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Team Centro diurno

Un anno di Centro Diurno: storie, relazioni e nuove possibilità

A un anno dall’apertura, il Centro Diurno Caritas Ferrara si conferma un luogo vivo, di incontri inclusione e comunità.

A un anno dalla sua inaugurazione, il Centro Diurno di Caritas Ferrara rappresenta molto più di uno spazio di accoglienza: è diventato un punto di riferimento per tante persone che vivono situazioni di fragilità, offrendo tempo, relazioni e opportunità concrete di ripartenza.

Nato nel 2025 e dedicato a Papa Francesco, il Centro Diurno  è frutto dell’esperienza maturata dalla Caritas diocesana nel contatto diretto con chi vive ai margini della città. Da questa esperienza è emersa con forza la necessità di un luogo aperto durante il giorno, capace non solo di rispondere a bisogni immediati, ma di creare comunità. Uno spazio in cui le persone possano incontrarsi, condividere il tempo e sentirsi parte di un gruppo, senza essere definite dalla propria condizione di povertà. 

In questo primo anno, il Centro Diurno ha accolto 233 frequentatori, diventando un luogo familiare dove ritrovarsi, parlare, leggere, giocare o semplicemente stare insieme. Accanto alla dimensione relazionale, si sono attivati percorsi concreti di inclusione:

  • 14 persone hanno intrapreso cammini di inserimento sociale,
  • 5 detenuti sono stati accolti in misura alternativa,
  • 3 tirocinanti hanno partecipato a progetti di inclusione,
  • 10 persone hanno trovato ospitalità temporanea.

Sono numeri importanti, ma raccontano solo in parte ciò che accade ogni giorno: dietro ogni dato ci sono volti, storie, relazioni che crescono.

Uno degli elementi più significativi del Centro Diurno è la partecipazione attiva delle persone che lo frequentano. Qui non esiste una distinzione tra chi aiuta e chi riceve aiuto: ciascuno porta con sé capacità, idee e desideri che animano l’attività quotidiana.

Fondamentale è il contributo dei volontari e delle volontarie: 18 persone che, con continuità e dedizione, rendono possibile l’apertura del Centro Diurno. La loro presenza non è solo organizzativa, ma relazionale: costruiscono legami, ascoltano, accompagnano e condividono il tempo, contribuendo a creare quel clima di fiducia e accoglienza che rende il Centro Diurno  uno spazio vivo e autentico.

Ne sono esempio i laboratori nati in questo anno: 5 attività pratiche che hanno coinvolto i partecipanti non solo come beneficiari, ma come protagonisti. Dalla sartoria sociale, ai laboratori di pasticceria, fino alla cura dell’orto e degli spazi comuni, alla selezione e allo smistamento dei vestiti, alle lezioni di italiano per stranieri, ogni attività diventa occasione di apprendimento, collaborazione e condivisione.

Il Centro Diurno  si configura così come un luogo dove le relazioni diventano risorsa. Le merende condivise, i momenti informali, il supporto reciproco e persino alcuni servizi nascono dall’iniziativa delle persone presenti. È proprio questa dimensione partecipativa a rendere il Centro Diurno  uno spazio autentico, dove ciascuno può sentirsi riconosciuto e utile. Dopo un anno, ciò che emerge con chiarezza è che il valore più grande di questo luogo non sono gli spazi o le attività, ma le relazioni che lo abitano. Il Centro Diurno continua così il suo cammino: come luogo aperto, in evoluzione, capace di accogliere e di lasciarsi trasformare da chi lo vive ogni giorno.

 

 

📍 Via Arginone 159 – Ferrara
Giorni e orari di apertura: lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15:00 alle 19:00.

 

Giornata Diocesana della Carità: offerte a favore degli sfollati del Grattacielo

Domenica 22 marzo, V Domenica di Quaresima, si celebra la Giornata Diocesana della Carità. Un’importante occasione per porre al centro del cammino verso la Pasqua il valore della solidarietà, condividendo i frutti del digiuno e mantenendo viva l’attenzione verso le persone in difficoltà.

