativa è stata la visita dei partecipanti al check point di Ledra Palace, all’interno della zona cuscinetto controllata dalle Nazioni Unite. Qui i rappresentanti della United Nations Peacekeeping Force in Cyprus (UNFICYP) hanno illustrato il ruolo della missione, istituita nel 1964 per prevenire la ripresa dei combattimenti tra le comunità greco-cipriota e turco-cipriota e contribuire al ritorno a condizioni di normalità sull’isola. Dopo gli eventi del 1974, il mandato della missione è stato ampliato e comprende oggi, tra l’altro, il monitoraggio delle linee del cessate il fuoco, il mantenimento della zona cuscinetto, attività umanitarie e iniziative di costruzione della fiducia tra le comunità.
La visita ha permesso di conoscere il lavoro quotidiano delle forze di pace, impegnate nel monitoraggio della zona cuscinetto e nella gestione di numerose questioni che riguardano la vita civile dell’isola. Ma ha consentito anche di comprendere una dimensione meno visibile del lavoro delle Nazioni Unite: quella della costruzione di spazi di dialogo e di fiducia. Attraverso la propria componente di Civil Affairs, UNFICYP facilita infatti attività bicomunali, iniziative della società civile, la cooperazione tra le due comunità e progetti rivolti alla conservazione del patrimonio comune.
Il complesso di Ledra Palace è diventato negli anni uno dei luoghi simbolo di questo impegno. Le sue Bicommunal Rooms hanno ospitato incontri, iniziative culturali, attività rivolte ai giovani e momenti di confronto tra le due comunità, trasformando uno spazio segnato dalla divisione in un luogo dedicato alla costruzione della fiducia.
Per i partecipanti a Migramed, trovarsi in questo luogo ha assunto un significato particolare: in un’isola ancora divisa, la pace non è soltanto l’assenza di conflitto, ma un lavoro quotidiano fatto di presenza, ascolto, mediazione e ricerca di spazi comuni.
Protezione, responsabilità e cooperazione
Ad aprire i lavori di Migramed 2026 sono stati alcuni importanti rappresentanti delle istituzioni cipriote e italiane. Il Deputy Minister of Migration and International Protection Nicholas Ioannides ha descritto la gestione delle migrazioni come un “constant balancing act”, una ricerca continua di equilibrio tra esigenze diverse: proteggere le persone che hanno bisogno di protezione, contrastare la migrazione irregolare e la tratta, garantire procedure efficaci e favorire i rimpatri.
Una prospettiva nella quale questi elementi non devono essere considerati necessariamente alternativi, ma come componenti di una politica migratoria equilibrata e sostenibile. Decisiva, in questo senso, è la cooperazione tra Paesi di origine, transito e destinazione, insieme al coinvolgimento della società civile.
Anche l’Ambasciatrice d’Italia a Cipro Antonella Cavallari ha richiamato la necessità di non perdere la dimensione umana delle migrazioni. “Behind every number there is a person, a family, a story”: dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, una storia. La migrazione deve essere gestita, non semplicemente “affrontata”, e può rappresentare anche un’opportunità per i Paesi di destinazione. Un tema particolarmente rilevante in una regione, quella del Mediterraneo orientale, profondamente segnata dai conflitti.
Il Sindaco di Nicosia Charalambos Prountzos ha invece invitato a superare gli stereotipi e a guardare alla presenza migrante anche attraverso la realtà economica e sociale della città.
I migranti contribuiscono in modo significativo all’economia cipriota, soprattutto in settori come l’edilizia e il turismo. Da qui una domanda provocatoria: sarebbe possibile sostenere l’attuale crescita economica di Cipro senza il contributo del lavoro migrante?
A Nicosia la questione assume inoltre una dimensione particolare. La divisione della città e la presenza della Green Line hanno contribuito a determinare fenomeni di spopolamento e degrado in alcune aree, dove gli affitti più bassi hanno favorito la concentrazione di popolazione migrante. Ne derivano nuove sfide urbane, legate anche al sovraffollamento e alle condizioni talvolta precarie degli alloggi.
Da qui il richiamo alla necessità di contrastare lo sfruttamento senza limitarsi a intervenire nei confronti dei migranti: la legge deve colpire anche chi sfrutta, specula e trae profitto dalla vulnerabilità.
Il nuovo Patto visto dalla frontiera cipriota
A offrire una lettura particolarmente concreta del fenomeno migratorio a Cipro sono stati gli interventi di UNHCR, IOM ed EUAA, che hanno permesso di inquadrare la realtà cipriota anche attraverso i numeri.
Nel 2025 sono state presentate nella Repubblica di Cipro 2.835 nuove domande di asilo, in forte calo rispetto alle 6.777 del 2024 e alle 11.617 del 2023. Alla fine del 2025, tuttavia, erano ancora 15.777 le domande pendenti presso il Servizio Asilo, mentre altre 7.370 pendevano davanti al tribunale amministrativo competente per la protezione internazionale.
