Accoglienza a San Bartolo: dall’emergenza alla costruzione di una comunità
Oltre 40 persone accolte, famiglie e lavoratori, con il sostegno dei volontari e delle donazioni.
Dall’emergenza alla nuova sistemazione
A seguito dell’evacuazione del Grattacielo e dell’attivazione dell’accoglienza straordinaria da parte dell’Arcidiocesi e di Caritas Ferrara-Comacchio, la struttura di San Bartolo è diventata il nuovo punto di riferimento per le persone rimaste senza casa.
Il trasferimento delle persone accolte a Viale K si è concluso nei primi giorni di marzo. Le operazioni hanno richiesto l’aiuto di numerosi volontari che hanno messo a disposizione le proprie auto per trasportare persone e valigie. Nei bagagli c’era tutto ciò che ciascuno era riuscito a recuperare dal proprio appartamento: non è stato un semplice spostamento logistico, ma un passaggio delicato, carico di fatica e significato.
Oggi a San Bartolo sono accolte oltre 40 persone: due nuclei familiari – un padre con la figlia di 19 anni e una famiglia composta da padre, madre e tre figli appena maggiorenni – e diversi lavoratori singoli, provenienti dalle tre torri del Grattacielo.
L’organizzazione degli spazi e della quotidianità
La struttura dispone di camere da due a sei posti letto. Le famiglie con figli maggiorenni sono state collocate in stanze vicine, in un’ala con bagni dedicati, così da garantire maggiore riservatezza e stabilità.
Per i lavoratori singoli si è scelto di valorizzare i legami già esistenti: ex coinquilini, connazionali, colleghi con orari simili. Questo per favorire la convivenza e limitare i disagi legati ai turni di lavoro, che in molti casi iniziano alle quattro del mattino.
Un elemento significativo è emerso spontaneamente: alcune persone già presenti a San Bartolo hanno chiesto di poter accogliere nelle proprie stanze amici in arrivo da altre torri. Invece di preferire camere con meno posti letto, diversi hanno scelto stanze più grandi per poter rimanere insieme. Un segnale concreto del valore delle relazioni in un momento di forte instabilità.
La sera la cena viene organizzata a turni, anche perché i rientri dal lavoro sono scaglionati. I pasti arrivano dalla mensa Caritas, preparati con il contributo di scout e volontari. Nel fine settimana è presente anche la Croce Rossa; i volontari continuano a occuparsi delle pulizie e del supporto quotidiano.
Come racconta Silvia Imbesi, una delle referenti dell’Unità di Strada, “non sembra assolutamente un dormitorio… sembra davvero un ostello della gioventù”. E ancora: “San Bartolo è tutto molto bello, molto pulito, molto pacifico”.
Non mancano le difficoltà, soprattutto per chi lavora fuori città e ora deve attraversare Ferrara all’alba per raggiungere treni e corriere, ma molti si sono attrezzati con biciclette e monopattini per superare il problema.
A colpire è anche il clima che si respira nella struttura. Come sottolinea ancora Silvia: “C’è un clima, una serenità, c’è voglia di ridere, sono tutti educatissimi, super rispettosi”.
La ricerca di una nuova casa
L’accoglienza a San Bartolo è pensata come soluzione temporanea. Per questo, ogni sera, una parte del tempo è dedicata alla ricerca di un’abitazione stabile.
Si consultano annunci, si contattano proprietari, si fissano appuntamenti. Molti stanno cercando casa insieme, per dividere le spese e continuare una convivenza già sperimentata in questi giorni. Altri valutano soluzioni singole, con il desiderio di raggiungere al più presto una sistemazione autonoma.
Accanto alla ricerca dell’alloggio, si affrontano anche le questioni burocratiche: chiusura delle utenze, residenza, gestione della posta, assicurazioni. La ricostruzione passa anche da questi passaggi concreti.
Il sostegno del quartiere di Aguscello
Un segnale importante è arrivato dal Comitato del Quartiere di Aguscello, che ha voluto esprimere pubblicamente il proprio benvenuto.
“Benvenuti ad Aguscello”, si legge nel messaggio diffuso nei giorni scorsi. “La nostra è una piccola e vivace comunità…”
Il comitato ha sottolineato il desiderio di collaborazione e integrazione, invitando i nuovi arrivati a partecipare alla vita del quartiere: le cene condivise, le feste, le iniziative comunitarie. “Non sarà facile darvi consolazione, non abbiamo questi super poteri, ma di sicuro avrete il sostegno di tante persone che dalle proprie disavventure hanno imparato cosa vuol dire prendersi cura del prossimo”, si legge ancora nel messaggio. Un’accoglienza che non si limita agli spazi, ma si traduce in relazioni.
Una risposta che coinvolge molti
L’esperienza di San Bartolo è il risultato del lavoro coordinato di operatori, volontari e delle donazioni ricevute in queste settimane.
L’emergenza del Grattacielo ha richiesto una risposta rapida e organizzata. A San Bartolo questa risposta si è strutturata in un’accoglienza ordinata, attenta ai legami e alle esigenze lavorative delle persone coinvolte.
Oltre alla gestione dell’emergenza, sta emergendo un elemento altrettanto importante: la capacità delle persone accolte di sostenersi a vicenda e di collaborare nella gestione della vita quotidiana. In un momento di forte incertezza, questo rappresenta una base concreta su cui costruire i prossimi passi verso una nuova stabilità.

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