In questa giornata, l’intera comunità è invitata a riflettere sul significato concreto della carità e sulla presenza spesso silenziosa, ma diffusa, di situazioni di bisogno anche nel proprio territorio. Le offerte raccolte saranno destinate a sostenere le persone sfollate dal Grattacielo di Ferrara attualmente accolte presso la struttura di San Bartolo. Qui, oltre 40 persone tra nuclei familiari e lavoratori, stanno vivendo un percorso di accoglienza temporanea reso possibile grazie all’impegno di volontari e operatori: un’organizzazione attenta non solo ai bisogni materiali, ma anche alla qualità della convivenza, al mantenimento dei legami e al progressivo accompagnamento verso una nuova sistemazione abitativa.

La Caritas Diocesana di Ferrara-Comacchio, attraverso le donazioni ricevute, sostiene questo percorso contribuendo a garantire accoglienza, supporto nella vita quotidiana e orientamento nella ricerca di una nuova autonomia.

Sarà possibile effettuare un’offerta durante le Sante Messe di domenica 22 marzo in tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi, oppure con carta di credito attraverso il modulo “Dona ora” o tramite bonifico bancario: IBAN IT10R0538713004000000006664 intestato a Arcidiocesi di Ferrara–Comacchio, causale “Emergenza Grattacielo”.

 

Accoglienza a San Bartolo: dall’emergenza alla costruzione di una comunità

Oltre 40 persone accolte, famiglie e lavoratori, con il sostegno dei volontari e delle donazioni.

Dall’emergenza alla nuova sistemazione

A seguito dell’evacuazione del Grattacielo e dell’attivazione dell’accoglienza straordinaria da parte dell’Arcidiocesi e di Caritas Ferrara-Comacchio, la struttura di San Bartolo è diventata il nuovo punto di riferimento per le persone rimaste senza casa.

Il trasferimento delle persone accolte a Viale K si è concluso nei primi giorni di marzo. Le operazioni hanno richiesto l’aiuto di numerosi volontari che hanno messo a disposizione le proprie auto per trasportare persone e valigie. Nei bagagli c’era tutto ciò che ciascuno era riuscito a recuperare dal proprio appartamento: non è stato un semplice spostamento logistico, ma un passaggio delicato, carico di fatica e significato.

Oggi a San Bartolo sono accolte oltre 40 persone: due nuclei familiari – un padre con la figlia di 19 anni e una famiglia composta da padre, madre e tre figli appena maggiorenni – e diversi lavoratori singoli, provenienti dalle tre torri del Grattacielo.

L’organizzazione degli spazi e della quotidianità

La struttura dispone di camere da due a sei posti letto. Le famiglie con figli maggiorenni sono state collocate in stanze vicine, in un’ala con bagni dedicati, così da garantire maggiore riservatezza e stabilità.

Per i lavoratori singoli si è scelto di valorizzare i legami già esistenti: ex coinquilini, connazionali, colleghi con orari simili. Questo per favorire la convivenza e limitare i disagi legati ai turni di lavoro, che in molti casi iniziano alle quattro del mattino.

Un elemento significativo è emerso spontaneamente: alcune persone già presenti a San Bartolo hanno chiesto di poter accogliere nelle proprie stanze amici in arrivo da altre torri. Invece di preferire camere con meno posti letto, diversi hanno scelto stanze più grandi per poter rimanere insieme. Un segnale concreto del valore delle relazioni in un momento di forte instabilità.

La sera la cena viene organizzata a turni, anche perché i rientri dal lavoro sono scaglionati. I pasti arrivano dalla mensa Caritas, preparati con il contributo di scout e volontari. Nel fine settimana è presente anche la Croce Rossa; i volontari continuano a occuparsi delle pulizie e del supporto quotidiano.

Come racconta Silvia Imbesi, una delle referenti dell’Unità di Strada, “non sembra assolutamente un dormitorio… sembra davvero un ostello della gioventù”. E ancora: “San Bartolo è tutto molto bello, molto pulito, molto pacifico”.

Non mancano le difficoltà, soprattutto per chi lavora fuori città e ora deve attraversare Ferrara all’alba per raggiungere treni e corriere, ma molti si sono attrezzati con biciclette e monopattini per superare il problema.

A colpire è anche il clima che si respira nella struttura. Come sottolinea ancora Silvia: “C’è un clima, una serenità, c’è voglia di ridere, sono tutti educatissimi, super rispettosi”.