Dal 2002 alla fine del 2025, circa 24.000 persone hanno ottenuto una forma di protezione internazionale a Cipro: circa 5.100 hanno ricevuto lo status di rifugiato e 18.900 la protezione sussidiaria. A questi si aggiungono 24.620 cittadini ucraini beneficiari di protezione temporanea, secondo i dati disponibili alla fine di novembre 2025.
Anche le nazionalità raccontano la particolare posizione geografica dell’isola. I siriani rappresentano di gran lunga il principale gruppo di richiedenti asilo: nel 2025 sono state registrate 1.166 domande, seguite da quelle di cittadini nigeriani (428), della Repubblica Democratica del Congo (325), somali (308), camerunesi (282) e afghani (275).
Il peso della pressione migratoria emerge ancora più chiaramente se si considera il rapporto con la popolazione. Nel primo semestre del 2025 Cipro ha registrato circa 2.464 domande di asilo per milione di abitanti, un valore molto vicino a quello della Grecia e nettamente superiore alla media dell’UE. Già nel 2024 Cipro risultava al primo posto nell’Unione europea per domande di asilo pro capite, con 6.763 domande complessive; il 62% proveniva da cittadini siriani.
Questi dati aiutano a comprendere perché Cipro costituisca un osservatorio particolarmente interessante per l’applicazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. La presenza di UNHCR, IOM ed EUAA ha consentito di mettere in relazione i numeri con le trasformazioni delle rotte migratorie, le modalità di accesso alla protezione, le condizioni di accoglienza e le nuove procedure previste dal Patto.
Caritas Cipro, il valore della rete
In questo quadro, un ruolo importante è stato svolto da Caritas Cipro, che ha contribuito in maniera decisiva alla preparazione di Migramed, mettendo a disposizione la propria conoscenza del territorio e facilitando il dialogo con istituzioni, organizzazioni internazionali e realtà locali.
La presenza della Caritas locale ha permesso di andare oltre una lettura esclusivamente istituzionale della situazione, portando al confronto anche la dimensione quotidiana dell’accoglienza e dell’integrazione: quella che si misura nei servizi, nelle relazioni con le comunità, nell’accompagnamento delle persone e nell’ascolto dei loro bisogni.
È questa, in fondo, la forza della rete Caritas: mettere in relazione livelli diversi (locale, nazionale, europeo e internazionale) trasformando esperienze territoriali in patrimonio comune.
I minori al centro della riflessione
Una sessione specifica dei lavori di Migramed 2026 è stata dedicata ai minori migranti e rifugiati, anche alla luce del messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.
La rappresentante di Caritas Internationalis ha presentato i risultati di una rilevazione globale realizzata all’interno della rete Caritas sui minori migranti, mettendo in evidenza vulnerabilità, bisogni e sfide nei percorsi verso l’autonomia.
L’esperienza di MedMa, organizzazione non governativa cipriota, ha permesso invece di approfondire concretamente i temi dell’accoglienza, della protezione e dell’accompagnamento dei giovani migranti.
Padre Paolo Parise, del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha proposto infine una lettura pastorale del messaggio del Papa, interrogandosi su come tradurre quei principi nelle attività quotidiane delle organizzazioni e delle comunità.
Larnaca, il Mediterraneo e la memoria delle vittime
Il programma di Migramed ha previsto anche la visita a Larnaca, uno dei luoghi significativi della storia di Cipro e del Mediterraneo, che ha consentito ai partecipanti di approfondire la conoscenza dell’isola e delle rotte che attraversano questa parte del Mediterraneo.
La giornata si è conclusa con una semplice ma significativa cerimonia in mare per ricordare le vittime delle migrazioni: uomini, donne e bambini che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo alla ricerca di sicurezza e di un futuro migliore.
Un momento di raccoglimento che ha riportato al centro il significato più profondo del lavoro delle Caritas. Perché dietro le statistiche, le rotte e le politiche ci sono sempre persone concrete. Dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, una storia.
Una responsabilità condivisa
Migramed 2026 ha mostrato ancora una volta quanto sia necessario tenere insieme prospettive diverse. La gestione delle frontiere, la protezione internazionale, l’integrazione, il lavoro, i minori, le politiche europee e la cooperazione con i Paesi di origine e transito non possono essere affrontati separatamente.
Cipro, con la sua posizione geografica e la sua storia, rende particolarmente evidente questa complessità. Un’isola che vive contemporaneamente le dinamiche della frontiera europea, le conseguenze dei conflitti regionali, la necessità di manodopera e le sfide dell’integrazione; un territorio diviso nel quale, allo stesso tempo, continua la ricerca di spazi di dialogo e di pace.
È questo il senso di Migramed: continuare a leggere le trasformazioni della mobilità umana senza perdere di vista le persone che ne sono protagoniste, mettendo in dialogo istituzioni, Chiese, organizzazioni internazionali e società civile. Di fronte alle nuove sfide delle migrazioni, la risposta richiede infatti una responsabilità condivisa e la capacità di costruire politiche e pratiche capaci di coniugare protezione e responsabilità, accoglienza e integrazione, sicurezza e rispetto della dignità di ogni persona.
Oliviero Forti
Ufficio Politiche Migratorie e Protezione Internazionale di Caritas Italiana