La ricerca di una nuova casa

L’accoglienza a San Bartolo è pensata come soluzione temporanea. Per questo, ogni sera, una parte del tempo è dedicata alla ricerca di un’abitazione stabile.

Si consultano annunci, si contattano proprietari, si fissano appuntamenti. Molti stanno cercando casa insieme, per dividere le spese e continuare una convivenza già sperimentata in questi giorni. Altri valutano soluzioni singole, con il desiderio di raggiungere al più presto una sistemazione autonoma.

Accanto alla ricerca dell’alloggio, si affrontano anche le questioni burocratiche: chiusura delle utenze, residenza, gestione della posta, assicurazioni. La ricostruzione passa anche da questi passaggi concreti.

Il sostegno del quartiere di Aguscello

Un segnale importante è arrivato dal Comitato del Quartiere di Aguscello, che ha voluto esprimere pubblicamente il proprio benvenuto.

“Benvenuti ad Aguscello”, si legge nel messaggio diffuso nei giorni scorsi. “La nostra è una piccola e vivace comunità…”

Il comitato ha sottolineato il desiderio di collaborazione e integrazione, invitando i nuovi arrivati a partecipare alla vita del quartiere: le cene condivise, le feste, le iniziative comunitarie. “Non sarà facile darvi consolazione, non abbiamo questi super poteri, ma di sicuro avrete il sostegno di tante persone che dalle proprie disavventure hanno imparato cosa vuol dire prendersi cura del prossimo”, si legge ancora nel messaggio. Un’accoglienza che non si limita agli spazi, ma si traduce in relazioni.

Una risposta che coinvolge molti

L’esperienza di San Bartolo è il risultato del lavoro coordinato di operatori, volontari e delle donazioni ricevute in queste settimane.

L’emergenza del Grattacielo ha richiesto una risposta rapida e organizzata. A San Bartolo questa risposta si è strutturata in un’accoglienza ordinata, attenta ai legami e alle esigenze lavorative delle persone coinvolte.

Oltre alla gestione dell’emergenza, sta emergendo un elemento altrettanto importante: la capacità delle persone accolte di sostenersi a vicenda e di collaborare nella gestione della vita quotidiana. In un momento di forte incertezza, questo rappresenta una base concreta su cui costruire i prossimi passi verso una nuova stabilità.

FarmAmica e Caritas Ferrara: un aiuto concreto alla salute del territorio

Dal 2024 oltre 7.300 euro donati grazie alla raccolta punti. Dopo il primo aggiornamento, presentiamo ora i dati da settembre 2025 a gennaio 2026.

Il Progetto FarmAmica

Grazie alla collaborazione tra le Farmacie Comunali e Caritas Ferrara, attraverso il Progetto FarmAmica, nel 2024 sono stati donati a Caritas 7.359 euro destinati all’acquisto di medicinali per persone in difficoltà.

Queste risorse permettono di sostenere concretamente persone e famiglie che, vivendo situazioni di fragilità economica, necessitano di cure e farmaci non sempre accessibili.

Nel primo report, relativo al periodo maggio-agosto 2025, sono stati utilizzati 445,72 euro per l’acquisto di medicinali destinati ai beneficiari accompagnati da Caritas.

Il secondo report: settembre 2025 – gennaio 2026

Nel periodo settembre 2025 – gennaio 2026 sono stati utilizzati 2.079,78 euro per l’acquisto di farmaci a favore di 47 beneficiari seguiti dai servizi Caritas.

La distribuzione per fasce d’età evidenzia una prevalenza significativa di adulti tra i 30 e i 64 anni, che rappresentano oltre tre quarti delle persone sostenute:

  • Bambini (0-10 anni): 2%
  • Minori (11-17 anni): 2%
  • Giovani (18-29 anni): 8%
  • Adulti (30-64 anni): 77%
  • Anziani (65+): 11%

Per quanto riguarda il genere, il 77% dei beneficiari è composto da uomini e il 23% da donne, confermando anche in questo periodo una prevalenza maschile tra le persone che hanno avuto accesso al sostegno farmaceutico.

Il ruolo dell’Ambulatorio Caritas

L’accesso ai farmaci si inserisce nel più ampio servizio dell’Ambulatorio medico di Caritas Ferrara.

L’Ambulatorio offre ascolto, orientamento sanitario e supporto a persone che spesso non hanno un medico di riferimento o incontrano ostacoli nell’accesso al sistema sanitario. Il servizio rappresenta un punto di riferimento per persone in situazione di fragilità economica, sociale e spesso anche abitativa.

Il sostegno garantito attraverso FarmAmica rafforza questo percorso di accompagnamento: non solo una risposta emergenziale, ma un’attenzione continuativa alla salute come diritto fondamentale della persona.

 

Grattacielo Ferrara

Emergenza Grattacielo: l’Arcidiocesi e Caritas attivano l’accoglienza a San Bartolo

Con comunicato del 12 febbraio 2026, l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio ha annunciato la gestione temporanea di uno stabile dell’Azienda USL nel complesso di San Bartolo per accogliere persone e famiglie sfollate dall’area Grattacielo.

Nel mese di gennaio un incendio ha interessato il Grattacielo di Ferrara, determinando l’evacuazione di numerosi nuclei familiari. Nelle settimane successive, a seguito delle verifiche tecniche e dello sgombero delle ulteriori torri del complesso, si è reso necessario individuare soluzioni abitative temporanee per le persone rimaste prive di alloggio.

In questo contesto, in data 12 febbraio 2026, l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, attraverso la Caritas diocesana, ha formalizzato la decisione di gestire in comodato temporaneo uno stabile dell’Azienda USL situato nell’area del complesso di San Bartolo, immobile di proprietà pubblica, per far fronte all’emergenza.

Gestione della struttura di San Bartolo

La struttura è stata resa operativa in tempi rapidi per accogliere persone e famiglie in condizione di particolare fragilità. L’organizzazione degli spazi ha previsto l’allestimento di posti letto con brande, materassi e coperte, la predisposizione di aree comuni e la distribuzione di beni di prima necessità. È stato inoltre garantito il supporto alimentare, anche attraverso il collegamento con il servizio mensa.

Per le attività di allestimento e gestione iniziale sono stati coinvolti circa cinquanta volontari, che hanno operato per rendere la struttura idonea all’accoglienza nel più breve tempo possibile.

Comunicazione dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio

Abbiamo seguìto con preoccupazione come Chiesa di Ferrara-Comacchio, la situazione delle persone e delle famiglie evacuate prima da una torre, poi successivamente dalle altre due nell’area Grattacielo della nostra città. Dopo l’evacuazione della prima torre, l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, attraverso la Caritas diocesana, ha dato la disponibilità ad accogliere le donne – una decina – che non avevano un alloggio dove andare ad abitare e ha seguito anche altre persone, soprattutto per quanto riguardai pasti con l’utilizzo della mensa. Attraverso il lavoro di incontro e di conoscenza operato dall’Unità di Strada della Caritas, abbiamo potuto constatare che, a seguito dell’evacuazione di persone e famiglie dalle altre due torri, molte di loro sarebbero rimaste senza una casa, costrette ad arrangiarsi in strada, anche per la mancanza di un vero piano di emergenza. Per questa ragione, abbiamo deciso di gestire con la Caritas diocesana, in comodato temporaneo, uno stabile di cui dispone l’Azienda USL, nell’area del complesso di San Bartolo, per accogliere persone e famiglie che si trovassero nei prossimi giorni a non avere un alloggio, in attesa che le Istituzioni preposte si attivino. Particolare attenzione sarà posta nei riguardi delle famiglie con minori e di anziani e fragili. E ’un momento difficile per cinquecento persone della nostra città, momento che richiede il ruolo primario delle Istituzioni, ma anche la solidarietà di tutti.

Per quanti desiderassero contribuire alle spese di gestione dell’accoglienza dei singoli e delle famiglie, è attivo un conto corrente operativo della Caritas Diocesana presso

BPER Banca: conto IT10R0538713004000000006664

intestato a Arcidiocesi di Ferrara e Comacchio

causale Caritas Emergenza Grattacielo

E’ possibile fare donazioni alla Caritas diocesana anche attraverso il link www.caritasfe.it/dona-ora

 

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